Z=7L

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Artista: Zao
Etichetta: Musea
Uscita: 1973
Voto: 4.3/5

Gli Zao sono nati quando Yochk’o Seffer e Faton Cahen hanno deciso di lasciare i Magma. Entrambi avevano partecipato all’album 1001° Centigrades, mettendoci del loro nel risultato finale. Ma poi il produttore Giorgio Gomelsky decise che i Magma dovevano diventare proprietà di Christian Vander, che già prima era la mente creativa del gruppo, anche se lasciava spazio pure agli altri membri. Seffer e Cahen volevano fare musica propria e così scelsero di mollare i Magma. Eppure tra Vander e i due neo-Zaoisti non ci furono rancori: i ragazzi sono ancora ottimi amici e respirano insieme per lo stesso tipo di musica.

Nello stesso anno in cui i Magma pubblicarono il primo vero disco zeuhl, Mekanik Destruktiw Komandoh, Seffer e Cahen, con un gruppo di nuovi musicisti jazz, uscirono con la loro versione di zeuhl, parecchio diversa da quella dei Magma, anche se con qualche ingrediente in comune con la formazione più celebre. Mentre Christian Vander faceva un enorme passo avanti in fatto di magniloquenza e innovazione, i due protagonisti del nuovo gruppo scelsero di proseguire sulla linea dei primi due album dei Magma. Quindi, Z=7L è più jazzistico, rilassato, accessibile, o meglio lo sarebbe se non fosse per le vocalizzazioni atonali di Mauricia Platon, a cui devi per forza farci l’orecchio. All’inizio non riuscivo proprio ad ascoltarla, mi vergognavo quasi per lei. Come si permette di tirare fuori un casino del genere? Ma come spesso succede con le cose belle, la perseveranza è stata ripagata. Adesso la sua voce è la parte che preferisco, quella che dà a questo album un’unicità che altrimenti sarebbe stata più difficile da scovare.

Gli Zao, in realtà, non suonano nemmeno zeuhl. In realtà suonano jazz-rock con forti influenze d’avanguardia. Anche le voci operistiche sono cantate più in stile “scat” che in quello classico. Si sente pure l’influsso del folk dell’Europa orientale. Come con i Magma, anche qui Seffer ha aggiunto qualche frammento della sua ex patria, l’Ungheria. Si sente nelle parti più saltellanti, dove la musica da ballo melodica dei vicini orientali si incrocia con jazz e avanguardia, mentre a far crescere ancora il caos ci pensa la voce lirica nevrotica. Un pasticcio pazzesco che, incredibilmente, funziona alla grande, e soprattutto è originalissimo.

Z=7L probabilmente piacerà di più a chi va matto per il primo periodo dei Magma. In pratica è una specie di anello mancante tra 1001° Centigrades e Mekanik Destruktiw Komandoh. La musica è molto orientata al jazz (come i primi due album dei Magma), mentre le voci, come su MDK, sono operistiche e d’avanguardia. Con gli Zao c’è più spazio per l’improvvisazione. Le composizioni sono costruite in modo piuttosto aperto, così che per gli assoli di qualsiasi strumento non ci sono ostacoli. A brillare, da questo punto di vista, è soprattutto Seffer, che passa senza problemi da un fiato all’altro, suonandoli come se fossero un prolungamento della sua bocca. Lo stile di Cahen è più rilassato e meno appariscente, ma non per questo meno importante. I suoi passaggi raffinati al pianoforte sono un piacere per le orecchie. Ogni tanto sotto i riflettori sale anche il violinista, a dimostrazione che Ponty non è l’unico francese capace di suonare fusion col violino. Truong alla batteria è una belva, un vero jazzista che si assicura sempre che l’energia non cali mai. Le parti vocali sono sì cantate in stile operistico, ma sono così strane e dissonanti che i Magma possono andarsi a nascondere. In confronto, le voci dei Magma sono un balsamo per le orecchie. Mauricia Platon canta melodie con passaggi così taglienti da una nota all’altra che al primo ascolto sembra tutto un gran casino. Ma più volte senti le sue linee, più ti diventa chiaro che hanno un senso e che sono davvero originali.

È vero, su questo album gli Zao non sono raffinati come i Magma su MDK (a parte Cahen), ma compensano con originalità e una bella dose di fantasia. I pezzi sono nel complesso tutti buoni, ma secondo me senza quelle voci strampalate non sarebbe un lavoro di tale qualità. Mauricia Platon è l’ago della bilancia che separa gli Zao dalle solite band jazz-rock e su questo album li eleva a una formazione zeuhl davvero intrigante. Il suo valore si nota ancora di più nei lavori successivi degli Zao, dove la sua assenza si sente parecchio e ha lasciato un bel buco nella formazione.

Formazione

François Cahen: pianoforte elettrico, pianoforte
Yochk’o Seffer: sax, clarinetto;
Joël Dugreno: basso
Jean-Yves Rigaud: violino elettrico
Jean-My Truong: batteria
Mauricia Platon: voce

Produzione

Zao

Tracklist

1. Marochsek — 7:13
2. Ataturc — 5:49
3. Ronach — 4:39
4. Atart — 3:31
5. La Soupe — 7:20
6. Satanyia — 6:46

Durata dell’album: 35:56

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