The Man From Utopia
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1983
Durata: 40:21
Voto: 5/5
Il leggendario Frank Zappa, principale artefice della sperimentazione musicale senza confini e mescolatore dei calderoni satirici più corrosivi del mondo musicale del Novecento, con cui ha sbeffeggiato a più non posso le catene bigotte, aziendaliste e guerrafondaie dell’America reaganiana, con “The Man From Utopia” ha creato un altro capolavoro unico nel suo genere, destinato a scuotere per sempre anche gli animi delle generazioni future. Frank era, sotto ogni punto di vista, l’uomo della cosiddetta Utopia: nel mondo della musica semplicemente non aveva eguali e soprattutto non ha mai avuto una vera concorrenza, perché riusciva a fondere in modo incredibilmente azzeccato umorismo, intelligenza e un talento straordinario da compositore, e con questo cocktail metteva a nudo la corruzione e l’ipocrisia della società contemporanea (non solo americana).
“The Man From Utopia” è strapieno di classici di Zappa che si sono stampati per sempre nel cuore di ogni vero ‘Zappaholic’ e che già dai titoli ti dicono chiaro e tondo dove vanno a parare. Come sempre quando si parla di Frank, lo stile musicale del disco è impossibile da etichettare, perché nel suo enorme calderone sperimentale ha buttato dentro elementi di avanguardia, prog rock, jazz fusion, hard rock e perfino pop. Si potrebbe dire che “The Man From Utopia” è un disco relativamente accessibile anche a un pubblico musicale un po’ più ampio (anche se comunque di buon gusto), cosa che del resto vale per la maggior parte dei suoi lavori dell’inizio degli anni Ottanta. A differenza della maggior parte delle sue creazioni di quel periodo, qui non c’è nessun concept particolare. Il titolo dell’album deriva comunque dal brano “The Man From Utopia Meets Mary Lou”, scritto negli anni Cinquanta da Donald e Doris Woods. Zappa lo rielabora anche all’interno della title track.
La formazione che ha accompagnato Frank in questo lavoro era forse addirittura la più forte di tutti gli anni Ottanta: dentro ci trovi nomi come il mago della chitarra Steve Vai, Roy Estrada (bassista, cantante e membro originale dei The Mothers of Invention), il gran maestro della batteria Vinnie Colaiuta, il tastierista versatile Tommy Mars, il geniale polistrumentista Arthur Barrow, lo storico chitarrista e cantante Ike Willis e la ventata di freschezza chitarristico-vocale di Ray White.
Anche stavolta i testi traboccano di slancio burlesco, umorismo da bagno e satira amara sulle condizioni di una società dominata da decadenza totale e indifferenza dei ricchi. Questi vizi da ricconi vengono smascherati in modo molto azzeccato già dall’opener “Cocaine Decisions”, dove Frank, insieme alla sua squadra, usa come trucchi cosmetici sullo sfondo linee vocali travolgenti e un’armonica.
Probabilmente Frank non se lo sarebbe mai perdonato, se in una carriera così ricchissima non avesse intitolato almeno un brano “SEX” (e rigorosamente a lettere maiuscole, grosse e grasse). Il testo mette a nudo l’ipocrisia e il bigottismo dei sedicenti custodi della pubblica morale, usando la parola “proibita” che dietro le mura si pronuncia ogni giorno, ma che nessuno di loro osa dire ad alta voce. Già che c’è, Frank si concede anche una presa in giro dei cosiddetti cristiani rinati, che hanno portato la falsa morale addirittura in cima ai valori fondamentali di quell’America reaganiana, sepolta da tempo nella pattumiera della storia ma purtroppo ancora adorata nel cuore di molti americani. La combinazione ben calibrata di un riff di chitarra hard rock e della voce beffarda di Frank sembra semplicissima, ma è efficacissima nel creare un’atmosfera scatenata.
“Tink Walks Amok” è una vera orgia di basso, con assoli improvvisati furbissimi firmati dal versatile Arthur Barrow, che dovrebbe ascoltare assolutamente ogni aspirante bassista che voglia portare il proprio stile oltre la semplice base ritmica. “The Radio Is Broken” è l’occasione per rovesciare a più voci un secchio di letame sui mass media, senza farsi mancare smorfie spiritose e umorismo da bagno. Lo strumentale fenomenale “We Are Not Alone” è un classico del jazz rock e addirittura una delle migliori composizioni di Frank degli anni Ottanta. Gli ottimi arrangiamenti dei fiati sono conditi da stacchi di batteria pieni di temperamento e da frasi di chitarra dispettose. Tra tutti i pezzi del disco, questo è forse quello che testimonia meglio il genio compositivo senza limiti di Frank.
“The Dangerous Kitchen” è un’altra creatura insaporita d’avanguardia, con improvvisazioni a go-go sopra un testo che nasconde una satira succosa sulle cucine zozze. In una di quelle cucine, a quei tempi, ci lavorava di persona anche Frank. “The Man From Utopia Meets Mary Lou” è, come detto prima, un arrangiamento spiritoso, ovvero una versione riuscitissima di uno standard degli anni Cinquanta, con tante spezie tipiche di Zappa. “Stick Together” è una satira da predicatore e insieme canzonatoria, ma anche profondamente personale, su vari sodalizi privati, soprattutto quelli criminali, e tra le altre cose contiene elementi di reggae, gospel e funk.
“The Jazz Discharge Party Hats” è il vertice dell’umorismo da bagno e senza dubbio il pezzo più controverso del disco, perché racconta in modo bizzarro la storia di un fiutatore di mutandine femminili a bordo piscina. Pare che il tutto sia ispirato a un fatto realmente accaduto, quando Frank e i membri della band di allora trovarono per caso, a bordo di una piscina d’albergo, della biancheria intima femminile abbandonata, tra cui dei perizomi che contenevano certe sostanze inebrianti. Questa satira sulle feste decadenti dei ricchi è diventata ai concerti dell’epoca uno dei momenti di intrattenimento centrali, in mezzo al quale Frank spiegava al pubblico perché i membri della sua band portavano le mutande in testa. “Luigi & the Wise Guys”, bonus track del CD, è una vera minestra da circo, fatta di smorfie corali. Le armonie vocali di questa burlesca sembrano i ‘Queen con la diarrea’.
Dopo la compagnia di Luigi, però, Frank alla festa finale non invita Mario: l’idraulico italiano, più piccolo e più tozzo, stavolta si chiama “Moggio”. Il brano conclusivo omonimo è un dolcetto jazz rock spassosamente giocoso, che si apre e si chiude con il russare dell’eroe eponimo, che alla fine si sveglia proprio da un incubo. Per ricreare l’atmosfera giocosa Frank ha usato in modo estremamente scafato, personale e furbo cimbali, fiati e un sacco di effetti di chitarra. Con quell’atmosfera da Nintendo scatenato non è difficile immaginarsi un piccolo, baffuto folletto italiano che nei sogni si ritrova in un paese delle meraviglie, dove salta sulle tartarughe alate e sulle patate ambulanti e spara alle piante carnivore, mentre salva principesse rapite dagli artigli di draghi sputafuoco. Per il gran finale si sente poi anche un ‘plop’, quando a Moggio scoppia la bolla di muco dal naso per il risveglio improvviso dopo un lungo russare. Una chiusura fenomenale, nel ‘vero’ stile. L’ispirazione per questa prelibatezza fenomenale viene da un sogno della figlia minore di Frank, Diva Zappa. Per struttura musicale somiglia un po’ al classico “What’s New in Baltimore?”.
L’uomo di Utopia, con questo disco geniale, ha in un certo senso reso omaggio al proprio genio creativo e satirico, anche se in tutta la carriera ha sparato sciocchezze pure contro se stesso. Nella mansueta realtà musicale e sociale di oggi ci sarebbe un gran bisogno di un uomo così, dalle virtù quasi utopiche, si potrebbe dire. “The Man From Utopia”, come la maggior parte dei suoi lavori degli anni Ottanta, è un po’ più accessibile anche a chi non ha mai capito i suoi esperimenti più avanguardistici, ma ha sempre saputo apprezzare il suo umorismo unico, che pure non era per tutti i palati. Come se non bastasse, l’album si vanta anche di una copertina eccellente, in cui un Frank muscoloso, con una chitarra rotta in una mano e uno scacciamosche nell’altra, allontana uno sciame di zanzare moleste, mentre tra la folla entusiasta del concerto si nota anche il compianto Papa Giovanni Paolo II, uno dei più grandi fan di Frank e un grande rocker nel cuore e nell’anima (in Utopia, ovviamente).
Formazione
Frank Zappa – chitarra, voce, drum machine, ARP 2600
Steve Vai – chitarra, chitarra acustica
Ray White – chitarra, voce
Roy Estrada – voce
Bob Harris – soprano bambino
Ike Willis – voce
Bobby Martin – tastiere, sassofono, cori
Tommy Mars – tastiere
Arthur Barrow – tastiere, basso, micro basso, chitarra ritmica
Ed Mann – percussioni
Scott Thunes – basso
Chad Wackerman – batteria
Vinnie Colaiuta – batteria
Craig Twister Steward – armonica
Dick Fegy – mandolino
Marty Krystall – sassofono
Produzione
Frank Zappa
Tracklist
1. Cocaine Decisions
2. Sex
3. Tink Walks Amok
4. The Radio is Broken
5. We Are Not Alone
6. The Dangerous Kitchen
7. The Man from Utopia Meets Mary Lou
8. Stick Together
9. The Jazz Discharge Party Hats
10. Luigi & the Wise Guys (bonus track)
11. MŠggio