The Party Ain’t Over Yet

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Artista: Status Quo
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: 2005
Voto: 2.5/5

Dopo il brillante “Heavy Traffic” (2002), il suo successore era attesissimo. Anche “The Party Ain’t Over Yet è un disco che ha tutto lo Status Quo tipico! Dentro ci sono gli ingredienti Quo di sempre. Il “Quo boogie drive” dell’indistruttibile duo Parfitt/Rossi, il classico approccio “Quo” alla melodia, i soliti duetti vocali Partitt/Rossi e insomma un disco che ti si pianta subito in testa e sul quale non è difficile battere le dita a tempo di “rock n’ roll”.

Allora, quali sono le riserve? “Heavy Traffic” si vantava di una coerenza solida e convincente dalla prima all’ultima traccia, e il disco esplodeva di vita e di sfrenatezza grazie a un “boogie riffing” rovente. “The Party Ain’t Over Yet”, invece, ha qualche brutta svolta rispetto al predecessore, che può sorprendere in negativo chi ama gli elementi tipici dei Quo. La prima è che nel disco ci sono decisamente troppi pezzi. Da qui non è difficile intuire che per profondità espressiva si somigliano poco. Al punto che alcuni possiamo liquidarli semplicemente come brani qualsiasi, con cui la band riempie i minuti del disco senza dare all’ascoltatore niente. Okay, qualcosa lo danno, ma a chi in vita sua non ha mai ascoltato gli Status Quo. Il nuovo disco “quo” suona anche più “morbido”, perché non ha nemmeno un passaggio ritmico davvero ben scolpito, e Mathew Lettley e Rhino Edwards semplicemente non hanno tra le mani del materiale in cui affondare i denti con la stessa classe che sprigionano su “Heavy Traffic”.

La title track è un’apertura molto piacevole e una scelta azzeccata, Gotta Get Up And Go tiene ancora saldamente questa dinamica e anche All that Count is Love si sviluppa in modo ancora molto accattivante (la adornano bellissime multiarmonie vocali e un motivo celtico ben cesellato adagiato sulla base “boogie”), poi però il disco perde mordente e slancio nella mediocrità dei pezzi successivi. Ehi, porca miseria! Qui stiamo parlando di un disco degli Status Quo! Se c’è qualcuno che ti fa alzare in piedi, sono proprio gli Status Quo, e stavolta manca proprio quel “click” che attraversi tutto l’album. Quel “click” che ti scuote e ti sbatte in piedi! Una delle prime cause è la produzione. Le chitarre sono state spinte un po’ indietro. Così vengono fuori di più l’acustica e il suono naturale. E qui forse si nasconde la brutta sorpresa. Proprio il riffing a due, quello che picchia, di Parfitt/Rossi perde la grandezza che ci si aspetta e che si va cercando, e con lei gli Status Quo stavolta trascurano il proprio marchio di fabbrica. Questo non vuol dire affatto che il disco sia brutto, solo che gli attributi dei classici Status Quo sono stati raffinati con furbizia fino al punto in cui “The Party Ain’t Over Yet” possiamo definirlo un disco meno convincente nella carriera degli Status Quo. Stavolta qualcosa semplicemente manca. Un po’ più di gas, quello che faceva brillare l’eterno giovane “Heavy Traffic”. La traccia persa a livello di produzione, rispetto a “Heavy Traffic”, è Kick Me When I’m Down. È l’undicesimo pezzo in scaletta. Tra il terzo e l’undicesimo, pensate un po’, non è successo nulla di sconvolgente. BENE, e qui finalmente le chitarre arano!!! Come se gli Status Quo mi avessero ascoltato, a fine disco danno gas. Così il penultimo pezzo, Cupid Stupid, è un altro brano tagliato con la grinta “quo” che si vuole e che tira su il disco. Di sicuro però sorprende This Is Me – la traccia di chiusura! A giudicare dai versi è in pratica un pezzo autobiografico di Parfitt, che si apre come una ballata, mentre la leva rock n’ roll che spinge avanti la canzone più tardi riceve una sferzata di fiato dei The Beatles. Un finale eccellente, un pezzo davvero atipico per gli Status Quo, che con la sua struttura, con una “grande melodia” per gli standard Status Quo e con la crescita graduale dell’atmosfera lungo il brano (sì, le chitarre diventano sempre più forti di secondo in secondo) regala una chiusura di disco ad alto tasso atmosferico. Interessante, e senza quella botta di cui piangevo la mancanza nella maggior parte dei pezzi del disco, ma con la semplicità che sanno servire solo i vecchi volponi temprati dal tempo

I “fratelli” Francis e Rick sembrano divisi perfino sulla copertina del nuovo disco. Uno dei due vuole riposo e si placa rilassato, con lo sguardo perso chissà dove, mentre l’altro lo tira già per la spalla e lo invita a guardare piuttosto indietro, verso lo slogan “The Party Ain’t Over Yet”.

Insomma, la decisione finale su come verrà accolto questo disco spetta al pubblico. Ma dagli Status Quo ci si aspetta comunque di più! Che il disco duri pure 35 minuti e abbia 9 pezzi da 3 minuti e mezzo, purché spacchino con un po’ più di “distorsione” rovente e di adrenalina, a cui stavolta gli Status Quo hanno tagliato le ali di proposito. L’inizio e la fine sono carichi e invitanti, ma in mezzo ci sono otto brani che uno dopo l’altro affondano nella media, perché non evocano quella riconoscibile magia adrenalinica degli Status Quo a cui siamo abituati. Eppure è un disco che vale assolutamente un posto in collezione e che ripaga, soprattutto con più ascolti. Shocka per la maggiore calma e la produzione delle chitarre meno tirata, ma delude in gran parte, ancora una volta, per il fatto che ci sono semplicemente troppi pezzi. E vista la limitatezza dei “quadratini” che gli Status Quo usano sulle chitarre Fender Telecaster, il disco ti stufa prima ancora di averlo girato per tre quarti. Il duo “indistruttibile” Parfitt/Rossi si è comunque un po’ stancato del “boogie” più duro in (giubilari!) 40 anni, che la band ha festeggiato nel 2005.

Formazione

Rick Parfitt – voce, chitarra
Francis Rossi – voce, chitarra
Andrew Bown – tastiere
“Rhino” Edwards – basso
Matt Letley – batteria

Produzione

Mike Paxman & Status Quo

Tracklist

1. The Party Ain’t Over Yet
2. Gotta Get Up and Go
3. All That Counts Is Love
4. Familiar Blues
5. The Bubble
6. Belavista Man
7. Nevashooda
8. Velvet Train
9. Goodbye Baby
10. You Never Stop
11. Kick Me When I’m Down
12. Cupid Stupid
13. This Is Me

Durata del disco: 55:19

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