The Ponys, i lipizzani dell’alternative rock!
Luogo: Kud FP, Lubiana
Data del concerto: 31.05.2007
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 12 euro
Per la prima volta in sei anni di carriera, The Ponys hanno fatto tappa anche a Lubiana. E considerando la loro fama meteorica, anche se underground, conquistata con tre album in studio e vari singoli, non stupisce che al Kud FP li aspettasse un bel po’ di fan. Anche se la loro musica non passa sulle radio commerciali, non c’è verso di soffocarla, e così, in forma di dischi, ha trovato la sua strada anche nel nostro piccolo paese.
La psichedelia che ogni tanto si può cogliere nei loro album al concerto era del tutto assente. Dal vivo The Ponys si inebriano più di etica punk, e le loro canzoni le sparano diritte, senza orpelli inutili e con un’intensità emotiva piuttosto costante, senza però perdere né precisione tecnica né padronanza.
E anche se i pezzi a tratti suonano un po’ monotoni (evidentemente nel creare la varietà sonora sugli album il produttore ha un ruolo enorme), riescono comunque a tenere la tensione fino alla fine. Probabilmente è proprio per questo bisogno di mantenere la tensione che l’esibizione, bis compreso, è durata solo una buona ora. The Ponys sono semplicemente brevi e asciutti, e non sprecano né tempo né energie in giri ripetitivi che di sicuro avrebbero aggiunto qualche minuto, ma più probabilmente avrebbero solo tolto un po’ di mordente.
Quasi senza chiacchiere tra un pezzo e l’altro, il quartetto, composto da Jered Gummere a chitarra e voce (e ogni tanto alle tastiere), Melissa Elias al basso, il chitarrista Brian Case e Nathan Jerde alla batteria, ha proposto qualche brano da tutti e tre gli album in studio, con un occhio di riguardo per quello più recente, uscito quest’anno, Turn The Lights Out. Tra i pezzi nuovi se la sono cavata meglio di tutti “Double Vision” e “1209 Seminary”, mentre tra quelli più vecchi spicca “I Wanna Fuck You”, dal sapore alla Dinosaur Jr., che suona già quasi come un inno, anche se è uscita soltanto sull’EP Another Wound.
Jered, ora con i capelli lunghi che gli cadevano di continuo sugli occhi, sembra un cugino di Mark Arm dei Mudhoney. Con l’altezza di Chris Novoselic! Il più appariscente dei quattro, letteralmente traboccante di energia, a fine concerto si è concesso persino una “gita” tra il pubblico, dove ha suonato un breve assolo; per il resto gli assoli di chitarra, almeno quelli convenzionali, con The Ponys sono più l’eccezione che la regola. Per tutto il set il lavoro principale alla chitarra se lo sono divisi in modo equo e alla pari con Brian, che per la maggior parte del tempo se ne è rimasto più sulla periferia, quasi fuori dalla portata dei riflettori. Altrettanto silenziosa e riservata è stata Melissa, che con il suo basso, in una simpatica gonna e con i capelli raccolti in una coda disordinata, ha fatto compagnia soprattutto al batterista e al chitarrista, anche loro piuttosto indifferenti al pubblico.
È interessante quanto The Ponys suonino vicino all’originale (le canzoni immortalate sull’album) anche dal vivo. Non nel senso che non si lascino andare a svolte improvvisate o a cambi radicali negli arrangiamenti, ma dal punto di vista del suono. Entrambi i chitarristi usano gli stessi effetti degli album, la sezione ritmica ovviamente se ne sta anch’essa sul proprio binario, e anche la voce è altrettanto potente e magari un po’ più interpretativa che nelle registrazioni in studio. Manca solo l’eco che di solito accompagna il canto di Jered. La differenza sta soprattutto nel livello di energia che sparano addosso al pubblico e nella sensazione che sappiano evocare il suono del vero underground, quel suono sporco di New York che ha reso possibile la carriera di tante band che The Ponys di sicuro tengono sul piedistallo, anche se vengono da Chicago.
The Ponys tengono il loro modo di intendere il Rock & Roll maledettamente vivo, e per tutti quelli che si sono persi questa dose di elettricità stavolta non resta che sperare che tornino presto.
Scaletta
Formazione:
Jered Gummere: voce, chitarra, tastiere
Brian Case: chitarra, cori
Melissa Elias: basso
Nathan Jerde: batteria
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