The Queensryche Tribute

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Artista: Anarchy-X
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2003
Voto: 3/5

Altri ragazzi interessanti dall’Italia, stavolta nei panni di chi rifà i grandi art metaller Queensryche. Per una cosa del genere serve coraggio, sulla tecnica non c’è bisogno di spendere parole, figuriamoci sui soldi che devi investire perché i tuoi strumenti in studio o sul palco abbiano in qualche modo quel sound “alla Queensryche”, che picchia e trascina. Tutto questo è scontato. Il problema, ovviamente, è la voce in una band “tribute to” del genere. Max Bastasi a Geoff Tate non somiglia per niente, almeno a vederlo, ma ha la fortuna sfacciata che la sua voce, proprio nei registri che rendono Tate un cantante così speciale e unico, riesce davvero a centrare il colore e l’intonazione giusti. Il senso dell’esistenza e dell’attività degli Anarchy-X, quindi, è più che giustificato.

Il colore della voce è una cosa, la forza espressiva e l’esplosività sono un’altra. Come espressività il cantante non arriva a Geoff Tate. Nei registri alti e altissimi diventa sottile, poroso, e il passaggio della potenza dai registri medi alle linee più acute è il suo punto debole. Come detto, a salvarlo è un colore di voce molto simile all’originale. Melodicamente, con l’articolazione, si avvicina in modo dignitoso all’originale, ma non nasconde parecchi problemi che saltano fuori quando canta in inglese. È peraltro un classico difetto delle band italiane. Gli capita di ingoiare qualche vocale, a volte l’accentazione sbagliata dà fastidio, e intanto la melodia che ne esce si allontana da quella originale di Geoff Tate (e quindi dei Queensryche). È incredibile come, in una canzone difficilissima come Queen Of The Ryche, la voce riesca a scalare con fortuna i gradini di difficoltà dell’apparentemente intoccabile Geoff Tate. Certo, tenendo conto delle critiche appena elencate, che però nel conto totale tra buono e cattivo non sono per niente fatali per l’immagine finale degli Anarchy–X.

La parte strumentale della band ha studiato il repertorio dei Queensryche con grande dedizione. Tra le mani degli Anarchy-X risulta solida soprattutto Damaged, il brano più facile da eseguire del repertorio scelto. Spaccano soprattutto nell’opener Walk In The Shadows (la produzione, ovviamente, è lontana anni luce dall’originale), e i ragazzi non nascondono l’audacia nemmeno quando si buttano su Suite Sister Mary. Qui l’inserimento di una voce femminile è inevitabile e il dialogo tra Max e Valeria regge senza problemi i criteri richiesti. Certo, questo EP non riesce a catturare l’atmosfera da brividi dell’originale: si sente la mancanza di arrangiamenti più ricchi delle tastiere sullo sfondo e, sempre sullo sfondo, di maggiori contrasti nei cori. Anche in Silent Lucidity i ragazzi sono un pelo troppo ruvidi e il giusto equilibrio tra le chitarre e lo sfondo manca di nuovo. Le chitarre spingono in primo piano.

È tutta questione di soldi. Non siamo più negli anni Ottanta, e nemmeno all’inizio dei Novanta. I tempi cambiano, i soldi del rock mainstream vanno da un’altra parte. Se i Queensryche li avevano per creare il loro magnifico opus, gli Anarchy-X per copiarlo alla perfezione semplicemente non li hanno. Però senza i Queensryche non esisterebbero nemmeno gli Anarchy X. E c’è un’altra cosa: la copia non può essere meglio dell’originale. E non lo è. Però è molto buona. Certo, con un “low budget” non vai lontano, ma nel caso degli Anarchy-X sappiate che abbiamo a che fare con una band davvero azzeccata, capace di avvicinarsi agli originali e di farli rivivere in modo del tutto competente. Strumentalmente sono molto forti. La voce, stavolta, è stata ovviamente il cuore dell’analisi, ma è così per tutte le band “tribute to”. Tentativo riuscito per gli Anarchy-X.

Formazione

Max Bastasi – voce
Fabio Lentola – chitarra, cori
Marco Vaona – chitarra, cori
Massimiliano “Alien” Barbieri – basso
Luca Roggi – batteria

Valeria Colombo – voce nella #4

Tracklist

1. Walk In The Shadows
2. Damaged
3. Revolution Calling
4. Suite Sister Mary
5. Silent Lucidity
6. Queen Of The Reich
7. Someone Else?

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