Tribute

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Hackett, Steve
Etichetta: Camino Records
Uscita: 2008
Voto: 4/5

Steve Hackett, uno dei più grandi innovatori e compositori della chitarra nella storia del rock (molto prima che Eddie Van Halen negli anni 80 rendesse popolare il tapping, per Steve era già una delle tecniche chitarristiche consolidate in alcuni dei migliori lavori dei Genesis) nonché uno dei chitarristi più sensibili in circolazione, con il suo nuovo lavoro dimostra ancora una volta di essere il più “operoso” fra tutti i pezzi grossi, ex e attuali, dei Genesis, che di solito tirano fuori qualcosa di nuovo una volta ogni dieci anni, se va bene.

Dopo l’ottimo “Wild Orchids” (2006), un disco dalle tinte progressive rock in cui era andato a ripescare l’ispirazione dai suoi anni creativi migliori, quelli dei 70, stavolta ha sfornato un lavoro completamente strumentale e di impostazione classica, in cui l’unico protagonista è il suo primo amore: la chitarra classica (una cosa che di sicuro non ammetterà mai a sua moglie, nonché illustratrice fissa delle sue copertine, Kim Poor, anche se la verità è innegabile). Tutti i suoi fan sanno da un pezzo che Steve non è solo un chitarrista (prog) rock di altissimo livello, ma che si è già dimostrato più volte anche un chitarrista classico eccellente e unico nel suo genere, uno che sa che dalla chitarra classica si può spesso spremere più pathos che dalla sua versione elettrificata. Steve ha alle spalle una vera e propria pleiade di momenti acustici in cui ha brillato con un uso unico della chitarra classica, ma in nessun disco ci era arrivato così vicino, in modo così autentico e pulito, come adesso.

“Tribute” è l’omaggio del maestro ad alcuni dei suoi “insegnanti” classici, sia ai compositori classici, con Bach in testa, sia ad alcuni dei principali innovatori nell’uso della chitarra classica. Nel caso di Steve, tra questi spicca il leggendario chitarrista classico spagnolo Anders Segovia. Steve ha già espresso più volte in passato la sua fascinazione per Segovia, sottolineando l’enorme importanza che quest’ultimo ha avuto nello sviluppo del suo modo di suonare la chitarra classica.

In “Tribute” trovi 13 esecuzioni per sola chitarra di Steve, dedicate a maestri della chitarra classica e a compositori di musica classica, più tre brani originali di Hackett: “The Fountain Suite”, “Cascada” e “Sapphires”. Due di questi nascono durante il suo ultimo tour, in cui si esibiva in formato trio acustico insieme al suo collaboratore di lunga data, nonché fratello, John Hackett. Stavolta Steve è salito sul palco completamente da solo, senza tastiere, flauto o sezione ritmica a fargli compagnia, ma di certo non si è sentito solo, perché mentre suonava era senza dubbio legato spiritualmente ai suoi “maestri” classici per tutto il tempo.

I primi tre pezzi del disco sono l’omaggio di Steve a Bach e, com’è giusto che sia, sono pieni di elementi barocchi. Ci senti non solo la tecnica rifinita del maestro, ma anche una particolare ardore, delicatissimo, con cui sono stati suonati. “The Fountain Suite”, a detta di Steve, è il suo omaggio chiave a Segovia ed è un brano piuttosto complesso, in cui si coglie nel modo più evidente l’influenza che Segovia ha avuto sulla tecnica di Steve alla chitarra classica. “The Earle Of Salisbury” è un originale di William Byrd che conquista con la sua atmosfera medievale, quella che di solito è più tipica dei lavori del predecessore di Steve nei Genesis, Anthony Phillips. Segue “La Catedral”, bell’omaggio a un altro chitarrista classico spagnolo, Agustín Barrios. “Ely Noya de la Mare” ha un’atmosfera pastorale e romantica, piacevolissima. Seguono ancora tre omaggi a Bach, in cui ti incantano tanto la complessità tecnica quanto la varietà, e l’apparente leggerezza con cui il maestro mette in mostra il suo amore per la musica classica e la sua straordinaria padronanza della chitarra. Nella conclusiva “La Maya De Goya”, dedicata a Granados, Steve torna ancora una volta in terra spagnola e porta l’ascoltatore in un piacevole rapimento fatto di atmosfera pastorale e romantica genuina, del resto così tipica della maggior parte dei suoi lavori migliori.

Non solo i fan di Steve, ma anche tutti i chitarristi appassionati e gli amanti della chitarra classica resteranno di sicuro incantati da “Tribute”, perché i classici di compositori e chitarristi classici leggendari prendono vita nelle interpretazioni uniche di uno dei più raffinati chitarristi classici della musica pop/rock dei nostri tempi. “Tribute” è, fra tutti i lavori di Steve finora, quello che più si avvicina alla musica classica, e quindi anche il suo miglior album classico fino a oggi. Così dimostra ancora una volta che nell’anima resta soprattutto un chitarrista classico e, in questo modo, un vero originale tra i chitarristi diventati famosi soprattutto per le loro imprese nel rock o nella musica pop. Chi vuole davvero conoscere l’immensa varietà stilistica dell’opera di Steve non può assolutamente ignorare questo album, mentre per i suoi fan l’acquisto è ovviamente obbligatorio.

“Tribute” è comunque il primo dei due album di Steve annunciati per quest’anno. Il prossimo dovrebbe essere di nuovo più rock, e vedrà la partecipazione di altre due leggende della musica: il leggendario bassista Chris Squire (Yes) e il batterista Simon Phillips (Toto). Nella seconda metà dell’anno, quindi, ci aspetta un’altra nuova leccornia, con ogni probabilità progressive rock, da parte di una delle leggende musicali più devote alla propria causa.

Formazione

Steve Hackett – chitarra classica

Produzione

Steve Hackett

Tracklist

1. Gavottes BWV 1012 (Bach)
2. Courante BWV 1009 (Bach)
3. Jesu Joy BWV 147 (Bach)
4. The Fountain Suite (Hackett)
5. The Earle of Salisbury (Byrd)
6. La Catedral (Barrios)
7. El Noy de la Mare
8. Cascada (Hackett)
9. Sapphires (Hackett)
10. Prelude in D, BWV 998 (Bach)
11. Prelude in C min, BWV 999 (Bach)
12. Chaconne BWV 1004 (Bach)
13. La Maja de Goya (Granados)

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