The Tall Ships

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: It Bites
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2008
Voto: 4/5

I mitici fusionisti prog pop britannici It Bites sono tornati con “The Tall Ships”, il loro primo lavoro in studio dopo quasi vent’anni. Ora che è uscito, si può finalmente dire che è stata una mossa azzeccata e che il ritorno delle leggende è riuscito alla grande. Nel frattempo, tra lo scioglimento del 1989 e la reunion, se n’è andato il carismatico cantante e chitarrista Francis Dunnery, che ha preferito dedicarsi alla famiglia e alla carriera solista piuttosto che buttarsi un’altra volta in una nuova avventura musicale. Gli altri compagni non sono rimasti a guardare e hanno trovato il sostituto in John Mitchell, un vero stakanovista da studio.

Mitchell è probabilmente più noto agli appassionati di rock progressivo come l’ottimo chitarrista della band neo prog Arena, ma è anche membro attuale o passato di una marea di altre band e progetti, come Kino, The Urbane, Blind Ego, Frost e via dicendo. John era un fan sfegatato degli It Bites fin dai tempi dell’adolescenza, quindi non sorprende che abbia afferrato al volo il posto offerto quando il tastierista John Beck e l’ormai ex bassista Dick Nolan si sono fatti avanti. Le parti di basso su “The Tall Ships” le hanno suonate, al posto di quest’ultimo, proprio Mitchell e Beck. Gli It Bites non sono rimasti un trio a lungo: nel frattempo hanno trovato il bassista giusto in Lee Pomeroy (ex-Mike Oldfield, Rick Wakeman, Take That), che dovrebbe sostituire Nolan con successo. Quest’ultimo è stato cacciato dalla band per troppa nonchalance nella registrazione della nuova musica.

Infilarsi nelle scarpe di Dunnery era per Mitchell un ruolo davvero ingrato e, come di solito succede quando si sostituisce un carisma vocale insostituibile, la mossa ha spaccato i fan in due fazioni. Da una parte quelli che l’hanno presa come uno scandalo, dall’altra quelli che aspettavano con curiosità di vedere cosa avrebbe portato la nuova versione della band. Una risposta parziale era già arrivata con l’ottimo album dal vivo “When The Lights Go Down” (2007), dove Mitchell, con un’interpretazione vocale azzeccata dei classici degli It Bites, ha confermato di essere senza dubbio una scelta di qualità (le sue doti chitarristiche non sono mai state in discussione, visto che parliamo di uno dei migliori chitarristi del prog contemporaneo).

Con il suo modo di cantare malinconico e introspettivo, che affonda le radici nella migliore tradizione di cantanti come Peter Gabriel e Ray Wilson (entrambi ex-Genesis), è addirittura un po’ affine a Dunnery, anche se gli mancano il suo carisma, la sua teatralità e soprattutto il suo senso dell’umorismo. Grazie a Dunnery, i vecchi It Bites sono sempre stati maestri di arrangiamenti scherzosi e testi sfrontati, e non si sono mai presi troppo sul serio, mentre la versione di Mitchell su “The Tall Ships” porta con sé un’immagine espressiva, diciamo così, più seria e malinconica, che è anche il loro unico difetto di rilievo.

Per il resto, continuano a seguire con successo il loro marchio di fabbrica: creare atmosfere altamente romantiche con ricchi arrangiamenti sinfonici, lunghe parti di chitarra articolate e sottili armonie vocali, che conquistano l’ascoltatore con la loro straordinaria fluidità tra le sezioni strumentali più complesse e i passaggi e i ritornelli ad alto tasso melodico. Un esempio perfetto di questa fusione tra la nostalgia romantica originaria, così tipica della band, e certe finezze strumentali portate da Mitchell con il suo stile è la title track, facilmente uno dei pezzi migliori del disco. L’interazione tra la sua chitarra e John Beck, che con le sue tastiere resta un maestro di arrangiamenti orchestrali caldissimi e stratificati, è a un livello invidiabile per tutto l’album.

Un ottimo esempio di brano che segue in tutto e per tutto i tempi d’oro degli It Bites è la nostalgico-romantica “Fahrenheit”, che ai tempi sarebbe magari anche diventata un hit. Mitchell qui, anche sulle note alte, centra benissimo la magia di Dunnery. Su “The Tall Ships” si sente però in ogni momento il suo contributo nella creazione della musica e dei singoli arrangiamenti: le sezioni strumentali suonano ora percepibilmente più complesse di una volta e si trovano anche numerosi parallelismi stilistici con il suo progetto passato Kino, il che non è davvero una sorpresa. Sicuramente anche perché Beck era un tempo suo compagno d’armi proprio nei Kino. Che siano sempre più attratti da acque più complesse e ambient lo conferma il brano di chiusura, una creatura di oltre 13 minuti, “This Is England”, dove si avvicinano di più al classico rock progressivo sinfonico alla Genesis.

“The Tall Ships” è un lavoro molto riuscito, che presenta con successo il nuovo volto di maestri del prog pop fusion già quasi dati per spacciati, e che con Mitchell in formazione hanno guadagnato un nuovo slancio creativo più che necessario, che si sente dall’inizio alla fine del disco. L’intesa strumentale e creativa tra Mitchell e Beck è davvero da sogno, quindi in futuro ci si può legittimamente aspettare da lei risultati ancora migliori. A “The Tall Ships”, a parte un bel pizzico di umorismo, come detto, non manca proprio nulla di ciò che ricorda i loro tempi migliori. La magia del loro passato c’è quanto basta per accontentare la maggior parte dei fan di lunga data, ma sarebbe del tutto insensato confrontarlo con gli album dell’era Dunnery, che nella loro sfrontatezza restano un capitolo a parte. Superarli sarà molto difficile.

Ciò nonostante, con questo lavoro dimostrano in modo convincente che anche nella loro nuova veste restano dei bizzarri originali, troppo poco pop per ottenere un grande successo commerciale e troppo poco prog per soddisfare gli eterni puristi della sperimentazione. Proprio come la vecchia versione, anche i nuovi It Bites sono una vera prelibatezza per tutti i buongustai musicali di larghe vedute e per tutti quelli che oggi sentono la mancanza di band come Genesis, The Alan Parsons Project, i Marillion dell’era Fish e Queen (intendo i veri Queen con Freddie Mercury, non il progetto attuale con Paul Rodgers).

Formazione

John Mitchell – voce, chitarra, basso
John Beck – tastiere, basso, voce di accompagnamento
Bob Dalton – batteria, voce di accompagnamento

Produzione

It Bites

Tracklist

1. Oh My God (5:47)
2. Ghosts (4:45)
3. Playground (5:32)
4. Memory Of Water (4:49)
5. The Tall Ships (6:17)
6. The Wind That Shakes The Barley (8:12)
7. Great Disasters (4:59)
8. Fahrenheit (5:16)
9. For Safekeeping (5:27)
10. Lights (4:54)
11. This Is England (13:34)

Durata dell’album: 69:32

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