Therapy?, il ritorno dei «spacciati»
Autore: Sandi Sadar Šoba
Luogo: Ortofest- Ortobar, Lubiana
Data del concerto: 12.04.2007
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 25 € in prevendita / 29 € il giorno del concerto
Hanno contribuito a segnare gli anni Novanta. Per molti, in effetti, con un solo disco: l’album Troublegum. Una cannonata alternativa e allo stesso tempo pesante, di malinconia e nichilismo moderato perfettamente in linea con l’epoca, con canzoni scritte con un tatto da pop band, tanto che nemmeno le radio se le toglievano di dosso. Coi sentimenti risvegliati e un leggero scetticismo sul fatto che avremmo davvero ricevuto la terapia alla maniera di Cairns, in quel venerdì 13 sfortunato per qualcuno mi avvio anch’io verso l’Orto bar, in cerca di un po’ di fortuna e di una saziata alla mia fame di musica. Il prezzo dei biglietti non era proprio il più clemente per il periodo prima dello stipendio: in prevendita per entrare bisognava sganciare 25 €, il giorno del concerto quattro euro in più. Però il tizio che vendeva i biglietti mi ha assicurato che sarebbero andati davvero a ruba e che il piano di sopra di uno dei pochi locali per concerti della capitale sarebbe stato davvero pieno zeppo. E alle nove le grate d’acciaio davanti alle scale che portano alla stanzetta dei piaceri edonistici per audiofili si sono aperte davvero. La folla di quelli a cui il prezzo piuttosto salato dei biglietti non aveva tolto la voglia di euforia da concerto è gocciolata in sala fino alle dieci. Tra loro parecchia gente dall’Italia e dalla Croazia, ma non pochi fan sloveni: tra gli altri, uno di quei fan davvero fanatici (stavolta in senso più positivo, e non nel senso dei guerrieri di Al-Aqsa) mi ha fatto compagnia nella difesa delle trincee slovene della sottocultura alternativa, che a quanto pare sarebbe in una leggera fase di deperimento.
Verso le dieci si spengono le luci. Gli amplificatori iniziano a ronzare. Sul palco salgono acrobaticamente il cantante e chitarrista Andy Cairns, che ha già superato i quarant’anni, il sorridente bassista Michael McKeegan e Neil Cooper, ultimo acquisto alla batteria del terzetto irlandese. Visibilmente di ottimo umore, Andy saluta il pubblico sloveno. “Buonasera! Mi dispiace, non parlo la vostra lingua. Cavolo! Siccome siamo irlandesi, non parliamo decentemente nemmeno l’inglese, quindi tanto vale suonare!”. Il pezzo d’apertura è ‘Rust’, la traccia di chiusura del disco High Anxiety, che però suonava tutto fuorché arrugginita. Una combinazione bombastica di ritmi di batteria duri, che già in partenza ha spinto i cuori al massimo dei giri, un rombo di basso che ha messo senza pietà alla prova le membrane dell’impianto centrale e una chitarra distorta che, insieme alla voce di Andy, incollava con finezza frammenti di cinismo intelligente e di energia mai invecchiata in un intreccio degno del nome Therapy?. Subito dopo arriva ‘Innocent X / Meat abstract’, il primo brano dell’offerta dell’ultima fatica, scaricabile da internet, Music Through A Cheap Transistors, un concentrato di sessioni di registrazione su BBS. Il paragone più facile è una combinazione di rumore e ritmi industrial. La musica rock così cruda si può paragonare a un surrogato raffinato dei primissimi passi dei Therapy?, a cui togli la zavorra superflua e aggiungi un minimalismo poetico ben equilibrato. Stretti nella calca di carne e sudore, siamo stati astratti alla decima potenza, e poi è il momento di una nuova dose di angoscia: ‘If It Kills Me’. Subito dopo, la prima serie di hit che purtroppo non lo sono mai state: la coppia troublegumiana di ‘Turn’, che con una leggera malinconia in minore riempie le volte di una sala troppo stretta. “You turn and face the strange /You turn and face yourself…/ Barging Into the presence of God…”. Niente false consolazioni. Niente cerotti dolci e oppiacei religiosi. You’re on your own, baby. E dopo questa svolta verso se stessi ancora ‘Knives‘, che in questa solitudine offre un milione di ragioni per ribellarsi. Dopo Troublegum segue un salto di dodici anni nella storia dei terapeuti irlandesi, fino al disco One Cure Fits All– ‘Rain Hits Concrete’. Non so, magari mi sbaglio, ma per associazione mi è venuto in mente il disco Bleach e i primi passi, coi cuori in mano, dei Nirvana, a cui aggiungi per endovena una trasfusione di Killing Joke e del cherosene. Dopo ‘Our White Noise’ dello stesso disco è tempo di tornare negli anni Novanta. ‘Die Laughing’. La follia può suonare articolata e tonificante, no? E con un’ispirazione da hit, tanto da spingere la gente a entrare attivamente nel ciclo di scambio tra band e pubblico. Anche gli sloveni, miei cari! Anche noi sloveni non siamo immuni alla buona musica. Dopo ‘Potato Junkie’ è il momento di verificare il nostro impegno politico e la prova empirica che la politica mondiale merita un attacco verbale: ‘Rock You Monkeys’ picchia a tutta forza su Bush e sulla sua nidiata. Politicamente critico. Impegnato nel modo che si possono permettere solo i vecchi volponi. ‘Brainsaw’ ci riporta di nuovo nelle sfere dei suoni più conosciuti, e dopo ‘Polar Beer’ e ‘Evil Elvis’ la fenomenale esecuzione di Infernal Love, con il successo ‘Stories’, porta l’aria al punto di culminazione e agli orgasmi multipli. “Happy People Have No Stories…”. Per i fedelissimi dei vecchi Therapy? segue l’immancabile melodia ‘Teethgrinder’, per molti l’unico brano ascoltabile del disco underground Nurse, che si fonde bene con la cover dei Joy Division– ‘Isolation’, in cui, oltre ad Andy, decide di cantare al microfono, senza i freni tipici da queste parti in Slovenia, un spettatore a caso tra il pubblico da duecento teste. La parte regolare del concerto la chiude il brano ‘Walk Through Darkness’ da One Cure Fits All. Ovviamente non si va a casa senza i supplementari. Dopo un applauso fragoroso e le richieste di bis ci becchiamo ancora la ballata ‘Diane’, che senza gli inserti di violoncello suona molto più cruda, ma non per questo meno sdolcinata. Il tasso di zuccheri nel sangue lo chiudono in modo incisivo ‘Nowhere’ e l’immancabile ‘Screamager’. Dopo di che non resta che accendere le luci, e chi è rimasto insoddisfatto può prendersela solo con se stesso.
I Therapy? hanno dimostrato di aver superato con successo la prova del tempo. Acutezza e lucidità, cinismo e malinconia, anni di esperienza e soprattutto una musica che viene dal cuore danno loro il marchio di insostituibili difensori dei vecchi tempi, e con la loro impronta evolutiva nell’espressione musicale sono decisamente riusciti a costruire un ponte tra le generazioni. Tra punk e metallari. Tra grungeroni e quasi-alternativi. Con il messaggio che ci sono e non hanno intenzione di andarsene né di lasciare le assi del palco a imitatori tiepidi. Il pubblico ha mostrato la giusta dose di reattività e di coraggio da concerto, l’unico neo è la piccolezza e la strettezza del locale. E allora? I Therapy? in un’atmosfera da club sono capaci di una intimità ancora maggiore con te che, per scelta o per puro passatempo, ti pianti davanti al loro plotone d’esecuzione. Non c’è spazio per l’apatia. Una soddisfazione decisamente riuscita per appetiti da concerto sempre più grandi!
Setlist
1. Rust 2. Innocent X 3. If It Kills Me 4. Turn 5. Knives 6. Rain Hits Concrete 7. Our White Noise 8. Die Laughing 9. Potato Junkie 10. Rock You Monkeys 11. Brainsaw 12. Polar Beer 13. Evil Elvis 14. Stories 15. Teethgrinder 16. Isolation 17. Walk Through Darkness 18. Diane / Breakin’ The Law 19. Nowhere 20. Screamager
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