There’s Know Place Like Home

0 6

Artista: Kansas
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2009
Voto: 4/5

I Kansas ci lasciano a bocca asciutta ormai da un bel pezzo, soprattutto sul fronte degli album in studio, visto che dal 2000 non hanno più registrato nulla di nuovo. Nemmeno stavolta tornano con materiale inedito: provano invece a stupirci con una scaletta piuttosto standard dei loro brani più riconoscibili e con la millesima versione di Dust in the Wind.

È un po’ una questione di coerenza che i Kansas abbiano deciso di registrare questo live a Topeka, in Kansas, la città dove hanno mosso i primi passi. Stavolta si unisce a loro anche l’orchestra sinfonica Universe di Topeka, che comunque rende la faccenda un po’ più sfiziosa.

I Kansas hanno sempre saputo mettere insieme un buon spaccato della loro carriera, e anche stavolta è così. In questa registrazione dal vivo ripercorrono praticamente tutta la loro storia, con l’eccezione del periodo con David Ragsdale, il che è un po’ strano, visto che Ragsdale è un membro attuale della band. Ci rimango male anche a livello personale, perché Freaks of Nature (l’unico album in studio con lui) mi sta parecchio a cuore. Hanno incluso invece Fight Fire with Fire, dal periodo con John Elefante.

Il primo CD parte con Howling at the Moon, che fa parte della loro corposa Magnum Opus. I ragazzi proseguono con una versione più lunga di Belexes dal loro primo album. Segue la prima (la title track) delle tre canzoni di Point of Know Return, poi arriva il primo picco del concerto, Song for America, dove anche Steve Walsh suona un po’ meglio rispetto a prima. Si va avanti con una delle composizioni migliori di Monolith (On the Other Side), poi sul palco sale Steve Morse (Deep Purple, Dixie Dregs), ex membro della band, che prima sfodera appassionate parti di chitarra su Musicatto (Power), poi la band suona anche il combo Ghosts/Rainmaker da In the Spirit of Things. Dopo un’ottima esecuzione di Nobody’s Home (Point of Know Return), sul palco arriva Kerry Livgren, membro storico e anche leader della band, che mostra prima la sua abilità alla chitarra su Hold On (Audio-Visions), poi ci regala anche Cheyenne Anthem, dove Steve Walsh canta forse al meglio di tutta la serata. È particolarmente bello sentire il contrasto fra la voce di Billy (Billy canta le parti principali che in origine cantava Robbie Steinhardt) e quella di Steve.

Il secondo CD si apre con un omaggio ai piloti militari americani, Icarus II (dall’ultimo album in studio Somewhere to Elsewhere). Logico che segua Icarus (ancora più logico sarebbe stato metterla prima di Icarus II), il picco dell’album Masque. Seguono due composizioni di Leftoverture – Miracles out of Nowhere e The Wall, che a me stanno particolarmente a cuore, visto che è il mio album preferito dei Kansas. Alla fine, ovviamente, non gli restava altro da fare che suonare tre grandi hit – Fight Fire with Fire (Drastic Measures), Dust in the Wind (Point of Know Return) e Carry on Wayward Son (Leftoverture). Come bonus sentiamo anche Down the Road da Song for America, dove durante il soundcheck si uniscono alla band Steve Morse e Kerry Livgren e i chitarristi si scambiano gli assoli. Un bel regalo, non c’è che dire.

Come vedete, i ragazzi hanno suonato qualcosa di praticamente ogni album. Mancava giusto qualche pezzo da Vinyl Confessions e Freaks of Nature, ma sarebbe stato già quasi troppo. Secondo me è una scaletta davvero niente male, anche se prevedibile. Qualche preferenza però si nota: si vede che i Kansas amano suonare soprattutto roba da Leftoverture, visto che ne hanno pescato una bella fetta da questo album eccellente.

Tutti i musicisti fanno davvero un ottimo lavoro. Rich Williams è sempre un chitarrista eccellente, nonostante la benda sull’occhio. Phil Ehart è al momento la forza trainante del gruppo e resta un batterista straordinario. Billy Greer è un bassista fantastico e, secondo me, un corista (e voce solista) ancora migliore, che spesso salva la pelle a Walsh. Chi mi ha impressionato di più è forse David Ragsdale, che sforna una valanga di assoli di violino, riarrangiandoli un po’ a modo suo e rendendo l’ascolto più interessante. L’anello debole stavolta è Steve Walsh, che è sì ancora un tastierista e cantante solido, ma, soprattutto alla voce, si sforza evidentemente molto più che in passato.

Durante il concerto salgono sul palco anche due membri chiave del passato della band. Kerry Livgren è forse addirittura il membro più importante dei Kansas in assoluto, visto che ha creato la maggior parte dei loro pezzi più significativi, mentre Steve Morse è arrivato nella band proprio quando aveva più bisogno di una rinfrescata, e c’è riuscito. Entrambi regalano momenti eccellenti. Morse si fa notare in particolare, perché il suo stile è molto più moderno (leggi: da shredder) rispetto a quello di Livgren e Williams.

Va sottolineata anche la prova dell’orchestra della Washburn University. Aggiunge qualche bel momento e a tratti sostituisce in un certo senso le tastiere, che non si sentono sempre benissimo. L’orchestra funziona particolarmente bene in coppia con il violino di David Ragsdale.

L’esibizione della band è nel complesso da molto buona a ottima, ma ci sono parecchie pecche evidenti. Steve Walsh è noto come grande showman, ma negli ultimi anni è sempre più incostante da questo punto di vista. Succede così anche in questa serata. Steve non comunica granché col pubblico e ogni tanto gli viene in aiuto Billy Greer. L’altro difetto è la voce, piuttosto consumata, e a tratti sembra che Greer dia una bella mano a Walsh. Walsh ogni tanto finisce anche in difficoltà. Si nota soprattutto all’inizio di Icarus II, quando entra nel momento sbagliato. Secondo alcune testimonianze Walsh lo farebbe addirittura apposta, quindi forse è più libertà artistica che errore. L’ultima pecca grossa che ho notato riguarda ancora Walsh: a volte ha una scelta di suoni di tastiera davvero strana, e le tastiere in generale spesso non si sentono bene.

There’s Know Place Like Home non offre niente di particolarmente nuovo. La band è sì in buona forma (a parte un Walsh stanco), ma un’uscita simile l’avevamo già vissuta con Device, Voice, Drum, che per qualità non è certo da meno. Nonostante tutto, è bello sentire una scaletta che è comunque un po’ diversa da quella di Device, Voice, Drum. There’s Know Place Like Home è un prodotto simpatico che i fan dei Kansas dovrebbero ascoltare, perché non si sa mai quale sarà la loro ultima uscita.

Formazione

Steve Walsh – tastiere, voce
Richard Williams – chitarra
David Ragsdale – violino, chitarra
Billy Greer – basso, voce
Phil Ehart – batteria 

MUSICISTI OSPITI:
Kerry Livgren – chitarra
Steve Morse – chitarra
Direttore d’orchestra Larry Baird con la Washburn University orchestra

Produzione

Jeff Glixman, Jim Gentile & Kansas

Tracklist

CD 1:
1. Howling At The Moon
2. Belexes
3. Point Of Know Return
4. Song For America
5. On The Other Side
6. Musicatto
7. Ghosts/Rainmaker
8. Nobody’s Home
9. Hold On
10. Cheyenne Anthem

CD 2:
1. Icarus II
2. Icarus: Borne On Wings Of Steel
3. Miracles Out Of Nowhere
4. The Wall
5. Fight Fire With Fire
6. Dust In The Wind
7. Carry On Wayward Son
8. Down The Road – Afternoon Jam

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie