There’s One In Every Crowd

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Artista: Clapton, Eric
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1975

There’s One In Evey Crowd segna con ogni probabilità il punto in cui la curva del viaggio cosmico di Clapton si ferma di colpo, pericolosamente vicina a un “black out” creativo totale, dove alla fine si spegne del tutto. Cosa che, ovviamente, è piuttosto difficile da capire, soprattutto dopo il successo megalomane di 461 Ocean Boulevard appena un anno prima, che evidentemente ha finito per schiacciare la testa del chitarrista, già masticata e rimasticata da scrupoli e dubbi. Il rinnovato entusiasmo di Eric per il reggae, che con l’inaspettato successo di I Shot The Sheriff aveva spalancato al ritmo giamaicano le porte del mondo, stavolta non rende altrettanto. Anzi, tutto il contrario! There’s One In Every Crowd mostra i segni di un vagabondare senza idee tra spunti melodici stilisticamente indefiniti, di cui la gran parte dei fan del chitarrista, viziati fino a quel momento dai fecondi periodi di Cream, Blind Faith e poi dei giorni di Layla, avrebbe fatto volentieri a meno per dormire sonni più tranquilli.

Davanti a un prodotto così instabile, dove oltre a gospel, reggae e naturalmente blues ci piove nelle orecchie anche un’intera tavolozza di linee vocali lamentose e fastidiose, non è difficile immaginare lo smarrimento nella testa di Clapton, soprattutto con la natura smaccatamente ipocrita dell’opener We’ve Been Told (Jesus Is Coming Soon), la cui reputazione, degna del chitarrista, viene salvata dallo slide impetuoso di Eric, come da tradizione traboccante di energia vitale. La sua gioia di vivere si rivela comunque in fretta ingannevole, perché per il resto del disco Eric sembra decisamente troppo rilassato, anche se è davvero difficile dire che sia disinteressato. Da questi pensieri poco benevoli ci salva, almeno per un attimo, la buffa e saltellante Swing Low Sweet Chariot, impregnata di un forte profumo giamaicano che fa capire come l’entusiasmo di Clapton per il reggae fosse ben lontano dall’esaurirsi con il prestito dei motivi di Marley. Anche se la legione dei puristi del blues ancora oggi ricorda con una certa riluttanza il suo ruolo di “rastaman” affumicato, a Eric vanno comunque riconosciuti certi meriti per aver assimilato così, a sorpresa, suoni poco tipici del clima inglese, più o meno malinconico. Soprattutto con la più intraprendente Dont’ Blame Me che, insieme alla sempre ottima interpretazione di qualche leggendario classico del blues, stavolta The Sky Is Crying di Elmore James, si rivela del tutto inaspettatamente, e in un attimo, uno dei picchi del disco.

La presenza di uno slide pericoloso alla Elmore James diventa evidente per la prima volta nella tiepida Singin’ The Blues, dove né un Clapton febbrile né la sensazionale performance vocale della vecchia compagna di Eric, Yvonne Elliman, riescono ad aiutare il pezzo a uscire dal grigiore della mediocrità. La storia si ripete nella più ascoltabile Pretty Blue Eyes, stavolta senza l’aiuto di una voce femminile, ma con un’impronta vocale fortemente beatlesiana; Better Make It Through Today, se non altro, spazza via con gentilezza le nuvole della malinconia. Queste ultime, armate stavolta anche di un pizzico di monotonia, alla fine minacciano di chiudere il disco con le totalmente trascurabili High e Opposites, che con generosità e senza un filo di vergogna mettono il punto sulla i a quello che è di gran lunga il documento meno convincente di Clapton.

Formazione

Eric Clapton: chitarra, voce
George Terry: chitarra
Carl Radle: basso
jamie Oldaker: batteria
Dick Sims: tastiere
Yvonnie Elliman: voci di accompagnamento

Produzione

Tom Dowd

Tracklist

1.We’ve Been Told (Jesus Is Coming Soon)
2.Swing Low Sweet Chariot
3.Little Rachel
4.Don’t Blame Me
5.The Sky Is Crying
6.Singin’ The Blues
7.Better Make It Through Today
8.Pretty Blue Eyes
9.High
10.Opposites

Durata dell’album: 45.15

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