This Is War

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Artista: 30 Seconds To Mars
Etichetta: EMI Records
Uscita: 2009
Durata: 60.40
Voto: 1.5/5

Cosa c’è ancora da dire su una band come i 30 Seconds To Mars, quando è già stato detto tutto? Viste certe vicende che avevano tormentato la band appena un anno fa, uno penserebbe che non sarebbe andata così, ma dopo l’impressione generale che ti resta all’ascolto di “This Is War”, non sbagli di molto a sostenere che questo è un disco uscito per puro prestigio. Anzi peggio: a quanto pare l’intera esistenza della band ruota attorno all’egotrip della coppia di fratelli Leto.

Dopo un’introduzione strumentale decisamente troppo lunga, la band irrompe con Night Of The Hunter, che mette subito in chiaro che anche il resto del disco avrà una produzione clamorosa. Tutti i contrasti sono messi in risalto e controllati in modo superbo. Il suono ha vera profondità e ampiezza! Niente di strano, visti i nomi di punta della produzione coinvolti. Peccato che il pezzo si annacqui davanti alla sensazione che trasmette. Ovvero: come se dei U2 nuovi di zecca provassero a suonare una cover di Land Of Confusion dei Genesis di fine anni Ottanta. La sindrome U2, quella per cui a inizio millennio, con “All That You Can Leave Behind”, si sono miracolosamente “ricordati” delle proprie radici rock (anche se gli U2 non si ricordano più di niente da un pezzo, così, giusto perché nessuno di voi ci caschi), si approfondisce con Kings And Queens, tra l’altro il primo singolo dell’album. La struttura stessa del brano, così come il canto di Jared Leto, che tra un urlo e l’altro nel ritornello singhiozza apposta, buttandoci dentro quella dolce patetica aria da bambino offeso (roba che oggi pratica tutta la folla da MTV), non riesce a cancellare il marchio dell’artificio. Accidenti, nemmeno con Closer To The Edge! Su quest’ultima viene perfino da chiedersi: più vicino a cosa? A un bordo immaginario qualsiasi o al chitarrista degli U2? Ennesimo “rip off” senza ispirazione? Per fortuna Stranger In A Strange Land non è una cover degli Iron Maiden. E il titolo Search And Destroy, con tutta la sua allegria e i cori di bambini come base per le arringhe di Jared alle folle, non ha niente di pericoloso, di letale, di pronto alla resa dei conti, all’attacco o alla difesa. Un altro titolo fuorviante. Come il titolo dell’album.

In fase di produzione la band conclude saggiamente l’affare sfruttando tutto lo spazio sonoro disponibile, grazie al contributo massiccio di Flood e Steve Lillywhite, volponi esperti e ben pagati. E la sindrome U2 resta appiccicata al disco. Anche nella title track (il ritornello). “This Is War”! Che titolo ingannevole. In linea di massima ci si aspetterebbe un disco davvero incazzato e furioso, vista l’ingiusta causa intentata dall’etichetta Virgin Records contro la band, con l’accusa di aver rescisso unilateralmente il contratto con cui si era impegnata a pubblicare cinque album in studio. Certo, uno si fa venire i nervi per la peste della “società civilizzata”, quella che chiamiamo lo spazzare via la sacra inviolabilità del concetto di “democrazia” sotto la “giurisdizione” della magistratura, il massimo “specchio legittimamente insediato dal popolo” dell’ipocrisia “in faccia” all’era dell’uomo (ai vampiri riesce meglio quando la massa controlla sé stessa senza saperlo!). Eppure di questa rabbia per l’ingiustizia nel disco non c’è traccia. Nemmeno per un attimo. La voce patetica di un attore di cinema, che farebbe meglio a restare ai film, non regge il confronto con la sincerità emotiva con cui altre band predicano il rock, e che sanno sfruttare benissimo come carta vincente.

La musica di “This Is War” è per i 30 Seconds To Mars un nuovo miscuglio di semplici loop sonori, incastonati in un suono di batteria in effetti prodotto alla grande, profondo e rombante. Spesso questi loop creano ritmi aggiuntivi sopra la base, nel tentativo di ingigantire gli stati d’animo. Ci sono anche (a livello di arrangiamento) sintetizzatori integrati con successo e la chitarra rigorosamente distorta, per impiantare a forza la sensazione che stiamo ascoltando rock. Se la distorsione fosse sostituita da soluzioni dal suono naturale, i pezzi forse avrebbero più senso, perché i 30 Seconds To Mars suonerebbero almeno pop in modo concreto. Le melodie “allegre” del disco, infatti, suonano spensierate, pop, e la distorsione lì dentro è ridicola (buongiorno anche a tutti gli skate/ska punker!!!), perché è proprio lei la grande traditrice, che dissolve tutto il trucco artificiale del prodotto. E questo dimostra chiaramente che tutti e tre i membri della band sono ben sistemati, non si chiedono quanto costi questo o quello quando vanno a comprarsi la macchina migliore o una hacienda con la miglior vista possibile su una collina isolata della campagna… Al prezzo di sacrificare la sincerità. Ed è qui che la funzione di maneggiare la forza del messaggio rock va a farsi benedire. Solo la produzione imbroglia un po’ le carte e le masse ci cascano! In realtà è la voce il fattore che smaschera il disco come falso e poco convincente. Allo stesso tempo vorrei far notare che tra i pezzi manca una giusta varietà di motivi e che per questo si assomigliano tutti, come un uovo a un altro uovo.

I brani sono anche sensibilmente troppo lunghi per una espressività così misera come quella dei 30 Seconds To Mars. Le piroette contorte non vi sono riuscite, cari ragazzi, siete più vicini a 30 secondi da un’autoparodia profondamente priva di ispirazione, da una patetica piagnucolosa che non spaventerebbe concretamente nemmeno bambine di otto anni. Potete pure nascondervi dietro gli artifici della corrotta industria musicale dei tempi nuovi, che da tempo vende alle masse merda in cambio di un pugno di capitale proprio investito, ma le orecchie dell’ascoltatore non riuscite a fregarle. Mezzo punto in più, grazie all’ottima produzione dei produttori ben corrotti, porta in totale (addirittura) un punto e mezzo! Non c’è stata ispirazione nemmeno per fare in modo che almeno la copertina (con una tigre che dovrebbe simboleggiare l’alter ego quando sei sotto attacco) non ricordasse un tribute ai Survivor o una compilation di cover di vari artisti dei Tygers Of Pan Tang.

Formazione

Jared Leto — voce, chitarra, basso
Tomo Miličević — chitarra, basso, tastiere
Shannon Leto — batteria, percussioni

Produzione

Flood, Steve Lillywhite & 30 Seconds To Mars

Tracklist

1. Escape (2:24)
2. Night of the Hunter (5:41)
3. Kings and Queens (5:48)
4. This Is War (5:27)
5. 100 Suns (1:58)
6. Hurricane (6:12)
7. Closer to the Edge (4:34)
8. Vox Populi (5:43)
9. Search and Destroy (5:39)
10. Alibi (6:00)
11. Stranger in a Strange Land (6:54)
12. L490 (4:26)

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