Tokyo Blade: Dark Revolution

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Etichetta: Dissonance Productions
Data di uscita: 15/5/2020
Produzione: Tokyo Blade
Durata dell’album: 55.49 min
Genere: Heavy Metal / N.W.O.B.H.M.
Voto: 8.5/10


I Tokyo Blade sono un altro grande veterano dell’era classica del metal, o meglio dei tempi della N.W.O.B.H.M., il movimento sbocciato a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta. Tanto di cappello al leader e chitarrista della band Andy Bolton per la sua ostinazione, la sua testardaggine feroce, la sua dedizione e la sua perseveranza. Una breve introduzione qui è d’obbligo, perché i Tokyo Blade sono davvero  leggende del fulgore di culto dei giorni classici, quando il metal era un bambino innocente, pieno di sogni e di grandi speranze. Dopo due album in studio i Tokyo Blade sono precipitati in un vuoto artistico totale e per questo nel frattempo si sono sciolti pure due volte. Il loro omonimo esordio, uscito nel 1983, e il suo successore «Night Of The Blade» (1984) sono classici di culto dei giorni classici dell’universo heavy metal, che hanno contribuito a definire il genere e che conosce chiunque tenga alla propria ortodossia metallica. Be’, dopo di che la band è sprofondata nell’oblio, cimentandosi senza fortuna in vari territori stilistici e pubblicando album stranissimi. Ovviamente si è schiantata su tutta la linea. Appena ha sacrificato il suo vero logo in cambio di anonimi pasticci grafici che lo rimpiazzavano indegnamente, è stato chiaro che anima e cuore non erano più sinceri e che la band inseguiva, senza troppi giri di parole, solo il successo commerciale. Be’, i Tokyo Blade hanno cominciato a rimettersi in sesto solo nell’ultimo decennio, cioè dal 2010 in poi, e il vero ricollegamento con le radici l’hanno finalmente trovato con gli album «Thousand Men Strong» (2011) e «Unbroken» (2018). Soprattutto quest’ultimo è un erede più che degno dell’eredità dei giorni classici della band.

È interessante che l’attuale formazione dei Tokyo Blade sia in realtà quella dei tempi dell’album «Night of the Blade», con Alan Marsh che cantò sull’esordio, poi saltò «Night of the Blade» e tutti i suoi successori, per rientrare di nuovo per un breve periodo, la prima volta nel 1995. In realtà su «Dark Revolution» lo spirito degli anni Ottanta è conservato e trattenuto, solo che i Tokyo Blade con la macchina del tempo hanno fatto un salto di quasi 40 anni dal passato al presente. Quaranta? Cavolo, come vola il tempo.

Dico subito che Marsh canta ancora in modo eccellente. Il suo, chiamiamolo «registro vocale alto», costruito su un ottimo approccio di «head voice», per la sua età suona ancora impulsivo, penetrante, ruvido, ultra-musicale e mordace. Come richiede l’energia che anche nel nuovo album cerca un grato ricollegamento con la prima metà degli Ottanta.  I pezzi sono, curiosamente, impostati in modo di base molto semplice e offrono un risultato musicale altamente contagioso, visto che si muovono quasi sempre sulla linea La minore – Sol maggiore – Fa maggiore e variazioni sul tema, che però alla fine non sono poi tantissime. Le frasi poggiano su schiaffoni di batteria arruffati che conoscono solo il galoppo assoluto. Immagina una combinazione dei primi riff dei Saxon fino a «Denim And Leather» compresa e delle frasi dei Judas Priest del periodo di «Screaming for Vengeance» (1982), già però quasi paranoicamente appesantite da fronzoli sviluppati in armonie a terze, che del resto è il marchio di fabbrica della tradizione N.W.O.B.H.M. Ovviamente i passaggi mid-eight ci sono e con loro i classici assoli. Insomma, se paragoni Toyko Blade ai primi Iron Maiden, questi ultimi sono già dei veri complicatori «progressivi».

«Dark Revolution» ti entra nelle orecchie all’istante. In questo senso ha un effetto ipnotico, come un panino fresco e croccante. Ti afferra subito. Di energia a fiumi, voltaggio ad alto numero di ottani, sfacciataggine, corruzione beffarda e superstizioni occulte non ne manca affatto. Si nota però un po’ troppo il fatto che dal predecessore «Unbroken» sono passati solo due anni e che per questo l’album non suona più così fresco, ispirato e provocatorio come il suo predecessore. Molti brani sono scritti e arrangiati in una chiave simile, anche se suonati con enorme cuore e ardore infuocato, e questo conta! Lo si sente lungo tutto l’album e vale anche per Alan Marsh, che con la sua voce altezzosa infonde un’anima ai pezzi. Eppure i brani sono arrangiati in modo da essere tutti piuttosto lunghi, e l’album arriva a una durata di quasi «grassi» 56 minuti, il che per un album di questa aura di genere è decisamente troppo. Basterebbero meno di 40 minuti. È difficile cercare i picchi. I pezzi stanno tutti sullo stesso piano, ma personalmente segnalo Perfect Enemy, anche se il verdetto finale stavolta lo lascio a te.

Come detto … La band ha finalmente sellato il suo pegaso d’acciaio come si deve, ha ritrovato il legame con le radici e «Dark Revolution» è il proseguimento ortodosso della ricetta old school proposta sul predecessore, il che significa che il gruppo ha legato in modo sensato l’estetica compositiva attuale alle radici dei primi due album. Per questo «Dark Revolution» è un audace proseguimento dei tempi migliori della band. Aggiornato per il 2020, cioè attualizzato. La produzione mantiene una vivacità piacevole e una compattezza straordinaria. I pezzi schiaffeggiano uno dopo l’altro e nell’album non c’è nemmeno un singolo punto che per caso strizzi l’occhio alla ballad. Solo un assalto senza compromessi, a testa bassa, per monti e per valli. Gli amanti dei tempi della N.W.O.B.H.M. dopo «Unbroken» saranno (di nuovo) entusiasti, perché con «Dark Revolution» i Tokyo Blade hanno saldato con successo un altro dei tanti debiti verso i loro fan, che negli anni hanno giustamente perso la speranza di vedere la band riallacciare il contatto con la propria era d’attività della prima metà degli Ottanta. Bentornati ancora una volta (di nuovo) a casa, ragazzi!

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Story of a Nobody (05:08)
2. Burning Rain (05:56)
3. Dark Revolution (05:07)
4. The Fastest Gun in Town (04:16)
5. Truth Is a Hunter (04:51)
6. Crack in the Glass (05:04)
7. Perfect Enemy (05:09)
8. See You Down in Hell (04:46)
9. The Lights of Soho (04:34)
10. Not Lay Down and Die (05:28)
11. Voices of the Damned (05:26)

Formazione:
Alan Marsh – voce
Andy Boulton – chitarra
John Wiggins – chitarra
Andy Wrighton – basso
Steve Pierce – batteria


Tokyo Blade – Dark Revolution (video ufficiale)
Tokyo Blade – Truth is a Hunter (audio ufficiale)
Tokyo Blade – Voices of the Damned (audio ufficiale)
Tokyo Blade – “Dark Revolution” (copertina dell’album)
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