Tra Venere e Giove

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Marzla Vada
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2005

Marzla vada è un interessante quintetto di zii con l’autostima sotto sforzo, il cui esordio Med Venero in Jupitrom rappresenta uno degli ultimi tuffi nella dimensione oscura dell’intellettualismo rock prealpino. La band lascia fieramente le sue radici a Lovrenc na Pohorju, il che si nota in fondo anche nel nome del collettivo, che in pratica è una derivazione dialettale di “acqua fredda”. I ragazzi quest’anno entrano già nel quindicesimo anno di instancabile rovistare musicale, che ha presentato Marzla vada a più di qualcuno come una piacevole ventata d’aria fresca nell’irrigidimento della scena musicale di casa nostra.

Med Venero in Jupitrom è, a livello tematico, un lavoro parecchio pesante di questi elettrizzati del Pohorje. Costruisce la sua immagine bizzarra su una sospetta morbosità, a cui molti anni fa eravamo abituati con i ben più ascoltabili Faith No More, ovviamente con una produzione morbida e levigata, adatta ai tempi e ai luoghi. Il trattamento concettuale dei malesseri quotidiani dell’individuo è il messaggio principale dell’esordio. Come per la maggior parte degli sloveni, credo che un’amarezza indigesta soffi attraverso quasi tutti i pezzi di questo album, dai favoriti radiofonici Poglej jih e Slava jim fino al drum & bass tagliente di A jutro še ni bilo zrelo. Il girare cupo e per lo più prevedibile attorno al fenomeno dello scetticismo personale non offre una deriva musicale più tangibile rispetto ai già innumerevoli sentiti gridi di disperazione e di esaurimento spirituale. Forse con la sola rara eccezione di Vonj po življenju, che insieme a Dijak funziona come un potente incrocio tra pop e approcci rock più incisivi, condito con un pizzico di ambientalità floydiana e un’astratta ondulazione di tastiere. Come dimostrazione abbastanza decente della portata attuale della band si rivela anche il brano Veter, ma con l’imperante predominio di un patos darker sempre impotente è decisamente troppo poco per quell’innalzamento di qualità più che necessario, che avrebbe fatto di questo album un documento musicale più digeribile.

Con l’esordio i Marzla vada si sono ritrovati, come dicono loro stessi meglio di chiunque, sulla strada verso il nulla. Tra un continuo barcollare da sinistra a destra e viceversa. Almeno per ora. Il coraggio ai ragazzi non manca di certo, direi piuttosto che l’entusiasmo qui è forse perfino troppo evidente. Eppure Med Venero in Jupitrom non ci offre acrobazie musicali degne di nota. Così l’unicità della propria espressione resta sicuramente uno dei principali assi nella manica dell’album. Quanto ai Marzla vada, d’altra parte, farei davvero fatica a garantire per la loro capacità di abbattere gli stereotipi della scena rock slovena, sia quella popolare che quella oscura.

Formazione

Marko Šumer – voce
Tomaž Gornjak – chitarra
Jože Čučko – tastiere, chitarra
Tadej Kojc – basso
Alan Krajnc – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Bernarda Močilnik – voci di accompagnamento
Seno Šuta – percussioni

Produzione

Žare Pak

Tracklist

1.Zakaj človek teče
2.Poglej jih
3.Veter
4.Popoln umor
5.DM (Drugačna misel)
6.Poti
7.Svet
8.A jutro še ni bilo zrelo (tvoj pogled ob mojem)
9.Vonj po življenju
10.Dijak
11.Zmedena pesem
12.Slava jim
13.Letnik 73′

Durata dell’album: 55.21

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