Train Of Thought

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Dream Theater
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: year
Voto: 2/5

Sono rimasto senza parole. Tanta aggressività nei Dream Theater non è roba che capita tutti i giorni. Quindi, che diavolo ci offre ‘sto treno dei pensieri più neri? Prima di tutto chiariamo una cosa che mi dà parecchio fastidio dei Dream Theater. Fanno gli intellettuali tutti d’un pezzo, che avvolgono la loro poesia in prediche d’alto bordo. Ma finché Portnoy nelle sue interviste continuerà a sostenere con xenofobia la militanza aggressiva degli USA su suolo terrestre, i Dream Theater a caccia di chissà quali sfere spirituali superiori resteranno semplicemente ridicoli. Persino Benny Hill è un dilettante in confronto.

La chitarra di Petrucci non ha mai suonato così aggressivamente sporca, così sfrigolante. La band mostrava una propensione alla brutalità già con l’album precedente, “Six Degrees Of Inner Turbulence” (2002). Tanto riffing a semitoni i Dream Theater non l’avevano mai servito (vedi As I Am, Honor Thy Father, In The Name Of God). Ma il sound “modernizzato” e il cambio di look stilistico della band non fanno per niente bene al cantante James LaBrie e al suo timbro. Stavolta, ogni volta che decide di seguire il riffing chitarristico a semitoni, il suo canto ricorda un latrato canino forzato, oppure James Hetfield alzatosi col piede sbagliato nel giorno più nero della sua vita. Spesso LaBrie canta anche attraverso i più svariati effetti, che deformano apposta la sua voce di base, visto che i ragazzi stanno giocando la carta originale dell’aggressività. La band diventa così, disco dopo disco, sempre più dura e allo stesso tempo perde continuamente in melodia. Così non prendono vita fino in fondo nemmeno gli stacchi solistici, ovvero la mitragliata supersonica incrociata di tutti gli strumenti, che ovviamente anche in questo disco non manca, ma che non emerge per niente. Il che significa questo: oltre alla melodia, i Dream Theater hanno perso anche una parte della loro complessità e nella nuova veste diventano molto più lineari, mentre la stratificazione che un tempo arricchiva la band perde inesorabilmente significato.

Stream Of Consciousness, con l’inserto di “espresso” di schegge sosoliste barocche sul finale, rappresenta il momento più melodico del disco e ci ricorda (probabilmente solo per caso), anche per la produzione sonora, i tempi migliori della band e il loro disco “Awake” (1994). Un po’ di dinamica la portano in In The Name Of God anche gli inserti di tastiere orientaleggianti di Rudess e il lavoro variegato della batteria di Mike, che come base suona qui più come delle percussioni, creando un contrasto invidiabile ed emozionante nel pezzo. In realtà la sezione ritmica Portnoy/Myung è l’unica cosa che tira su il disco dal suo fondo assoluto.

Stavolta ai Dream Theater non si può chiudere un occhio. La mia opinione personale è che ai ragazzi non vada più di comporre e si siano detti: “Sforniamo una jam veloce, tanto il disco suonerà comunque diverso, il nome ce l’abbiamo, vendiamo bene! Dai, rifiliamo l’uovo di cuculo, tanto la gente è stupida!” Mancano idee e voglia. Il disco è fatto a forza, in fretta e sistemato alla svelta. La dimostrazione di tagli a semitoni perfetti e di assoli per il resto ultrasonici, che restano nascosti alle orecchie, purtroppo non convince. I Dream Theater hanno bisogno di una lunga pausa, perché hanno offerto un prodotto di una noia mortale, che non arriva nemmeno alle caviglie della loro eredità tra il 1989 e il 1999! Quello che fanno i Dream Theater con il nuovo album, i mainstreamer della nuova generazione lo padroneggiano molto meglio e in modo convincente. Fan di Metallica e Arch Enemy, godetevi l’ascolto della raffinata audizione di Petrucci per entrare nelle due band. Buonanotte!

Formazione

James LaBrie – voce
John Petrucci – chitarra
Jordan Rudess – tastiere
John Myung – basso
Mike Portnoy – batteria, percussioni

Produzione

John Petrucci & Mike Portnoy

Tracklist

1. As I Am (7:47)
2. This Dying Soul (11:27)
3. Endless Sacrifice (11:24)
4. Honor Thy Father (10:24)
5. Vacant (2:57)
6. Stream Of Consciousness (11:16)
7. In The Name Of God (14:14)

Durata dell’album: 68:19

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