U.D.O. : Steelfactory

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Data di uscita: 31.08.2018
Etichetta: AFM Records
Produzione: Jacob Hansen
Voto: 9.0 / 10


Udo Dirkschneider non ha bisogno di grandi presentazioni. Ma dove sono finiti gli ultimi tre anni? Di roba ne è successa un sacco per l’ex voce storica dei grandi Accept e eterno condottiero della sua band, gli U.D.O. L’ultimo album degli U.D.O. è uscito proprio tre anni fa, e ancora quest’estate il leggendario urlatore, con la sua band U.D.O. ma sotto il nome Dirkschneider, chiudeva le ultime date dei festival estivi. In quei tour gli U.D.O., ribattezzati per l’occasione Dirkschneider, suonavano rigorosamente solo materiale degli Accept. Nelle nuove interviste e dichiarazioni di Udo Dirkschneider è poi finalmente venuto fuori anche ufficialmente che pare che Udo e quei due vecchi compari degli Accept (Hoffmann, Baltes) siano proprio ai ferri corti, ma questa è un’altra storia.

Perché un’introduzione così fattuale? Perché che la musica di Accept e U.D.O. sia strettamente legata ormai non è più una scoperta che faccia uscire il nostro pianeta dall’eclittica. E non solo storicamente, ma anche a livello di stile. Chi ascolta gli Accept ascolta gli U.D.O. (e viceversa). Non si scappa, se sei un fan del metal della vecchia scuola. Ma «Steelfactory», uscito a fine agosto di quest’anno, rimanda in modo particolarmente velenoso ad alcune frasi chitarristiche dei pezzi più marcati della carriera degli Accept. Gli U.D.O. negli ultimi tre anni si sono resettati di brutto. Di scioltezza e divertimento, con la serie di concerti sotto il nome Dirkschneider, non ne è mancato di certo. Le linee di energia nella squadra sono distribuite alla perfezione, e così di idee e di chimica creativa reciproca, più tardi in studio, ce n’era a palate. Se ti fermi solo sulla nuova Make the Move, ti accorgi in un attimo che non solo il titolo, ma proprio il riff guida ti tira dritto dritto verso il riff di quel classico degli Accept che è Living For Tonite. In pratica, suonare il materiale degli Accept dopo i tour Dirkschneider ha contagiato la composizione della nuova musica U.D.O. per l’album «Steelfactory». Questo è un dato di fatto. Se si va avanti a spulciare il disco, poco più in là si incappa per esempio in Rising High, che di nuovo, non solo nel titolo ma anche nel riff e nel ritornello, richiama irrimediabilmente il riff di Aiming High degli Accept. One Heart One Soul e Blood On Fire hanno in pratica lo stesso identico riff di chitarra portante. Ma mentre la prima si porta dietro soprattutto un ritornello bombastico, la seconda si lancia in un pre-ritornello a dir poco sinistro e in uno sviluppo cupo, dove trionfa totalmente il marchio di fabbrica di Udo, quel suo urlo!

Per non girare troppo attorno alla stessa cosa. I riff che senti su «Steelfactory» si possono definire i migliori riff che gli Accept non hanno mai registrato negli anni Ottanta. Tanta è la compatibilità compositiva che regna nella scrittura delle due band. Ma è un fatto che accompagna la carriera solista di Udo fin dalla seconda metà degli anni Ottanta, e qui non c’è davvero nessuna America da scoprire. E stavolta ancora di più, perché la pausa di tre anni è stata una benedizione. Porta infatti un bel mucchio di pezzi eccellenti. Se i precedenti album degli U.D.O., a causa degli intervalli troppo brevi tra un’uscita e l’altra, hanno sofferto in credibilità per un «riciclo confezionato con meno abilità» dei riff usati, «Steelfacotry» non ha in realtà nemmeno un punto debole, nemmeno un momento, e «ricicla» ciò che è già stato detto in modo molto più abile e scaltro dei suoi predecessori in studio. Soprattutto, Udo e compagni dimostrano la loro maestria negli arrangiamenti dei pezzi a tempo medio (A Bite Of Evil, In the Heat of the Night, entrambi vette dell’album, e poi, prima della fine, Rose in the Desert). In coda c’è una nuova, splendida ballad, My Way, dove Udo incanta usando il timbro naturale della sua voce. Per il resto, quest’uomo che è bello che entrato nei sessanta inoltrati ulula e strilla come un indemoniato. Con una potenza intatta, ed è proprio questo il punto che tiene saldamente la credibilità del tipo sulla scena. In decenni non ha perso un briciolo di forza vocale. E ci sono anche i ceffoni rabbiosi! L’opener Tongue Reaper ed Eraser verso la fine ti spaccano il cranio!

Udo e la squadra hanno un’esperienza enorme. In questo album tutto sta al suo posto, compresi tutti i passaggi mid-eight e gli assoli fantastici. La linea di basso scava e strappa senza sosta (Hungy And Angry) per tutto il disco, e Udo, come detto, strilla come un diavolo, una vera belva. L’album è suonato e registrato con una potenza incredibile e una passione che ribolle. Il che affascina ancora di più, visto che Udo ha alle spalle una carriera lunghissima e fertilissima, e potrebbe tranquillamente annunciare il ritiro musicale. Ma con la voglia che dimostra e la creatività compositiva, speriamo che questa idea non gli venga in mente per un bel pezzo. Sarebbe un peccato.

Un ottimo nuovo album degli U.D.O., insomma! Esattamente come deve essere. Anzi di più. Viste le richieste e le aspettative iniziali verso la band, addirittura migliore.

Attenzione. Fan, date un’occhiata anche alle due edizioni speciali «in tiratura limitata». Per il mercato europeo e per quello giapponese. Anche i brani extra sono eccellenti. Nella versione per il mercato giapponese c’è come bonus track anche What A Hell Of A Night, un «rock’n’roller» incredibilmente riuscito, costruito sulla scala maggiore, che potrebbe tranquillamente rappresentare uno dei pezzi di punta del nuovo album (ecco cosa succede quando nelle vene del suo creatore scorrono i riff degli Accept Burning e I Am A Rebel).

Autore: Aleš Podbrežnik


tracklist:
01. Tongue Reaper
02. Make The Move
03. Keeper Of My Soul
04. In The Heat Of The Night
05. Raise The Game
06. Blood On Fire
07. Rising High
08. The Devil Is An Angel (bonus track nell’edizione “digipack”)
09. Hungry And Angry
10. One Heart One Soul
11. Pictures In My Dreams (bonus track nell’edizione “digipack”)
12. A Bite Of Evil
13. Eraser
14. Rose In The Desert
15. The Way

formazione:
Udo Dirkschneider – voce
Andrey Smirnov – chitarra
Fitty Weihhold – basso
Sven Dirkschneider – batteria

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