Un coro di anime di graffiti! (2010)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Piazza Duomo / Spilimbergo (Udine) / Italia
Data del concerto: 03.08.2010
Pubblico: 4,000
Prezzo del biglietto: 35,00€
Simple Minds in giro con il “Festival Show Tour”! Per la precisione siamo alla terza tranche del tour, quella in cui presentano il nuovo album in studio “Graffiti Soul” (2009). Si tratta di raccogliere le “briciole” live dopo aver già battuto a fondo le piazze di mezzo mondo l’anno scorso: nel 2010 i Simple Minds vanno in Australia, in qualche palco europeo “dimenticato” e fanno una toccata e fuga in Brasile.
Spilimbergo è una graziosa, bellissima cittadina rinascimentale dal carattere genuino, che vive nel centro storico perfettamente conservato, con tutta la sua architettura antica da manuale. La Piazza Duomo da un lato si appoggia agli edifici del centro e dall’altro al castello e alle sue mura. E proprio su questa piazza hanno montato il palco dove stavolta sono saliti i giganti scozzesi dell’art pop rock anni Ottanta.
Oggi i Simple Minds non riempiono più gli stadi con decine di migliaia di teste. Ma un buon 4.000 di teste ti riempie alla grande una piazza come Piazza Duomo. Questa volta ad aspettare i Simple Minds c’era un pubblico incredibilmente carico. Sono le 21.30! Invece dei Simple Minds sul palco, come annunciato, dagli altoparlanti rimbomba un avviso: il concerto comincerà con 20 minuti di ritardo, perché il bus che porta la band in giro per il tour sarebbe rimasto intrappolato in un ingorgo da qualche parte nella periferia della cittadina. Il pubblico festante si trasforma in un attimo in un coretto affannato di fan offesi, che ha “brontolato” per altri 40 minuti di attesa. Verso le dieci, cioè dopo mezz’ora di attesa, dal cielo è caduta qualche goccia di pioggia. I fischi e il malcontento del pubblico si fanno sempre più intensi! Per fortuna erano solo quattro gocce. E finalmente, alle dieci e dieci di sera, il palco si oscura e ci accompagna nell’intro registrata del concerto con lo strumentale Themes For Great Cities! Alla fine i ragazzi sono sul palco! Sorpresa immediata! Sanctify Yourself da “Once Upon A Time” (1985): gli anni Ottanta ci piombano addosso in un attimo, ci risucchiano in un vortice temporale e ci cullano nel grembo di un’illusione nostalgica, dove dimentichiamo che esiste il tempo, perfino lo spazio, e anzi riceviamo la conferma che nulla è cambiato. I Simple Minds sono rimasti i Simple Minds e noi, che amiamo la loro opera, la loro faccia e le loro gesta, siamo rimasti fedelmente al fianco della band anche nel 2010!
Sul palco ci sono sei persone! L’immancabile voce della band, Jim Kerr, il fedele batterista di lunga data Mel Gaynor, il bassista Eddie Duffy, che ormai ha già messo insieme oltre 10 anni nel gruppo, e poi non possiamo certo dimenticare il chitarrista Charlie Burchill. A proposito di Charlie, mi ci è voluto parecchio per capire da dove arrivasse il suono della chitarra sul palco. L’ho scoperto solo grazie a un fascio di luce bianca durante il suo assolo in Sanctify Yourself. Il tipo era seduto su un palchetto supplementare per le tastiere, sotto i piedi del tastierista Andy Gillespie. Come mai? La risposta l’ha data la gamba di Charlie ingessata, da cui spuntavano solo le dita dei piedi. Meno male che non si è rotto un braccio! E la cosa curiosa è che durante Sanctify Yourself Charlie non aveva in mano il Gretsch White Falcon, ma una V volante, che a quanto pare è una new entry nella sua collezione di chitarre da concerto. A fare compagnia ai ragazzi sul palco, come corista, c’era l’affascinante Sarah Brown, con una naturale, enorme tendenza alla provocazione nei movimenti!
Il dialogo intrecciato di collage sonori unici tra chitarra e tastiere è uno dei più grandi marchi di fabbrica dell’espressività dei Simple Minds! Stavolta la band ha steso in un attimo il velo di quell’immagine sonora così curata, unendo l’indispensabile livellatrice del basso che strappa, un ritmo compatto, solido e di altissima fattura e la grande precisione alla batteria di Mel Gaynor. Jim Kerr resta un cantante unico, accanto al quale il Bono degli U2, ormai incartapecorito da un pezzo, si trasforma in un istante in Britney Spears sul palco. Un cantante carismatico, che si distingue per una comunicazione scenica tutta sua con il pubblico, in cui mescola passi di danza mentre marcia di continuo avanti e indietro sul bordo del palco, da sinistra a destra, salutando di continuo la folla e chiudendo spesso i versi accovacciato. La sua voce matura come il vino, che con gli anni guadagna solo in fascino e profondità. Profondità vera. Il personaggio affascinante di questo musicista ha avuto stavolta in concerto qualche lieve difficoltà a portare la voce dai registri medi verso quelli alti e altissimi, cosa confermata presto anche dal ritornello di Stars Will Lead The Way, tratta dal nuovo album “Graffiti Soul”. Kerr si è scusato con il pubblico per l’attesa appena salito sul palco. Più tardi si è dimostrato un interlocutore più che solido in italiano. Vive infatti in Sicilia..
La scaletta poi è stata più che eccellente. I nuovi brani dell’ottimo album “Graffiti Soul” per origine musicale sono materiale che si lega del tutto naturalmente alla maggior parte del resto del repertorio, che stavolta era fatto di classici degli anni Ottanta. Una follia! Il terzo pezzo, il capolavoro ambient Waterfront, ha scaldato il pubblico fino in fondo e ha evocato subito, già nella prima parte, uno dei picchi del concerto!
I Simple Minds dal vivo sono incredibilmente convincenti. Primo: ti conquista il gioco di Jim Kerr, che ogni volta che gli gira ti porta senza che tu te ne accorga a sventolare le braccia in alto, in aria, senza volerlo. Per due ore. Kerr non molla mai in questa comunicazione con il pubblico. La seconda cosa che ai concerti dei Simple Minds sovrasta tutto è il suono della band sul palco, calibrato alla perfezione. Il suono è distribuito in modo eccellente e i suoi elementi convivono nel giusto equilibrio. Siccome il concerto era all’aperto, il maltempo, con qualche raffica di vento, ha un po’ deformato il quadro sonoro, e a farne le spese di più sono state le tastiere. Ma quei momenti sono stati pochi.
Il temporale, che per tutto il tempo ha mostrato i denti con i lampi sul lato nordovest del cielo, ha schivato per fortuna la zona, e così la “pioggerella” ci ha solo sfiorati durante il nuovo brano This is It e un’altra sorpresa della serata, il pezzo Mandela Day. Solo per quest’ultimo il palco si è tinto di colori vivaci con le luci dei riflettori; per il resto, durante il concerto siamo stati di nuovo testimoni del classico abbinamento a due colori nelle luci di scena, dove si danno la mano il bianco con il blu o con una luce viola. Anche il palco più volte completamente avvolto dalla nebbia, che sta benissimo con l’atmosfera altamente vibrante del teatro scenico dei Simple Minds, è ormai una costante conosciuta!
I classici della band a seguire, come Sons And Fascination Once Upon A Time, One Step Closer Someone, Somehere (In the Summertime), In Trance As Mission e, come da copione, gli immancabili Don’t You (Forget About Me) e Alive And Kicking e New Gold Dream (81, 82, 83, 84), sono stati la garanzia di un altro fantastico incontro con i perfezionisti del suono e dell’arte delle Highlands scozzesi! E fa impressione anche quanto consenso abbia raccolto il pezzo d’apertura dell’attuale album in studio della band, Moscow Underground, dove il pubblico si univa al canto anche con i versi. In Don’t You (Forget About Me) Kerr ha lasciato più volte i ritornelli direttamente al pubblico. Il brano Belfast Child è stato sostituito stavolta da Mandela Day; l’unica cosa che ha sorpreso è che i Simple Minds non abbiano suonato She’s A River. In compenso, al posto di Real Life dall’omonimo album, che finora in tour suonavano quasi sempre, hanno piazzato See The Lights (anch’essa da “Real Life”) e si sono così fatti perdonare più che bene. Il grande fascino di questa band sta nel fatto che la sua scaletta, per ogni serata di concerto, è un indovinello difficile da risolvere.
Nel bis abbiamo avuto ancora Ghost Dancing e la cover dei The Doors Gloria. La band ha infilato anche una breve variazione sui brani Take Me To The River e Dance To The Music, rendendo così ancora più vivaci gli ultimi minuti dell’esibizione.
I Simple Minds mantengono un’energia straordinaria! Sembrano molto solidi, come ha confermato anche la comunicazione attiva e dinamica sul palco tra tutti i membri della band. Sul palco non senti una nota sbagliata, né un inciampo ritmico per caso. Tutto è suonato con una precisione da orafi, secondo il perfezionismo sonoro innato della band. L’eccezionale selezione di repertorio, che ci siamo goduti con questo gruppo speciale, ha ipnotizzato proprio tutti i presenti al concerto di Spilimbergo. La fase di estasi in quel mondo appena costruito è andata avanti ancora un bel po’. Ancora a lungo dopo che i Simple Minds avevano salutato definitivamente. Gli anni Ottanta nella musica, nella predica dei Simple Minds, restano reali! Finché la band continuerà a pubblicare album ottimi come l’ultimo in studio, “Graffiti Soul”, non dovremo temere di non poterci più addentrare, un giorno, nell’unico mondo musicale che conoscono i Simple Minds e i mitici anni Ottanta del rock popolare!
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Theme For Great Cities
2. Sanctify Yourself
3. Stars Will Lead The Way
4. Waterfront
5. Rockets
6. See The Lights
7. This Is It
8. Mandela Day
9. Moscow Underground
10. Sons And Fascination
11. In Trance As Mission
12. Someone Somewhere (In Summertime)
13. Once Upon A Time
14. One Step Closer
15. Don’t You (Forget About Me)
16. Alive And Kicking
17. New Gold Dream (81,82,83,84)
—bis—
18. Ghostdancing
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