Una seconda vita per chi era già dato per spacciato (2011)

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Luogo: Cvetličarna VPK, Lubiana, Slovenia
Data dell’intervista: 10.03.2011

Potremmo definirli provocatori e manipolatori del suono. Nelle loro epopee musicali sono sempre stati audaci e, con il loro modo di intendere la creatività, hanno spostato i confini della psichedelia metal, dando vita a monumenti a cui è difficile trovare un paragone. Il quintetto di El Cajon scrive la propria storia dal 1988, ma dal 1998 nella loro cronologia si spalanca un grande vuoto. Anni di battaglie legali per assurde cause giudiziarie (nel 1998, durante le riprese del loro ultimo videoclip Faded, un membro della troupe sarebbe diventato cieco, a quanto pare per motivi di scarsa sicurezza. In questo gioco di un destino beffardo si è intromessa l’amarezza delle divergenze musicali e la band è rimasta inattiva per quasi 14 anni. A lasciare per primo la nave che affondava è stato il cantante Buddy Lackey, meglio noto come Devon Graves. Buddy, più che nei Psychotic Waltz, allora si ritrova nei Deadsoul Tribe. L’esempio è stato presto seguito dal resto della ciurma. Dan Rock ha fondato i suoi Darkstar. Norm Leggio ha messo in moto, insieme a Steve Cox, i Teabag. L’anno scorso, però, il periodo di quiete si è interrotto. Nel motore della vecchia macchina è stata versata nuova speranza e le valvole ripulite di un ingranaggio un tempo ben rodato ora ronzano con nuovo slancio. Del passato e dei contorni di un nuovo, promettente futuro hanno parlato in esclusiva per noi i leggendari anticonformisti della psichedelia hea(r)vy-me(n)tal, gli sciamani psicotici del suono: Psychotic Waltz!

Praticamente incredibile ma vero: dopo tanti anni di assenza e di morte clinica, avete ritrovato abbastanza voglia ed entusiasmo per riprendere un volo interrotto troppo presto, tra le nebbie progressive di un metal psichedelico, audace e ben speziato! Ma partiamo dal concerto di stasera e dalla serie di band con cui dividete il palco… Vi sembra che la tavolozza del metal sia ben completa, se nello stesso giorno e dallo stesso palco, in poco tempo, si sentono i suoni di Simphony X, dei Nevermore e di una scena un po’ più dura, e come completate voi questa tavolozza?

Devon Graves: Il nostro compito è proprio essere diversi, perché il senso di quello che facciamo è non essere del tutto identici a quello che fanno le altre band. Se mi chiedete come ci sentiamo a essere qui, in questo schieramento, posso dirvelo solo dopo il concerto… (risate)

Ward Evans: I concerti sono stati accolti benissimo, le band collaborano alla grande tra loro e ci stiamo divertendo un sacco. Secondo me la line-up è ottima e, visto che ci divertiamo pure, è davvero fantastico! È bellissimo essere tornati!

Il tour è più o meno a metà: com’è il bilancio dei concerti finora?

Norman Leggio: I concerti finora sono andati molto bene e, a metà tour, posso dire che ci sentiamo davvero alla grande. Ai concerti c’è parecchia gente sinceramente felice di rivederci. Tra il pubblico ho visto anche parecchi con le lacrime agli occhi che cantavano insieme a noi. Tanti che ci seguivano prima dello scioglimento tornano con addosso le vecchie magliette, quasi dimenticate… La cosa incredibile è che suoniamo in piazze dove non avevamo mai suonato, perché in passato facevamo date per conto nostro in club davvero minuscoli, quasi senza pubblicità, dove praticamente nessuno sapeva che stavamo suonando… E in più, ai concerti ci sono tanti che vivono per la prima volta l’esperienza di un concerto dei Pychotic Waltz…

Devon: Arrivano ai concerti con entrambi i set di CD (gli album A Social Grace, Into The Everflow, Mosquito e Bleeding differiscono tra loro sia per il grado di progressività sia per la quantità di esperimenti sonori che i Psychotic Waltz hanno fatto in studio, N.d.R.), e questo ci dà una bella carica e ci incoraggia un sacco.

Norman: L’esperienza è quindi molto positiva e, come ha già detto Ward, la line-up è davvero eccezionale. Tutte le band con cui suoniamo sono fortissime e ci stiamo divertendo un mondo!
Sono davvero già passati 14 anni da quando la notizia del vostro addio ha scosso il mondo della musica, e ora tornate con una carica tutta nuova. Qual è stato l’elemento chiave che vi ha dato nuove energie e come vi sentite qui e ora, risorti e di nuovo in pista?

Brian McAlpin: Mi sembra che non sia passato così tanto tempo. Come se avessi premuto il tasto di avanzamento rapido e… puf, eccoci qui!

Dan Rock: Hai ragione! Sembra che non siano passati ben 14 anni, ma, come avete detto voi e come dice chiunque ci incontri: “Non vi si vedeva in giro da 14 anni…” … A noi non sembra, perché il tempo è volato e, ora che siamo di nuovo insieme a suonare, ci pare di essere sfuggiti ai denti del tempo. Alcuni fan ci hanno detto che suoniamo come se avessimo ripreso da dove ci eravamo fermati, 14 anni fa. Ma sono passati davvero 14 anni: controllate l’orologio…

Il tempo è senza dubbio un fattore potente, ma dall’altra parte c’è l’energia che vi tiene uniti, di nuovo insieme, e in essa c’è la forza del metal, il “power of metal”, se posso usare lo slogan di questo tour… Che cosa significa per voi questo “power of metal”, ragazzi?

Ward: Hmmmm… Power of metal… È una cosa che per molti vuol dire cose diverse. Per noi significa la forza che ci ha riuniti e richiamati indietro. È la chimica tra tutti noi, per cui ci importa di andare avanti e per cui è fantastico essere qui, di nuovo in pista, a fare quello che amiamo. Come ha detto Dan: come se non avessimo mai smesso di creare. Non so se questo sia il potere del metal e se il “power of metal” si possa legare direttamente alla nostra matrice, visto che non siamo una band heavy metal e non siamo i Manowar o roba del genere… Di sicuro però la forza comune sta nelle folle di fan e in noi che siamo tornati a fare quello che sappiamo fare meglio. Questo è quanto ho da dire io…

Possiamo agganciarci alla nota progressiva: se doveste proprio etichettare e catalogare la musica che fate, anche se non è qualcosa che descrive tutta la vostra musica, quale etichetta usereste?

Norman: Io direi, OK… Se fossi nel mio negozio di dischi (Norman nel frattempo è stato davvero proprietario di un negozio di dischi, N.d.R.) e sugli scaffali, oltre al metal, ci fosse un sacco di punk e HC, ci metterei nella sezione progressive metal, perché è così che ci vendono tanti negozi, ma non siamo una prog metal band. Abbiamo certe inclinazioni, ma scriviamo solo la musica che ci piace. Potremmo elencare tantissime influenze che ci hanno definito da ragazzi: molte sono in comune, ma tra quelle elencate ce ne sono tante che piacciono a uno e agli altri no. I Psychotic Waltz sono come una ciotola in cui tutta questa varietà di influenze si mescola, ed è per questo che facciamo quello che facciamo. Non ci limitiamo mai scrivendo qualcosa a tavolino, per soddisfare delle definizioni! Il primo disco (A Social Grace del 1990, N.d.R.), in cui ci sono un sacco di cose complesse: non pensavamo di voler creare qualcosa del genere. Lo abbiamo semplicemente fatto, riversando il nostro cuore sul disco! Ed è il principio che abbiamo sempre seguito. Tutti e quattro i dischi sono così. Quello che vorrei sottolineare è che i quattro album sono molto diversi tra loro, ma hanno in comune il fatto che, qualunque cosa si ascolti di quanto registrato, si capisce subito che siamo noi: si sente l’armonizzare degli uomini che formano i Psychotic Waltz. Si sentiamo io e Ward che seguiamo il ritmo, si sente la voce di Devon e si capisce: sono i Psychotic Waltz! Ed è proprio quello che abbiamo sempre avuto: abbiamo sempre fatto musica che, fin dal primo giorno, era musica dei Psychotic Waltz.

Devon: Quello che Norman vuole dire è che abbiamo sempre fatto la musica che volevamo ascoltare. Non si tratta di seguire cliché o schemi, né di incasellarsi in un genere: da sempre ci muove la voglia di creare musica che non esisteva, ma che volevamo far esistere.

Da un bel po’ non avete un’etichetta alle spalle, ma mi interessa lo stesso come procede la creazione di nuovo materiale e quanto siete vicini a seminare nel mondo ciò che i Psycotic Waltz sono oggi?

Devon: Per ora non possiamo svelarvi proprio niente, perché non è stata scritta nemmeno una nota di musica nuova. Quando è nata l’idea di rivederci, lo scopo era chiaro: registrare un nuovo disco. Dan è stato l’ultimo ad accettare la reunion e proprio questo festival Power Of Metal è stato il motivo del ritorno insieme, un motivo abbastanza solido da fargli dedicare il suo tempo a realizzare tutto ciò che rendeva possibile questo ritorno. Quando ha accettato ed è tornato, l’obiettivo principale era partire per questo tour. In pratica ha dovuto rimettersi a reimparare tutto quello che aveva scritto un tempo. Prima del tour, quindi, invece di scrivere e addentrarsi in musica nuova, tutto il tempo è andato a ripassare e consolidare il vecchio materiale del nostro repertorio. Quando torneremo a casa, mi piacerebbe riprendere il vecchio metodo rodato e collaudato: Dan e Brian si siedono allo stesso tavolo o nella stessa camera da letto, afferrano le chitarre e si limitano a provare idee, aggiungendo o togliendo melodie, migliorando la materia e dandole una forma concreta; poi la presentano a Ward e Norm e, quando arrivano all’arrangiamento voluto, mandano a me la demo registrata, così io metto il punto sulla i e ci piazzo sopra anche la mia voce!

Quali sono quindi i piani a breve e quali quelli a lungo termine per la band?

Dan: A breve vogliamo chiudere con successo questo tour, suonare i concerti rimasti e divertirci, conoscere nuovi amici tra il pubblico, che ai concerti di adesso ha la metà dei nostri anni, il che è fantastico! E allo stesso tempo è bellissimo rincontrare tutti i nostri coetanei che non vedevamo da tanti anni! Questo è quello che abbiamo in mente a breve termine. Poi torniamo a casa sani e salvi e iniziamo a scrivere. A lungo termine invece… chi lo sa?

Brian: Io vorrei registrare un sacco di nuovi album!

Devon: Vogliamo andare avanti e seguire l’idea che le strade verso il futuro siano spalancate, anche se facciamo fatica a intuire cosa ci porterà.

Mettiamo il punto sulla i a questa chiacchierata davvero approfondita e chiudiamo con i vostri pensieri finali!

Ward: Direi che è fantastico essere di nuovo qui, di nuovo in pista! Non vediamo l’ora, tutti quanti, sia del tour sia di ritrovarci, e in Slovenia vogliamo tornare appena il nuovo disco sarà finalmente pronto. Avete un paese bellissimo e qui ci troviamo davvero benissimo!

Norman: In sostanza, quello che ha detto Ward è la cosa giusta. È davvero fantastico essere tornati. Mi sto divertendo un sacco, soprattutto a stare insieme a questi ragazzi. Mi entusiasma anche creare il nuovo disco: lo vogliamo tutti partorire e realizzare presto. Quando torneremo a casa lo scriveremo e potete scommettere che saremo di nuovo qui prima di quanto pensiate!

Devon: Delizioso! (risate) Sono contento che ci abbiate aspettato con pazienza e non vi siate dimenticati del tutto di noi! Grazie per il vostro sostegno, per venire ai nostri concerti, comprare i nostri dischi e restarci fedeli come fan! È fantastico, e ora passo la parola a Brian!

Brian: Ciao a tutti! Il caffè sloveno in Europa non ha rivali!

Dan: Un saluto a tutti, gente! Avete una città bellissima! Darei non so cosa per saperne pronunciare bene il nome… (risate)

Intervista nata dalla collaborazione tra la trasmissione Aritmija, RockLine e Rock Hard Slovenija.

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