I sinfonici della Generazione X (2011)

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Luogo: Cvetličarna VPK, Lubiana, Slovenia
Data dell’intervista: 10.03.2011

Il metal sinfonico non sarebbe quello che è se, a un certo punto, non avessero unito le forze creative dei musicisti di talento come il chitarrista e virtuoso Michael Romeo, il tastierista Michael Pinnella, il bassista Michael Lepond, il batterista Jason Rullo e il poliedrico polistrumentista che le corde vocali le allunga senza fatica per quattro ottave e mezza: mister Russell Allen. Prima di entrare nei Sypmhony X cantava nel gruppo di cantori medievali Medieval Times Dinner Theater, e da allora si è messo alla prova per bene anche come solista, sempre con la mira puntata sulla perfezione. Proprio la perfezione, insieme alla rivalità eterna con i padri insuperabili del prog metal Dream Theater, ha forgiato una strada solida di lavoro in studio che finora ha partorito nove dischi e che, dal 1995 e dall’album The Damnation Game in poi, lastrica il cammino in compagnia dell’élite da ben 17 anni. Dall’ultimo disco, Paradise Lost, sono passati quattro anni tondi tondi, e per giugno è annunciata l’uscita del tanto atteso decimo album. Cosa porta con sé, ma soprattutto dove le correnti della storia hanno portato i Symphony X fino a oggi, ce lo ha rivelato prima del concerto alla Cvetličarna di Lubiana l’uomo senza il quale la sinfonia del metal sarebbe senza dubbio più povera: mister Russell Allen.

La tavolozza di suoni che porta quest’anno il Power Of Metal è davvero ampia, e uno spunto interessante nelle chiacchierate fatte finora è il modo diverso di vedere il significato del metal e di intendere il concetto della sua forza generica. Per voi, qual è il cuore di questa forza?

Russell Allen: Per me è un’occasione unica per essere di nuovo on the road e cantare per la gente in giro per il mondo. Per le band è una splendida occasione per farsi conoscere da nuovo pubblico. Noi Symphony X ci diciamo da anni che dovremmo venire qui in Slovenia, e solo adesso, con questo tour, è andato tutto a posto e abbiamo avuto il via libera per arrivare. Personalmente sono felicissimo, sia per i Symphony X sia per il tour Power Of Metal, che ci sia stata data la possibilità di venire qui, e finora tutto si è rivelato fantastico e sta andando di conseguenza alla grande. La gente qui è davvero splendida. I fan che ho incontrato oggi sono incredibili, uno spettacolo. Con gente così mi farei volentieri una birra o due, se non dovessi lavorare, ovviamente. (risate)

Le band sono senza dubbio molto varie: qual è stato il criterio per scegliere chi suona in questo tour? Le differenze ci sono sia nelle etichette sia nei generi …

Russell: I dettagli non li conosco, quindi sarebbe meglio chiederlo direttamente agli organizzatori del tour. Sono stati loro a presentarci l’idea, e posso dirti che con i ragazzi dei Nevermore siamo molto legati, perché abbiamo suonato insieme già nel 2005 al Gigant tour e da allora siamo amici. Quando ho saputo che erano nella lista dei partecipanti, mi è sembrata un’ottima occasione per stare in compagnia e ci sono stato subito, perché è sempre più facile buttarsi in queste imprese on the road con qualcuno che conosci. Tutto è in qualche modo più semplice, visto che in tour ci sono 45 persone con cui lavori ogni giorno. Non so come funzioni da voi in Europa, ma negli Stati Uniti è abbastanza normale mettere in piedi questi piccoli festival itineranti. In Europa, per quel che ne so, avete festival più stabili, che si tengono ogni anno nelle stesse location e nelle stesse città. Le carovane di band come questa qui sono più una rarità. Quando ti organizzi e parti con un sacco di conoscenti e brave persone, questa esperienza di giro per il mondo può essere più divertente e, direi, più rilassata e comoda per noi. Gli organizzatori hanno fatto un lavoro eccellente. Il cartellone è ottimo, perché mi piace molto l’idea che non siano tutti uguali. Io non andrei mai a un concerto in cui mi toccasse ascoltare cinque cloni dei Symphony X. Mi piace la varietà dell’offerta, così colorata da rendere il tour attraente, e allo stesso tempo siamo band così diverse che non rappresentiamo l’una per l’altra una minaccia seria. Da questo punto di vista, è un principio davvero fantastico.

E cosa porterete voi Symphony X al nostro pubblico?

Russell: Il nostro, pardon … il vostro pubblico … (risate) Il nostro compito è tirare fuori uno show rock il più pomposo e unico possibile. Siamo tutti bravi musicisti ed esecutori. Il nostro obiettivo è essere sul palco il più sinceri possibile e dare il 100% a prescindere da dove siamo: che ci siano 100 o 100.000 persone, per noi è esattamente la stessa cosa. Cerchiamo sempre di fare tutto quello che possiamo, ed è questo che ricevete dai Symphony X ogni singola sera!

Finora avete alle spalle già nove dischi, e il decimo è annunciato in uscita a breve. Cosa puoi dirci per ora dell’album Iconoclast?

Russell: Iconoclast rappresenta più o meno il passo successivo della nostra carriera e un passo avanti rispetto a Paradise Lost. Sia sul piano del suono sia su quello della scrittura, il disco è un passo avanti per noi e ci porta un gradino più su di prima. Guardiamo sempre al passato, per portare nel futuro qualcosa dai suoi resti più profondi, ma allo stesso tempo ci sono dei suoni nuovi e delle nuove direzioni nella nostra musica, che abbiamo intrecciato nel disco. La mia voce, come sentirete, è più aggressiva, ma è inserita nell’insieme in modo godibile, così la gente potrà divertirsi con quello che ascolta. Non direi affatto che sono troppo crudo … Il nuovo disco, nel suo complesso, picchia duro. Non ha tanti alti e bassi come il precedente, che era, diciamo, molto dinamico. Nell’album c’è un pezzo che ricorda parecchio Paradise Lost, ma che nella sua progressività è così ramificato e si sviluppa in così tante direzioni diverse che di Iconoclast potrei dire che c’è molto più movimento. Ricorda parecchio il nostro vecchio stile, e spero che piaccia alla maggior parte dei fan che ci seguono da anni. La cosa nuova è molto pesante e moderna e, nella sua ascoltabilità, entra nelle orecchie piuttosto facilmente …

E il filo rosso che tiene tutto insieme?

Russell: Non è tanto un concept voluto. Abbiamo sempre seguito una tematica e una storia che andavamo scolpendo, ed è sempre stato più semplice così. Se hai delle linee guida di visione creativa e ti metti a scrivere i testi, cosa che, tra parentesi, non sopporto e non mi piace … Comunque diamo tutto quello che possiamo per mettere insieme centinaia di idee. Poi le infiliamo in un tema che segue il principio che la tecnologia sta uccidendo l’umanità. I mali e le trappole del nostro tempo: l’elettricità, su cui si regge tutta la nostra civiltà … Questo è il nostro tema, e da tutta la merda che costruisce il nostro benessere peschiamo idee per opporci alla sinistra malvagità e al male di tutta la vuotezza della civiltà. Certo, c’è sempre anche qualcosa di buono, il lato luminoso di tutta la faccenda. Per esempio, i miei figli sono sempre raggiungibili online. Questo dualismo di bene e male è ovunque e posso sempre andare su www.quelchemipare.com, ma anche lì sono sempre esposto al male. Ogni giorno si sentono storie di bambini adescati online da questi strani individui e depravati, e allo stesso tempo la follia della disumanizzazione ha raggiunto un livello tale che gli adolescenti intrecciano le loro amicizie online in modo molto pubblico … Sai che i ragazzini sanno essere anche molto crudeli, e adesso tutto questo è a disposizione e sotto gli occhi del mondo intero su Facebook. Poi gli delusi alzano la mano su di sé, e le storie, in America, ne abbiamo a bizzeffe, non finiscono mai … Per esempio le sparatorie, e i ragazzini che, sotto l’effetto di quello che leggono su Facebook, impazziscono del tutto e uccidono in nome di questo. E noi, come società, ci scivoliamo dentro sempre di più; l’abbiamo preso come parte dell’ispirazione per scrivere il disco, ma in primo piano c’è soprattutto la disumanizzazione della nostra cultura. Questa è la nostra tematica, non la storia di una persona concreta: è solo un tema che soffia attraverso tutti i brani.

Che siate musicisti molto prolifici, almeno nel tuo caso, è evidentissimo, visto che suoni in un sacco di band. Cosa puoi dirci invece della collaborazione con Mike Portnoy?

Russell: In questo momento posso dirne poco, perché finora non abbiamo creato molto insieme. Sul fare qualcosa insieme ci siamo messi d’accordo solo in linea di massima, ma prima di tornare a casa e di avere qualcosa da mostrare a breve serve ancora un po’ di tempo e di impegno. Posso comunque dire che abbiamo deciso di creare qualcosa, e qualche idea e qualche base l’abbiamo anche già lavorata. Vedremo come andranno le cose, perché Mike è senza dubbio un batterista di grande talento, ma non abbiamo intenzione di rifare qualcosa che nel nostro genere si è già sentito. Tutti e due vogliamo creare qualcosa di più rock e con un sacco di energia. L’ho sempre ammirato per come suonava con i Dream Theater, quando ci esibivamo con loro in tutti quegli anni, ed è sempre stato quel tipo di personalità che attira le folle come una calamita. Personalmente, guardare un batterista così divertente e di talento, e allo stesso tempo così naturale, è davvero straordinario. Mike è un ragazzo molto sveglio e molto cool, quindi so che quando avremo sistemato tutto fino in fondo e saremo passati all’azione, il risultato sarà senza dubbio bombastico da spaccare tutto! Per tutti e due i punti di contatto sono band come Led Zeppelin e Van Halen, ma non disdegniamo nemmeno roba più nuova e godibile, Pantera e simili … Sarà senza dubbio molto cool, ma per ora non posso ancora parlarne.

È già bello sentire che ci state pensando e che prima o poi libererete i vostri demoni creativi!

Russell: Questo lo posso confermare senza dubbio …

Il tempo per la nostra chiacchierata, purtroppo, sta finendo, quindi ti chiederei un pensiero finale e un saluto ai nostri lettori …

Russell: (risate) Non so descrivere quanto non vedo l’ora del concerto di stasera qui. Sarà senza dubbio unico. So che voi qui sapete apprezzare la buona musica, e me l’avete dimostrato chiaramente già con la chiacchierata nel parcheggio qui fuori. Siete davvero gente unica e, come dicevo, non vedo l’ora di suonare stasera, ma anche di tornare e di fare ancora più concerti per voi, splendide persone qui in Slovenia! Grazie!

 

Intervista realizzata in collaborazione con la trasmissione Aritmija, RockLine e Rock Hard Slovenija. 

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