Un’elegante gita nell’abbecedario del metal (2003)

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Luogo: Vienna (Austria), Stadthalle
Data del concerto: 07.06.2003
Numero di spettatori: 5000
Prezzo del biglietto: 45,10€

Dopo due ore passate in un buco puzzolente e infernalmente caldo, e una dolorosa esperienza con una schifosa birra chiara bavarese (a quanto pare l’oste voleva avvelenarci a tutti i costi), ci siamo piazzati davanti all’ingresso della Stadthalle, dove il “male necessario di ogni concerto” (la sicurezza) ci ha perquisiti a fondo e palpeggiati in modo perverso con i suoi arti anteriori. Le magliette degli Iron Maiden erano, come al solito, bruttissime. Alle 19 il parterre era strapieno, i cessi occupatissimi e il pavimento intriso di secrezioni varie, chiazze appiccicose e rifiuti di ogni genere. Il 15. 12. 1995 quella stessa sala era quasi completamente vuota, quando la band presentava il disco “X Factor” col suo nuovo (e ormai ex) cantante Blaze Bayley. Stavolta il quadro era tutt’altro. Ribolliva come un formicaio.

Quello che non accetterò mai sono certe scelte di gruppi spalla come i Murderdolls. Hanno col metal tanto in comune quanto io con un batterio procariote. Anzi, peggio. I Murderdolls non hanno nessun legame con la musica. Beh, non è del tutto vero. Non per i patiti del dettaglio che considerano il fracasso di pentole rovesciate un genere musicale. Ma dai! Ci mangiano i soldi, non è giusto. Ma a quanto pare sono capace di sopportare parecchio, pur di vedere gli Iron Maiden. Insomma, un’antipropaganda a tutto ciò che di buono sia mai stato creato in musica, dai Beatles agli Yes e oltre… i cosiddetti Murderdolls hanno impressionato solo con l’immagine. Sanno impiastricciarsi e travestirsi in lattice bizzarro. Splendido! Il cantante strillava come un gatto che viene scuoiato vivo, il suono era disperato, sporcizia distorta intrappolata in due quadratini di quattro tasti del manico di chitarra. Solo il batterista è una vera belva e valeva la pena ascoltarlo, tutti gli altri sono semplici buffoni. Tutto quello che si sentiva era il tremolio dei miei pantaloni. Dal pubblico sono volati verso il gruppo tre bicchieri pieni di birra: persino il pubblico austriaco, sempre così corretto, è capace di una cosa del genere, interessante. Non capisco perché sia così difficile trovare una band spalla decente per i tour europei degli Iron Maiden, mentre negli USA suonano insieme a Dio e Motörhead. Business is business. Spero che i Murderdolls abbiano scritto il testamento, perché a Zagabria, col caldo temperamento balcanico, tra dieci giorni non sopravviveranno di sicuro.

Alle otto e mezza era tutto pronto. Come al solito il riflettore ha illuminato prima la fortezza della batteria e, dietro di essa, un omone di due metri che si sforzava di essere divertente. Nicko! Il pubblico è andato in delirio all’istante, e il casino è salito alle stelle soprattutto con la narrazione di The Number Of The Beast, che ha dato il via allo show. Gli Iron Maiden hanno deciso di attaccare subito con tutta la loro forza e di radere al suolo la sala, perché a quel classico ne è seguito un altro, The Trooper, con un Bruce, britannico indomito, che sventolava la bandiera della Gran Bretagna. Il suono pazzescamente a posto e la performance del cantante ricordavano la pulizia delle registrazioni di “Live After Death”. Il suono era buono, che dico buono, fenomenale, insuperabile. Tutte le armonie a tre voci non erano solo suonate con precisione, ma si sentivano anche nei minimi dettagli. The Trooper è difficile da immaginare diversamente, dato che è tutto crivellato di assalti a tre voci. Esecuzione eccellente.

La storia con Blaze ha mostrato la band sotto una luce completamente diversa. Erano bravi, ma non era quella roba lì. Nel felice ’99 Bruce e Adrian sono tornati e a Milano (23. 9. 1999, Ed Hunter tour), con una setlist da sogno, erano di nuovo i Maiden classici. Isola ’00 stessi Maiden, il suono calava e anche i membri durante l’esibizione non erano proprio al 100% sul pezzo. E oggi? La Stadthalle deve sicuramente andare a genio al gruppo. Questi erano finalmente i leggendari Iron Maiden classici di cui sognavo da mocciosetto. Bruce aveva lo stesso look del Brave New World tour. Steve sul palco non è più un calciatore. Come ho detto, i Maiden sono evidentemente venuti a buttar giù la Stadthalle. La prima parte della setlist era costruita da sogno. Sono rimasti proprio all’album “Piece Of Mind” (1983) e ci hanno scaraventato addosso Die With Your Boots On. Era arrivato il momento di un pezzo a tempo medio. Ai tempi di Di’Anno era di solito Remember Tomorrow, stavolta invece, come ha annunciato Bruce: “Il pezzo parla dell’antico Egitto, di A. Crowley, di T.C. Chastain….!” e ha concluso ruggendo il suo discorso: “Revelations!” Per ben 18 anni la gente ha aspettato il ritorno di questo fantastico capolavoro nella setlist degli Iron Maiden. Revelations! La sala era elettrizzatissima, i fan fedeli e leali hanno avuto un ruolo importantissimo. Tutta la sala cantava i versi e si immedesimava fino in fondo col gruppo. Soprattutto in Hallowed Be Thy Name, che ha toccato il culmine verso la fine con la tipica maniera di Bruce di infiammare il pubblico. A quel mini-poema epico occulto e immortale è seguita un’altra sorpresa: 22 Accacia Avenue, con il riflettore puntato su Adrian, che ha aperto il pezzo. Perfezione pura per quanto riguarda presenza scenica, suono ed esecuzione di 22 Accacia Avenue.

The Wildest Dream, pezzo nuovo di zecca, una sparata a rotta di collo di poco meno di cinque minuti, ha aperto la seconda parte, composta per lo più da novità. Ovviamente non potevano evitare The Wicker Man e Brave New World, anche se calcolo che almeno uno dei due a novembre salterà di sicuro dalla scaletta. Una prelibatezza speciale è stata di nuovo The Clansman con l’intro di Steve al basso acustico. Qui domina davvero sempre Nicko, con i suoi bombardamenti jazzistici, i suoi rallentamenti e le sue incursioni di passaggi variegatissimi. Insieme a Steve è tornato a suonare imbattibilmente affiatato. Che forza, una sezione ritmica unica che ogni volta incanta. Mi ha entusiasmato anche l’esecuzione di Clairvoyant. L’ho sentita per la prima volta con Bruce alla voce. Suonata con un timing perfetto. Dalla allegra melodia principale a tre voci all’inizio e alla fine del pezzo fino all’eccezionale sintonia dei chitarristi sul palco. Cantata e ruggita in modo super reattivo! Questa perfezione mi ha entusiasmato al punto che per un attimo ho pensato: “Che diavolo ti rifornisci con milioni di band metal, se ce ne sono davvero due classiche che offrono tutto per soddisfare il gusto musicale, Iron Maiden e Judas “fuckin'” Priest!? Non ti serve nessun’altra droga!”

Poi è arrivato il pezzo dal mio album dei Maiden preferito, e anche stavolta l’ho sentito per la prima volta con Bruce alla voce. L’intro d’impatto di Heaven Can Wait nelle mie orecchie dal vivo non era mai suonato così imponente, la fusione con il ritmo selvaggio e lo slancio a tutto tondo del cantante in ogni sequenza hanno creato un’atmosfera straordinaria. Che differenza rispetto alla pubblicazione ufficiale delle registrazioni live del Fear Of The Dark tour, che a confronto con questo Bruce di oggi suonano davvero “crap” e in parte cantate con una certa svogliatezza. Di nuovo i Maiden, nel punto del pezzo con il famoso “Oooh, oooh, ooh,…”, hanno invitato sul palco fan, amici stretti, familiari, che si sono arrampicati su e hanno riempito il palco a suon di urla. I Maiden si sono concessi a questo proposito uno sketch. Alla fine Janick e Dave volevano unirsi a quel gruppo di eletti che lasciava la scena e svignarsela dal palco tutti acquattati, cosa che Steve ha notato e li ha riportati indietro tutti e due di peso. Il verso del titolo nel ritornello Bruce l’ha lasciato al pubblico, che ha svolto il compito intonatissimo, da dieci e lode. Solo Fear Of The Dark mi sta ormai seriamente venendo a noia ai concerti dei Maiden. Ragazzi, che ne dite di sostituirlo con un altro pezzo di quel disco, uno qualsiasi? Beh, intanto almeno ho potuto prendere un po’ di fiato e rinfrescarmi la zucca bollente.

In chiusura anche Iron Maiden è suonata nella migliore versione live che abbia avuto modo di sentire finora. Stavolta non l’hanno suonata in modo formale, alla “tanto è finita”, lasciando il pubblico a bocca asciutta, ma l’hanno segata come si deve. Tutto il lavoro dei chitarristi suonava sul serio e si è fuso in un eccezionale classico fade out che ha riecheggiato per la sala. Ovviamente ora va descritto anche il design di Eddie. Chi ha a casa il DVD “Visions of The Beast” ha già tutto chiaro. Il teschio argenteo e lobotomizzato di Eddie, appeso in modo rimbalzante a lunghe molle (in magico sloveno: a una sospensione speciale – roba da Droljc!), dietro la schiena di Nicko, si è assemblato durante l’esecuzione di Iron Maiden. Prima dall’alto gli è piombato dentro un enorme cervello, poi la volta cranica ha completato Eddie fino in fondo. Ah già, l’Eddie ambulante, quello che a metà show viene sempre a terrorizzare palco e sala, era truccato e modellato sulla copertina del re-best of del gruppo “Edward The Great” (2002) – re-best of perché è quasi identico a “Best Of The Beast”.

Nel bis Bruce si è rivolto prima al pubblico e ha dato a tutti i padri in sala un consiglio speciale: “Qualcuno di voi ha una figlia? Come probabilmente già sapete, abbiamo finito il nuovo album in studio, che uscirà a settembre. Allora vediamo (Bruce conta sulle dita),… Vienna!?!?? Volete che suoniamo di nuovo qui a novembre?” La folla ha reagito con entusiasmo furioso, chiassoso e, che altro, positivo. “Allora assicuratevi di chiudere bene a chiave le vostre figlie quando torneremo!” è stato lapidario Bruce e la sezione ritmica si è animata con il perfido ritmo rock’n’roll da macellaio di Bring Your Daughter…To The Slaughter. Ecco, la prima volta che sento dal vivo qualcosa dall’album “No Prayer For The Dying” (1990). La parte introduttiva Bruce l’ha condotta con un’ottima comunicazione tra lui e il pubblico, ordinandogli di cantare dopo di lui i suoi “oooh-e” di varie sequenze, finché non ci siamo quasi fritti le corde vocali. Gli Iron Maiden si sono davvero goduti l’esecuzione di questo pezzo, che ha ritrovato il suo posto in scaletta dai tempi del Fear Of The Dark tour. E con “Powerslave” (1984) hanno tirato fuori nientemeno che Two Minutes To Midnight. Il classico ammazzatutto di quasi sei minuti, con la sua parte centrale condita da passaggi ben costruiti e assoli, mi ha di nuovo messo in ginocchio. Il Two Minutes To Midnight più convincente della mia vita, di nuovo come nel World Slavery Tour (’84/’85). Incredibile, che suono, che avvicinamento alla metà dei favolosi anni Ottanta. Completamente dedicati e senza freni fino alla fine.

Un boccone breve ma durissimo aspettava il cantante alla fine. Run To The Hills, ovviamente. Con il ritornello condotto come sul disco “Live After Death”. Bruce ha conservato quasi intatta tutta la forza delle sue eccezionali capacità vocali. Dec praticamente brillava sul palco. Il cantante e gli altri membri sembrano ragazzini scatenati di vent’anni e non signori che sono entrati a fondo nei loro quaranta. Sotto questo aspetto gli Iron Maiden seguono davvero i gruppi i cui membri sono già belli sulla cinquantina, ma sul palco sembrano al culmine della carriera. Sono davvero le più grandi band leggendarie, come ad es. Judas Priest, Motörhead, Uriah Heep o Yes. Chi dice di questi “vecchietti” che sono evaporati da un pezzo si sbaglia di grosso. Gli Iron Maiden suonano ancora incredibilmente freschi, pieni di slancio giovanile e sono davvero un obbligo per ogni amante della musica: vederli dal vivo.

Due motivi superficiali per cui la band rinata cavalca di nuovo a tutta forza sono la forma eccezionale di tutti i membri sul palco e la chimica bombastica che li tiene uniti, più la fantastica setlist rinnovata. Speriamo solo che nel tour del prossimo novembre i Maiden non rovinino questa setlist suonandone mezzo disco nuovo e che il folle kamikaze Janick non provi a buttarsi di testa dal palco, come ha fatto nel Brave New World tour. Inutile filosofeggiare. Era da un pezzo che dopo un concerto non avevo la voce così ridotta a un groviglio.

Scaletta

01.) The Number Of The Beast
02.) The Trooper
03.) Die With Your Boots On
04.) Revelations
05.) Hallowed Be Thy Name
06.) 22 Acacia Avenue
07.) The Wildest Dream
08.) The Wicker Man
09.) Brave New World
10.) The Clansman
11.) The Clairvoyant
12.) Heaven Can Wait
13.) Fear Of The Dark
14.) Iron Maiden
—bis—
15.) Bring Your Daughter…To The Slaughter
16.) Two Minutes To Midnight
17.) Run To The Hills

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