Unorthodox Behaviour

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Brand X
Etichetta: Charisma Records
Uscita: 1976
Durata: 40:43
Voto: 4.5/5

I Brand X sono stati uno dei gruppi jazz fusion britannici più eccitanti in circolazione. Nascono nel 1975 come frutto di una jam collettiva tra cinque musicisti jazz rock di enorme talento. Il batterista e cantante originale Phil Spinelli e il chitarrista ritmico Pete Bonas se la sono filata prima che la band iniziasse a registrare il suo debutto mai uscito ufficialmente, che sarebbe dovuto arrivare nello stesso anno. Quelle registrazioni, risalenti al periodo tra il 1975 e il 1976, sono uscite solo nel 1997 con il titolo “Missing Period”. Il batterista e cantante dei Genesis Phil Collins è subentrato al posto di Spinelli e, insieme al bassista Percy Jones, è diventato il capobanda del gruppo.

Per Collins i Brand X erano soprattutto un terreno di gioco jazz fusion collaterale, quando non era preso dai Genesis, ma questo side project l’ha comunque sempre preso sul serio, come dimostra l’alta qualità generale dei primi album dei Brand X, anche se non era per niente il membro chiave del quartetto, solo uno tra pari. Con la fama che si è fatto più tardi come cantante prog rock e pop rock, in tanti dimenticano che Collins era anche un batterista jazz di primissimo livello, e che i Brand X erano la valvola di sfogo perfetta per quelle acrobazie ritmiche fusion che nei Genesis non poteva concedersi: lì regnava un approccio compositivo piuttosto democratico, ma più o meno si evitava di sprofondare troppo nel jazz.

Il debutto ufficiale di questa attrazione jazz fusion inglese, intitolato “Unorthodox Behaviour”, ha risentito parecchio dell’influenza dei campioni americani del genere, i Mahavishnu Orchestra, ma anche del magistrale esordio solista del batterista di quella band, Billy Cobham, intitolato “Spectrum” (1973). I Brand X non avevano in formazione un chitarrista del calibro di John McLaughlin, ma John Goosdall era la seconda scelta migliore possibile per il loro jazz fusion tutto incentrato sulla chitarra elettrica. Alle tastiere c’era Robin Lumley, cugino della nota attrice inglese Joanne Lumley, che più avanti si sarebbe fatto notare come produttore di album di vari artisti jazz fusion e prog rock. Per un breve periodo ha anche fatto parte della band di accompagnamento di Bowie, gli Spiders from Mars.

L’album è interamente strumentale, e non c’è da stupirsi: si rifaceva alle tendenze fusion dominanti dell’epoca e, infatti, nella storia della band le voci sono comparse solo poche volte. L’opener “Nuclear Burn”, dopo un avvio piuttosto timido, con giochi ritmici scherzosi e un’atmosfera rilassata si trasforma in una vera leccornia fusion, fatta di passaggi affilati e trovate soliste argute su chitarra elettrica e tastiere. “Euthanasia Waltz” traspira sensibilità ambient, frutto di un collage ritmico variopinto e di una raffinata successione di frasi chitarristiche innovative. “Born Ugly” è, come da titolo, una creatura spassosissima, con capricci ritmici funk ondeggianti e spezie birichine al piano. La linea di basso groovosa fino al midollo viene accompagnata da potenti passaggi di batteria, riff di una chitarra elettrica scatenata ed elegante assolo di piano. Più avanti si buttano in un’improvvisazione intelligente e spiritosa, che mantiene alta l’intensità ambient e la dinamicità dell’intera composizione.

In “Smacks of Euphoric Hysteria” non manca l’improvvisazione libera, le mosse chitarristiche di bravura, la posa cinguettante di texture di tastiera e le svolte ritmiche imprevedibili, mentre l’atmosfera passa da tesissima a completamente rilassata. Il pezzo che dà il titolo all’album è anche il lavoro più ambizioso del disco, il che è sempre stata una specie di regola non scritta per la maggior parte delle band jazz fusion. Allo stesso tempo è anche il più scherzoso. Il “tic-tac dell’orologio” ritmico iniziale è spiritoso, ma ancora più divertente è il cinguettio di effetti di tastiera e sonagli di ogni sorta. L’uso variopinto delle percussioni, con i piatti in prima linea, crea un’atmosfera giocosa e monella, che suona come se arrivasse dritta dalla sabbiera dei bambini. I Brand X sono stati senza dubbio tra i più grandi burloni del mondo jazz fusion.

“Running of Three” è una composizione affilata fino all’ultimo, con colpi di batteria a scatti e passaggi di chitarra energici, che scoppia di una velocità da non credere ma anche della raffinatezza dei singoli maestri dei propri strumenti. L’assolo di chitarra supersonico di Goodsall è da leccarsi le dita. La conclusiva “Touch Wood” è un pezzo straordinariamente pacato, quasi un requiem rispetto al resto dell’album, con suoni malinconici di piano e un sassofono soprano ospite firmato Jack Lancaster (ex-Blodwyn Pig).

Il debutto dei Brand X è stato un capolavoro, e non è stata una sorpresa, visto che questi maestri strumentali sapevano trasferire con facilità nella pratica la loro invidiabile comprensione della teoria jazz fusion. Nonostante in molti li abbiano bollati come la risposta britannica ai Mahavishnu Orchestra, i Brand X hanno sempre avuto un approccio del tutto personale, segnato da una buona dose di tipico umorismo inglese, sia nelle improvvisazioni sia nel costruire un’atmosfera intensa.

Formazione

John Goodsall – chitarra
Percy Jones – basso, marimba (5), basso acustico (7)
Robin Lumley – tastiere
Phil Collins – batteria, percussioni

MUSICISTA OSPITE:
Jack Lancaster – sax soprano

Produzione

Brand X & Dennis MacKay

Tracklist

1. Nuclear Burn (6:20)
2. Euthanasia Waltz (5:39)
3. Born Ugly (8:13)
4. Smacks of Euphoric Hysteria (4:26)
5. Unorthodox Behaviour (8:25)
6. Running on Three (4:37)
7. Touch Wood (3:03)

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