Vanden Plas: The Ghost Xperiment – Illumination

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Etichetta: Frontiers Music Srl.
Data di uscita: 4/12/2020
Produzione: Markus Teske
Durata dell’album: 61.08 min
Genere: Progressive Metal
Voto: 9.0/10


Oggi i Vanden Plas sono di fatto una reliquia vivente della vivace scena progressive metal, chiamiamola della prima ondata, aperta alla fine degli anni Ottanta dai Dream Theater, anche se, a dirla tutta, il prog metal si suonava già prima di loro. Quanto a popolarizzare il genere, però, sono stati proprio loro a dare il contributo più grosso. L’approccio alla composizione e agli arrangiamenti dei Vanden Plas mostra senza ombra di dubbio l’ispirazione ai Dream Theater della prima era. Però – ed è ormai quasi superfluo ripeterlo ogni volta – i Vanden Plas sono cavalieri solitari dell’artigianato musicale, che non devono rendere conto a nessuno. Il punto di forza della band resta il fatto che, fin dagli esordi, mantiene intatta la stessa formazione, con cinque talenti musicali fuori dal comune. E ancora oggi Vanden Plas è sinonimo di grande perfezione musicale e di altissima qualità artistica. Incredibile come la band sia sempre così impegnata e riesca, in tempi relativamente brevi, a mettere su disco concept musicalmente impegnativi, accompagnati da una raffinatezza creativa pazzesca.

Anche sul nuovo album i Vanden Plas restano fedeli alla produzione del loro sound inconfondibile, plasmato anche stavolta dal loro storico collaboratore e compagno di strada Markus Teske. «The Ghost Xperiment – Illumination» è dunque il seguito e la conclusione del concept avviato dal precedente «The Ghost Xperiment – The Awakening» (recensione di RockLine).  La seconda parte della storia, ispirata a un esperimento parapsicologico – l’esperimento di Philip, condotto nel 1972 a Toronto, in Canada –, trova il suo scioglimento e il suo epilogo. Può la mente di una persona creare dei fantasmi propri, che si materializzano nella realtà? Quella realtà così come il mondo umano la conosce e la percepisce? Il cantante dei Vanden Plas, Andy Kuntz, si è rifugiato volentieri in passato nei temi dell’occulto e della parapsicologia, quindi la scelta del concept non sorprende per niente. Lo «psicogono» – parola che troviamo nel titolo del nuovo brano «The Lonely Psychogon» – descrive in un certo senso lo stato di chi, con l’intensità del pensiero, riesce a evocare la sua apparente realtà; poi c’è il neologismo «ourboro», che nella mitologia greca antica ed egizia simboleggia il serpente o il drago che si morde la coda. Anche se la faccenda non è del tutto chiara e chiama in causa, evidentemente, l’immaginazione di chi si cimenta con l’album, si tratta del tentativo di creare un «fantasma», evocato dalla coscienza umana, che assume una sorta di materializzazione virtuale con lo scopo di raccontare la propria storia.

Il suonato è ancora una volta da lasciare senza fiato. Su questo album la band ha rafforzato la sua anima progressive metal, e si sente soprattutto negli assoli più corposi del tastierista Günter Werno e del chitarrista Stephan Lill. Anche stavolta i due musicisti mettono sul piatto il nocciolo degli elementi artistici essenziali, da sempre garanzia del grande fascino della musica di questa band e potente calamita per gli ascoltatori più esigenti. Ogni volta stupiscono per incisività, inventiva e sfrenatezza scintillante nelle loro mille fughe magiche dall’esito altamente virtuosistico. Rispetto al disco precedente – la prima parte di questa storia concettuale – la band ha inoltre inserito qualche orchestrazione in più. Per questo, al primo ascolto, l’album non dà un senso di riappacificazione musicale come il suo predecessore, il che significa che è di nuovo un osso più duro da rosicchiare e richiede un bel po’ di giri per entrare in testa. Vuol dire che i Vanden Plas, nella loro ricerca della perfezione artistica, non mollano di un millimetro. Anche «The Ghost Xperiment – Illumination» trabocca di ambizione. Ma l’essenziale è che l’alto livello qualitativo, fondato su una serie di brillanti predecessori, è mantenuto anche sul nuovo album. L’eccellenza compositiva con cui questo quintetto ci ha viziati negli anni è incoronata sul nuovo disco da «The Ouroboros», che riunisce in un unico posto l’intreccio di tutto ciò che intendiamo con l’etichetta Vanden Plas. I marchi di fabbrica essenziali, che con gli anni maturano artisticamente. Una brillante mini suite epica progressive metal.  

I Vanden Plas restano dunque fedeli al loro artismo riconoscibile a un miglio di distanza, che da un album all’altro porta cambiamenti più o meno solo nel risultato di una musicalità aggressiva – spesso un’assoluta estranea all’aggettivo «progressive» – oltre che nel livello della progressività stessa. Da questo punto di vista, sul nuovo album il ritornello più memorabile è quello della seconda traccia, «Under the Horizon». Ti prende all’istante. Ma cercare la musicalità nella sfera della progressività, con una band così, significa farle più un torto che altro. Per questo non è il vero metro della qualità dell’arte proposta. Il quadro complessivo di una tale arte è sempre costruito su più aspetti.

Basta filosofare. La chimica di questa band resta incredibilmente affascinante anche in questo lavoro, spiccatamente cupo e teatrale, a tratti funesto. Da questo punto di vista «The Ghost Xperiment – Illumination» è addirittura uno degli album più oscuri dell’intera carriera dei Vanden Plas.  Tra i nuovi brani colpisce soprattutto «Fatal Arcadia»,  con un riff di chitarra nettamente nefasto, ispido e distruttivo, che la band potrebbe far invidiare anche ai cugini del thrash metal teutonico. Sotto questo aspetto «Fatal Arcadia» vale come una delle composizioni più dure dell’intera carriera dei Vanden Plas.  Con «The Ghost Xperiment – Illumination» i Vanden Plas hanno portato a lieto fine un altro dei loro concept dall’impianto complesso. L’album porta tutti i «classici» marchi di fabbrica con cui questo bastione del prog metal, spesso ingiustamente trascurato e originario della città tedesca di Karlsruhe, si è fatto un nome già da tempo. Con grande perfezionismo, i Vanden Plas hanno ancora una volta consegnato un risultato di caratteristiche brillantemente bilanciate: una complessità tecnica molto accessibile e flessibile, e ondate possenti di aggressività musicale bombastica. A tutto questo, a ogni passo, si uniscono in modo contemplativo momenti di fraseggio chitarristico cupo e particolarmente tagliente, interrotti con finezza da parti in cui servono morbidezza e sottigliezza, e dove ancora una volta emergono le straordinarie qualità vocali di Andy Kuntz.

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. When The World Is Falling Down
2. Under The Horizon
3. Black Waltz Death
4. The Lonely Psychogon
5. Fatal Arcadia
6. The Ouroboros
7. Ghost Engineers
8. Krieg kennt keine Sieger (feat. Alea / orig. Saltatio Mortis)

Formazione:
Andy Kuntz – voce
Stephan Lill – chitarra
Günter Werno – tastiere
Andreas Lill – batteria
Torsten Reichert – basso

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