Veleggiando con Rod Stewart a Zagabria (2018)
Autore: Urban Bolta
Foto: Tadej Bolta
Luogo: Zagabria / Arena Zagreb / Croazia
Data del concerto: 02.02.2018
Spettatori: 10 000
Rod Stewart è il primo grosso nome musicale a passare dalle nostre parti (allargate) nel 2018. L’annuncio del suo concerto a Zagabria è stato sostenuto da una campagna promozionale pesantissima: nei mesi prima dell’evento perfino la Slovenia centrale era tappezzata di cartelloni giganti, quindi non stupisce che, nonostante la bufera di neve e il collasso del traffico, quel primo venerdì sera di febbraio un sacco di fan della sua musica si siano messi in marcia verso la capitale croata. Rod Stewart non aveva mai suonato da noi, e anche la data nella nostra vicina a sud era in assoluto la sua prima.
Rod Stewart fa parte del pugno di artisti più grandi di questo pianeta. Ha plasmato la scena musicale britannica degli anni Sessanta e Settanta, prima come membro dei The Faces, poi da solista. Ha superato la prova del tempo, ha già visto sparire molti suoi contemporanei, ha polverizzato più di un record di vendite e, cosa più importante, anche dopo oltre mezzo secolo di carriera la sua opera e il suo personaggio sono ancora abbastanza magnetici da riempire senza problemi i palazzetti più grandi. Il suo ultimo album »Another Country« è uscito due anni e mezzo fa, il tour di presentazione è già archiviato, quindi a Zagabria potevamo aspettarci una serata piena di hit sempreverdi.
L’interno dell’Arena di Zagabria non era ancora del tutto pieno quando, poco dopo le otto di sera, il sipario è caduto e i motivi d’apertura di musica classica e tradizionale scozzese hanno lasciato spazio al brano di ispirazione black Soul Finger. Con quello si è presentata per prima la band di dieci elementi, musicisti di grande esperienza, che con Infatuation ha poi ceduto il centro del palco alla star della serata. Ora si fa sul serio!
La scenografia era simile a quella di quattro anni fa a Vienna. Dodici grossi camion parcheggiati davanti all’arena testimoniavano una produzione da tour importante, che però non era sovradimensionata e si inseriva bene nell’insieme del concerto. Grandi schermi sul fondo del palco curavano l’accompagnamento visivo, intrecciato nei temi con il repertorio suonato. Durante Rhythm of My Heart il pubblico ha accolto con entusiasmo il filmato dell’investitura di Stewart a cavaliere, quando tre anni fa la corte reale britannica gli ha conferito il titolo nobiliare per i suoi meriti musicali.
La dinamica sul palco era pazzesca! A Rod Stewart difficilmente daresti 73 anni. Cantava ora da un lato, ora dall’altro, tenendo sempre il contatto con il pubblico, a cui si è rivolto più volte durante il concerto. L’atmosfera non l’ha rovinata nemmeno un tizio fuori di testa nelle prime file che gridava di continuo il nome di Stewart, tanto che durante una pausa il musicista se l’è preso con le parole: »Stai zitto una buona volta e urla un altro nome, che so, Elton John«. La successione degli eventi era curata con attenzione. Tra i brevi passaggi strumentali, quando in primo piano finivano ora la batteria, ora l’arpa e il sax, Stewart aveva tutto il tempo di riprendere fiato dietro le quinte e di infilarsi un nuovo capo. Anche con vestiti stravaganti il glamour resta alto!
Il pubblico in platea, dove c’erano i posti a sedere, ha seguito il concerto in piedi fin dal primo secondo. Durante il prevedibile set acustico a metà serata Stewart l’ha fatto sedere dicendo che i posti probabilmente costavano una follia e tanto valeva sfruttarli; alla battuta autoironica è seguito un piccolo scivolone, quando presentando The First Cut Is the Deepest non si è ricordato chi ne fosse l’autore (Cat Stevens). Sono arrivati poi i momenti più intensi e sentiti, con le ballate I Don’t Want to Talk About It e Have I Told You Lately, con cui un tempo conquistava le classifiche radiofoniche (e i cuori di tante ragazze). L’approccio nudo e crudo e il suono organico hanno confermato la qualità eccezionale dei musicisti d’accompagnamento, che hanno offerto a Stewart un rifugio sicuro sul palco. Nonostante abbia una voce ben conservata per la sua età, i ritornelli più famosi li ha lasciati alle migliaia di gole sotto il palco.
Due hit di sua penna, Maggie May e Baby Jane, hanno portato la serata verso la fase finale, in cui Stewart, come al solito, ha gettato benzina sul fuoco calciando tra il pubblico palloni da calcio autografati. Un tempo era indeciso tra la carriera da calciatore professionista e quella da musicista. Come abbia scelto lo sappiamo, ma a quanto pare anche il passato sportivo lo aiuta a tenersi in splendida forma fisica, visto che ha portato a termine uno spettacolo di quasi due ore con una carica come se avesse sulle spalle una ventina d’anni di meno.
La navigata con Rod Stewart ha rispettato tutte le attese. Anche se è solo nell’autunno della vita che si è esibito per la prima volta nella nostra regione, l’attesa non è stata vana! Con la sua forza espressiva ha fatto dimenticare senza fatica tempo e spazio per un attimo: è stata una navigata musicale come solo Rod Stewart sa organizzarla. È stato un nuovo picco di concerto. Né più né meno!
Scaletta
1. Soul Finger
2. Infatuation
3. Having a Party
4. Some Guys Have All the Luck
5. Young Turks
6. Tonight’s the Night (Gonna Be Alright)
7. It’s a Heartache
8. Forever Young
9. Rhythm of My Heart
10. Downtown Train
11. The First Cut Is the Deepest
12. I Don’t Want to Talk About It
13. You’re in My Heart (The Final Acclaim)
14. Have I Told You Lately
15. Proud Mary
16. People Get Ready
17. Maggie May
18. Baby Jane
19. Stay With Me
20. Da Ya Think I’m Sexy?
21. Sailing
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22. Enjoy Yourself (It’s Later Than You Think)
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