Veseloigra
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Barni Band
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2012
Durata: 45:32
Voto: 3.5/5
I Barni Band, band del cantante Aleš Boroš, di casa a Rogaška Slatina, a un tiro di schioppo da quelli molto più chiacchierati dei loro compaesani Mi2 di Rogatec, dopo quasi dieci anni sono finalmente riusciti a mettere insieme il loro nuovo, terzo in totale, documento in studio. Qualcuno si ricorderà forse della band per l’hit Naša pesem del 1999, uscito sull’esordio »Jutro pojutrišnjem«. A questo è seguito l’album »Drugi krog« (2003), e poi, come detto, una lunga pausa di nove anni.
Il nuovo album »Veseloigra« è un’opera nuova di zecca, dalla testa ai piedi firmata da Aleš Boroš, mentre la squadra dei Barni Band che ha contribuito a dare forma al disco è stata rinfrescata. A fare compagnia a Boroš ci sono oggi il chitarrista Boštjan Imenšek, che nei concerti suona anche con i Mi2, Boštjan Selič (basso) e Sandi Kampuš (batteria).
»Veseloigra« è il seguito della storia iniziata con l’album »Drugi krog«. I legami tra i due dischi sono assolutamente logici, e l’anello di congiunzione è l’approccio vocale di Aleš Boroš, oltre ovviamente al suo modo di scrivere musica e poesia. Ma i tempi sono cambiati, e con nove anni di abisso tra un disco e l’altro, »Veseloigra« è chiaramente un album sensibilmente migliorato sul piano della produzione sonora. A livello di produzione i Barni Band sono maturati. L’album »Veseloigra« può vantare un ottimo bilanciamento tra gli strumenti, un uso acuto delle tastiere, dei cori femminili e persino di una tromba, che regala ai brani accenti puntuali. In più ci sono i ritocchi decorativi di tastiere e chitarre. Il disco ha un vero senso di vitalità, la giusta dose di pulsazione dinamica, il suono è organico, caldo, con elementi ben contrastati tra loro, ed è per questo che l’album suona pieno.
Dal punto di vista musicale i Barni Band sono rimasti lì dove stanno i primi due album. Nel nuovo disco si sente una bella dose di agio nel momento in cui è stato creato. La band non aveva fretta, ha lavorato senza pressioni, quindi c’è stato tutto il tempo per fare un album con una varietà espressiva elementare tra i motivi guida dei brani. Questi seguono lo schema classico di composizione: strofa-ritornello in due ripetizioni, pre-ritornello opzionale, parte strumentale centrale e ripetizione del ritornello. L’ossatura dell’accompagnamento è un suono di chitarra spogliato, marcatamente rock, in »Ni potrebno da me ljubiš« tinto di retro-nostalgia (la frase nella strofa e il ritmo sotto tirano leggermente verso le figure dei The Rolling Stones). I versi non nascondono un pizzico di machismo, che per Aleš Boroš non è certo una novità, ma con molta meno ingenuità confessionale, rimpiazzata ora da soluzioni decisamente più mature nella costruzione dei versi. La pausa di nove anni è stata più che benvenuta anche perché le idee nei brani sono messe a fuoco in modo ottimale. La forma di base di questo tipo di arrangiamenti, come la porta »Veseloigra«, potrebbero sfruttarla senza problemi, nella loro storia, anche i Mi2.
E poi c’è un altro elemento che non va dimenticato e che incide parecchio sull’aspetto esteriore dei brani. La voce di Aleš Boroš. Intonazione bassa e un nasaleggiare gutturale, trattenuto. Proprio come sull’esordio o su »Drugi krog«. Solo che sul terzo album funziona molto più efficacemente. È inserita molto meglio nella forma dei brani e quindi risulta molto più convincente di un tempo. Le particolarità dell’interpretazione vocale sono però un setaccio che filtra la base dei fan. Boroš, a livello vocale, non può essere Chris Rea, tantomeno Mark Knopfler, ma può essere Zoran Benčič dei Res Nullius di Velenje, se ancora non avete capito dove sta il punto.
Insomma. »Veseloigra« è un album rock banale dal suono classico, che non ha bisogno di un Einstein per essere decifrato. »Colpisce« al primo ascolto e riporta con successo i Barni Band tra i vivi. Va bene per l’ascolto in qualsiasi momento della giornata. Rilassante, senza cadute di pretenziosità, suona concreto e con i piedi per terra. È un dépliant retro-nostalgico, contagioso per le orecchie, del vero sentimento rock dal suono sloveno, con ogni tanto un pizzico di cosmesi blues (il »valzer« sognante Fender moj raztelani), che (potenzialmente) conquisterà senza fatica anche le onde delle frequenze radio.
Formazione
Aleš Boroš “Barni” – voce
Boštjan Imenšek – chitarra, cori
Boštjan Selič – basso, cori
Sandi Kampuš – batteria, cori
MUSICISTI OSPITI;
Peter Baroš – tastiere
Damjan Mašera – tromba
Blaž Črnivec – chitarra ritmica (brano n. 9)
Špela Kregar – cori
Barbara Rehar – cori
Sara Širok – cori
Mojca Žerak – cori
Produzione
Drago Popovič & Barni Band
Tracklist
1. Strašno dober dan
2. Ni potrebno, da me ljubiš
3. Lahko noč, frendica
4. Na Boč pada noč
5. Fender moj raztelani
6. Cuba libre
7. Rohitsch Sauerbrunn
8. Stara šola rokenrola
9. Veseloigra
10. Malo sonce
11. Zahvala