Viaggio nell’ignoto coi Pelhan (2013)
Autore: Urban Bolta
Foto: Jerneja Jerak
Luogo: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 14.03.2013
Spettatori: 160
Prezzo del biglietto: 4€
Giovedì scorso la Kadilnica of Death, l’appuntamento fisso settimanale sul palco dell’Orto bar di Lubiana, ha ospitato i Pelhan, nome nuovo della scena hard rock slovena e progetto solista di Aleš Pelhan, che si è circondato di una schiera di ottimi musicisti e con il lancio di questa creatura fresca di giornata ha dato forma a dieci anni di lavoro. L’uomo che conosciamo come frontman degli heavy metaller Dawn Patrol e chitarrista degli Skalp ha accumulato canzoni con cura fin dall’inizio dello scorso decennio, limandole di continuo; nel 2012 le ha registrate con una squadra di musicisti scelti e pochi giorni fa le ha finalmente pubblicate sul debutto »V neznano«. Perché la festa per l’uscita fosse ancora più grande, i Pelhan hanno suonato il loro concerto d’esordio proprio il giorno della pubblicazione, presentando le dodici canzoni anche dal vivo.
Aleš Pelhan si è messo accanto musicisti di altissimo pedigree. Alla batteria gli tiene compagnia il vecchio collaboratore Miha Nedoh (Requiem, Forgotten Eden), la sezione ritmica al basso è completata dal musicista più esperto di questa band giovane, Matjaž Švagelj (Prizma, Kalamari…), mentre una nota universale la porta il tastierista Peter Smrdel (ShadowIcon, Divine Ilussion). Per i concerti si è aggiunto al gruppo anche il chitarrista Gregor Volk, che ha alleggerito Aleš in modo che lui possa concentrarsi del tutto sul ruolo di cantante e frontman. In studio le parti di chitarra le ha registrate Aleš in persona, mentre sul palco, nel tentativo di dare il massimo, si sente evidentemente meglio con le mani libere, quindi l’ingresso di un chitarrista di supporto è in questo caso una mossa logica.
I Pelhan sono saliti sul palco puntualissimi alle dieci e mezza annunciate e hanno aperto il concerto con la title track V neznano. A febbraio, con la sua pubblicazione online, avevano annunciato per la prima volta il loro arrivo sulla scena, raccogliendo tra il pubblico di riferimento una vera ondata di entusiasmo, quindi l’accoglienza calorosa di un Orto bar pieno, davanti a quell’intro energico e già noto, era più che prevedibile. La vera presentazione dell’album è cominciata dunque solo con il secondo pezzo, Če jutri umrem, una potente semi-ballad di straordinaria forza ambientale. I Pelhan hanno scelto di suonare i brani nello stesso identico ordine dell’album, con l’eccezione della già citata title track.
Aleš Pelhan è senza ombra di dubbio uno dei migliori frontman del sottobosco rock / metal sloveno, ma nell’ultimo periodo, da quando l’attività dei Dawn Patrol è congelata, non lo si era più visto sul palco in questa veste. Fino a ora! Aleš è tornato! Anche se la piccolezza dell’Orto bar gli ha impedito le sue tipiche capriole sul palco, costringendolo a congelare una parte della sua presenza scenica, vocalmente non si è fatto intimidire dal compito e ha guidato il concerto con disinvoltura, e naturalmente non è mancata nemmeno la sua inconfondibile mimica comica. Una delle caratteristiche della band sono anche le armonie vocali nei ritornelli (Nov človek, Mesto zate…), ma purtroppo i Pelhan al loro concerto d’esordio non hanno sfruttato al cento per cento il loro enorme potenziale in questo senso, e questa è una delle poche note di una serata di giovedì per il resto riuscitissima.
Nel brano giocoso Gregor, nella parte strumentale verso la fine del pezzo, è passato in primo piano il tastierista Smrdel, che ha evocato una vera atmosfera alla Purple / Rainbow; del resto è proprio la sua presenza ad aver arricchito moltissimo il suono della band, perché le tastiere nei Pelhan non servono solo a costruire atmosfera, ma nella struttura stessa dei pezzi hanno un ruolo alla pari degli altri strumenti. Se dal singolo V neznano uscito prima ci aspettavamo una scarica di energia, a me personalmente ha sorpreso il gran numero di (semi)ballad, che però, grazie a un’enorme orecchiabilità, sono venute fuori maledettamente bene! Vale la pena citare anche il brano Prekleti raj, in cui Aleš ha imbracciato la chitarra acustica, e il classico degli Europe Supersticious, l’unica cover piazzata in mezzo al materiale originale, che ha indicato la direzione da cui Aleš prende ispirazione per il suo percorso musicale. In chiusura i Pelhan hanno servito un altro loro pezzo, Blizu je zadnji izdih, e proprio nella sua esecuzione drammaturgica si è sentita bene la precisione della sezione ritmica nella coppia Miha / Matjaž, di cui Aleš è senza dubbio molto orgoglioso. Prima che calasse definitivamente il sipario c’è stato ancora il ritorno sul palco e il bis del viaggio V neznano, che, per citare uno dei post sulla twittersfera, è »già dopo due mesi dell’anno in corso candidata a canzone rock slovena dell’anno«.
Con il concerto all’Orto bar e l’uscita contemporanea del debutto »V neznano«, i Pelhan hanno aggiunto un nuovo tassello al mosaico dell’hard rock sloveno e hanno dimostrato ancora una volta che il Litorale, in questo campo, è una delle nostre regioni di punta. Speriamo che i Pelhan sappiano dare seguito alla riuscita missione di giovedì anche con le prossime apparizioni dal vivo. Sappiamo che i progetti solisti dopo il debutto tendono a spegnersi in fretta, basta pensare a Franc Zabukovec – Zabukowski. Spero e mi auguro che i Pelhan scelgano la strada dell’attività!
Setlist
1. V neznano
2. Če jutri umrem
3. Novi človek
4. Gregor
5. Mrtvo mesto
6. Pesem zate
7. V zavest
8. Prekleti raj
9. Moč domišlije
10. Okrog najine osi
11. Pravi obraz
12. Blizu je zadnji izdih
———————-
13. V neznano
Galleria fotografica













