Vomitory e soci vomitano death metal sfrenato al Channel Zero! (2011)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Channel Zero, Lubiana
Data del concerto: 09.11.2011
Numero di spettatori: 0
Prima di annunciare la stagione concertistica autunnale, i simpatici furetti ci avevano “promesso” meno concerti death metal. Beh, per fortuna si sono morsi la lingua, l’hanno inchiodata al poster e hanno portato a Lubiana un lussurioso menage-a-trois death metal tra gli americani Solace of Requiem, gli olandesi Prostitute Disfigurement e gli svedesi Vomitory. Il death metal è tornato addirittura al Channel Zero, dove in passato si sono tenuti parecchi concerti leggendari, ed era proprio bello tornare in quel club ad assistere a blast beat, ringhi animaleschi, assoli blasfemi e teste che roteano.
Sul palco sono saliti per primi gli americani Solace of Requiem, che prima del concerto per me erano un’incognita totale (MySpace e YouTube prima dei concerti ormai li evito apposta, perché solo così posso ancora godermi la sorpresa e far finta di vivere in un’epoca che non conosce gli mp3, Porn..ups, YouTube e tutto quello che ci gira intorno), e proprio per questo mi hanno regalato una sorpresa tanto più grande e piacevole. Di solito le band di apertura sono tutto fuorché un balsamo per le orecchie, no? Stavolta invece i Solace of Requiem hanno scosso per bene incudine, martelletto e quella terza cosa che mi sfugge sempre. Il quartetto americano non aveva ancora molta gente sotto il palco, ma ha suonato con sicurezza, con un’energia pazzesca, e il cantante ce l’ha messa tutta per resuscitare il pubblico dai morti. Piano piano ci è pure riuscito: i presenti hanno smesso di fissare il pavimento e di borbottare “Braaaains” e si sono messi ad ascoltare una band che sul palco dava tutto. Musicalmente il gruppo ricordava Deicide, Monstrosity e i primi Death; soprattutto il chitarrista solista ha tirato fuori un bel po’ di linee eccellenti, che non avrebbe disdegnato nemmeno Chuck Schuldiner. La sezione ritmica martellava come Verdun poco meno di cent’anni fa, mentre il cantante sputava urla disumane al punto giusto. L’esibizione è stata rovinata un po’ solo dal suono scadente: soprattutto la batteria, nonostante l’approccio incredibilmente tecnico, era completamente impastata, e a farla tuonare meglio non ha certo contribuito l’orrendo effetto trigger. Nonostante qualche mossa da cliché tipo “inchiodiamo Gesù sulla croce per la ventitreesima volta” (Divine Punishment), i Solace of Requiem sono stati un riscaldamento eccellente e, dopo tanto tempo, finalmente una band di supporto a cui valeva la pena prestare orecchio (lend me your ears, hehe).
“No Rest For the Wicked” hanno detto gli olandesi Prostitute Disfugurement, che con noi non hanno fatto l’amore dolcemente a lume di candela, tra petali di rosa e la musica di Michael Bolton. No, fedele al proprio nome la band ci ha scopati per un’ora a tutta forza e senza pietà con un death metal tempestoso, e al posto di dolci note di pianoforte ci ha servito i ringhi animaleschi del cantante Niels Adams, il fondo devastante di una sezione ritmica brutale e linee di chitarra penetranti, con cui Danny Tunker cambiava posizione con grande maestria. Quest’ultimo, unico chitarrista, ha coperto con successo il ruolo di due chitarre grazie a un sacco di tecniche, dallo sweeping stupefacente agli arpeggi da seghe mentali; solo durante gli assoli il basso, poco più che nella media, non è riuscito a fare da stucco per il vuoto. Negli anni le puttane olandesi hanno un po’ smorzato i testi gore e porno, ma ci hanno comunque penetrato i timpani con melodiosi tormentoni come She’s Not Coming Home Tonight e G(ay)-B(ar) Massacre. I Prostiture Disfigurement ci hanno lasciati con le mutande alle caviglie, svergognati e abusati, come solo un perverso colpo di death metal sa fare. Peccato solo che non abbiano disfigurato anche quella fastidiosissima Lulu.
Dopo la doppia dose di death metal brutale non abbiamo vomitato, ma siamo entrati dritti dalla porta dell’Inferno, che è proprio ciò che significa Vomitory. Ed è anche il nome della formazione death metal svedese che, insieme agli altri grandi nomi della scena svedese, dal 1989 strapazza il mondo con un death metal devastante. I Vomitory si sono buttati in un massacro di un’ora buona presentando l’ultimo disco Opus Mortis VIII, ed è stata una vera beatitudine per le orecchie sentire vero death metal, sostenuto alla svedese da chitarre a motosega passate attraverso i leggendari pedali HM-2 Heavy Metal e DS-1 Distortion, con cui i riff tagliano come una sega circolare. Quelli di noi che erano già riusciti a beccare i Vomitory dal vivo sapevano che il cantante e bassista Erik Rundqvist ha il carisma di un albero morto, per cui la comunicazione col pubblico la gestisce il chitarrista Peter, sorridente, allegro e simpatico, che ha tenuto insieme lo show alla grande mentre nelle pause Erik si grattava il culo. Comunque la cosa non disturba abbastanza da impedirti di farti travolgere dal riffing brutale, da una sezione ritmica incredibilmente solida che menava come la polizia sugli hippy negli anni Settanta e da un growl profondo e demoniaco. L’intensità del concerto è cresciuta fino alla fine fin troppo prematura, dopodiché i Vomitory sono probabilmente andati al cimitero di Žale a cercarsi i cadaveri più vicini per un po’ di musica notturna. Terrorize, Brutalize, Sodomize!
È stato un vero piacere, dopo tanto tempo, rivivere a Lubiana un vero concerto death metal, suonato da veri omaccioni con il bierbauch e la barbaccia, che non conoscono ritornelli belli, orecchiabili e delicati e che con qualche riff ridurrebbero in un mucchietto sanguinolento i fighetti tatuati, depilati, anoressici e vegani in canottiera.
Foto: Nina Grad
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