Welcome to My World

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Autore: Rok Klemše

Artista: DYZ
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2011
Voto: 5/5

Può un critico prendersi il diritto di giudicare l’opera di una vita di un artista che nel suo lavoro ha messo ore, giorni, mesi, persino anni? Che ci ha speso più o meno soldi e ci ha versato dentro il cuore e l’anima? Si può davvero mettere in parole, semplici (o altisonanti, se ci va di giocare ai pretenziosi) la bellezza musicale di un disco? No, secondo me no. Ma siccome il mio ruolo è proprio quello di prendermi ‘sto diritto, questa frase è solo l’inizio della mia descrizione dell’opera in studio di Domen Justin, meglio noto come DYZ, Welcome to My World.

Domen “DYZ” Justin ha iniziato il suo percorso musicale già nel lontano 1994 nella formazione crossover di Jesenice Blackout e negli anni successivi si è fatto le ossa in vari gruppi più o meno conosciuti. Il grande pubblico e il riconoscimento DYZ li ha ottenuti per la prima volta con il lavoro nei Dusk Delight, e il suo contributo in quella band è finito anche sull’ottimo (e purtroppo unico) album Stories. Un modo di suonare la chitarra sbalorditivo e un gran fiuto per la scrittura dei pezzi promettevano tanto e parlavano di una ricca carriera musicale a venire. Che è decollata davvero tra il 2001 e il 2003 con la fondazione dei giganti thrash di casa nostra, i Negligence. Nel 2007 questi hanno pubblicato il gioiello della corona del thrash sloveno, l’esordio Options of a Trapped Mind, mentre nel frattempo DYZ lavorava con pazienza e testardaggine al suo materiale solista. Questo è venuto a galla per la prima volta intorno al 2006 come demo, DYZ – The Youth of Today, che ufficialmente non è mai uscito come album perché DYZ lo riteneva prodotto in modo non all’altezza. Per questo due anni dopo è seguito un secondo tentativo, DYZ II – Wardance, che per ragioni simili non è uscito nemmeno lui. A causa di tensioni interne DYZ ha lasciato i Negligence nell’autunno del 2009 (poco dopo la sua uscita è arrivato il secondo disco, Coordinates of Confusion) e si è dedicato a un nuovo obiettivo: l’uscita, attesa a lungo (da quelli di noi che avevano drizzato le orecchie già ai tempi dei demo), del debutto solista.

Welcome to My World è finalmente qui e con lui DYZ spalanca le porte del suo mondo. Un mondo colorato, vario e sfaccettato, perché non è limitato a un genere e non si mette paletti artificiali. Da questo punto di vista possiamo perfino salutare con favore l’addio di DYZ ai Negligence, perché ha dato vita a una musica che DYZ nell’ambiente dei Negligence non avrebbe mai potuto far stare. Dal punto di vista dei generi, l’album si muove quindi tra thrash e heavy metal, groove, crossover, hard rock e southern rock, ovvero metal. Nonostante un volto musicale così variegato, il disco non suona dispersivo, anzi: è compatto e terribilmente eccitante, ogni pezzetto ha il suo posto e il suo scopo ed è una tessera di un puzzle più grande. Le influenze musicali sono chiare e riconoscibili, ma non sono invadenti né troppo ovvie, tutt’altro. Sono solo un grande omaggio alle band e alla musica che hanno disegnato la strada di DYZ fino a oggi. Il più evidente è l’omaggio diretto a una delle migliori band degli anni Novanta, gli Ugly Kid Joe, con il primo pezzo Attitude Song. Momenti “tribute” così ti prendono in pieno in certi punti, come la sensazione di rimbombo di basso alla Megadeth (soprattutto in Farewell), il retrogusto sudista di Rollin’ Back e Lone Dawn (che in un paio di punti ricordano vagamente i Pantera e ti fanno venire voglia di afferrare con una mano la bandiera confederata e con l’altra un moonshine fatto in casa), la classica dei Carcass Rotting in the Free World (l’intro del pezzo Directive Prime) e assoli magistrali e folli che si susseguono uno dietro l’altro e qua e là richiamano la virtuosità di Jeff Waters (Annihilator). Gli assoli da spaccare i cancelli da DYZ ce li aspettavamo, ovviamente, ci siamo abituati, ma stavolta brillano davvero, eppure restano solo tasselli di un quadro più grande, senza rubare la scena al cuore dei pezzi, e al tempo stesso assoli composti in modo fantastico dicono più di mille parole vuote: lo strumentale commovente Hope è solo uno dei tanti esempi, arricchito a dovere dall’uso ponderato della chitarra acustica. Le parti strumentali sono tutte, una dopo l’altra, meravigliose ed emozionanti, cariche di sentimento e ricche di storie. Come la straziante ballad Fistful of a Shattered Dream, cantata solo con l’accompagnamento del piano, che è qualcosa che DYZ nello stile relativamente rigido dei Negligence probabilmente non sarebbe mai riuscito a realizzare. Come cantante DYZ non sarà Bruce Dickinson, ma le linee vocali sono curate in modo estremamente efficace, e la voce è convincente e potente. L’eventuale monotonia, comunque, la spezza il devastante pezzo heavy metal Vivid Dreams, dove a dare una mano a DYZ al microfono arriva Sergej Škofljanec, la miglior voce heavy metal slovena. A un esordio già così forte dà ancora più valore l’eccezionale produzione “alla Sneap”, calda, cristallina e aggressiva, perché in primo piano tagliano soprattutto i riff fenomenali.

Dopo quindici anni DYZ è finalmente riuscito a realizzare l’opera della sua vita e il risultato può essere solo motivo di orgoglio. Il prodotto musicale sloveno del 2011 è come una biografia in musica che, con fantastiche acrobazie chitarristiche, un incredibile fiuto per la scrittura dei pezzi e una dinamica diabolica, in poco più di un’ora dice più di un libro da mille pagine. Posso solo augurarmi che DYZ trovi la motivazione per continuare la storia e magari anche per una presentazione dal vivo, che questo disco merita senza alcun dubbio.

Formazione

DYZ – chitarra, voce, basso

OSPITI:
Matej Sušnik – basso (9)
Sergej “Sergio” Škofljanec – voce (12)

Produzione

Domen “DYZ” Justin

Tracklist

1. Attitude Song
2. Farewell
3. Directive Prime
4. Run the Gauntlet
5. Dreams Revived
6. Ride
7. Rollin’ Back
8. Wind Carrier
9. September
10. Loveless Life
11. Toxic
12. Vivid Dreams
13. Hope
14. Lone Dawn
15. Fistful of a Shattered Dream
16. Lucy

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