Wildest Dreams

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Saga
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1987
Voto: 4/5

La copertina da modelli di “Wildest Dreams”, dove tre dei membri originali rimasti degli eternamente ignorati titani canadesi dell’art rock Saga (che sono tutto tranne che modelli, ovviamente) ti fissano con sorrisi forzati stampati in faccia, a prima vista invita a una dose più che logica di scetticismo sul contenuto musicale del disco, ma già al primo ascolto spazza via il timore che la band si sia venduta al profumo seducente delle banconote. La band che tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80 aveva sorpreso con il suo approccio unico e melodico al progressive rock, sfornando un bel po’ di album eccellenti (e di hit), con il disco precedente, il molto solido “Behaviour” (1985), si era buttata più che evidentemente nel pop rock, rendendo il proprio sound ancora più accessibile alle onde radio dell’epoca. Una mossa del tutto logica e comprensibile per quei tempi (di qualcosa bisognava pur vivere), quando molte band prog rock si adeguavano alle radio, con la differenza che i Saga riuscivano comunque a mantenere un livello artistico invidiabile e a conservare la loro essenza. I Saga in realtà avevano fin dalla nascita una componente di ampia accessibilità, ma con l’uscita di “Wildest Dreams” il loro flirt con il mondo del rock popolare ha raggiunto il culmine.

Un fattore importante per cui la band, da sempre distinta da un’ottima produzione (che anche stavolta è su livelli invidiabili), è diventata ancora più accessibile al grande pubblico è anche il netto cambio di suono dovuto all’uscita di due membri importanti. Anche se le tastiere non sono mai state la parte più importante del loro sound, l’addio (temporaneo) dello storico tastierista Jim Gilmour, sostituito per questo album in coppia dal bassista Ian Crichton e dal cantante Michael Sadler (entrambi peraltro da tempo tastieristi aggiunti, a tempo perso), ha inciso in modo evidente sul fatto che le tastiere suonino molto più morbide e meno flessibili (inutile cercare qualche assolo spiritoso). Visto che volevano semplificare di proposito il loro suono verso acque più pop, a me quest’ultima cosa non disturba più di tanto, perché la maggior parte degli arrangiamenti suona ancora abbastanza succosa da potersi godere senza problemi. Chi da “Wildest Dreams” si aspetta del prog rock sfacciato resterà a bocca asciutta; i Saga non sono mai stati così pop. La mossa più insolita che hanno fatto è stata forse quella di sostituire Steve Negus (anche il suo addio era temporaneo) dietro i tamburi con il tedesco di estrazione jazz Curt Cress, che si era fatto le ossa con i campioni tedeschi del jazz fusion Passport. I Saga hanno sfruttato bene il suo approccio jazzistico. Lo si nota soprattutto nell’abbondanza di batterie elettroniche e percussioni di ogni tipo. Naturalmente sono i tre membri originali (cioè Sadler e i fratelli Crichton) a garantire alla band quella continuità sonora riconoscibile e a fare in modo che l’album sia tutto tranne che un pop scolorito.

Il disco è pieno di pezzi che sembrano nati per essere hit. La sofisticatissima “Don’t Put The Fire”, dove le percussioni elettroniche di Cress costruiscono un ritmo fragile mentre la melodia centrale è affidata a sottili strati di sintetizzatori, è una prelibatezza melodica di prima qualità. L’interazione, molto bella e riconoscibile da un miglio, tra la voce possente di Michael e la chitarra affilata di Ian dà al pezzo quel ripieno speziato necessario che separa i Saga da una banale pop band. La romantica e sognante “Only Time Will Tell” è stata uno dei più grandi successi pop nella storia della band. Il motivo centrale e il ritornello mi ricordano perfino un po’ il classico dei The Police “Every Breath You Take”, anche se la somiglianza è puramente casuale e non tutti la noteranno. Una melodia centrale semplicissima e un ritmo jazz di base vengono potenziati da un ottimo ritornello e da passaggi di chitarra spiritosi. Il risultato finale è un’atmosfera romantica da brividi. Né prima né dopo i Saga erano suonati così piacevoli per le radio, il che stavolta non va inteso in senso negativo. Anche la title track “Wildest Dreams” è un ottimo pop rock con un forte potenziale da hit, caratterizzato da percussioni elettroniche, un ritornello ultra melodico (armonie vocali superbe) e passaggi di chitarra energici. Non mancano i passaggi spiritosi e nemmeno gli eccellenti assoli di chitarra, così tipici di Ian Crichton. “Chase The Wind” è un’altra creatura pop estremamente succosa e briosa, piena di tanti classici ricami alla Saga e di un ritornello ultra melodico e trionfale che avrebbe meritato la vetta delle classifiche radiofoniche di allora. Semplice, senza giri strumentali contorti, ma di un gusto eccezionale.

“We’ve Been Here Before” è di nuovo un po’ più nello spirito dei Saga classici, anche se pure stavolta si tratta di un pop rock quasi perfetto. Un ritornello eccellente e possente è arricchito da numerosi cambi ritmici, ricami spiritosi di sintetizzatore e da un assolo degno degli “eroi della chitarra” di quel periodo. “The Way of the World”, probabilmente il pezzo più duro del disco, mi ricorda per molti versi alcune cose che avrebbero fatto più tardi anche gli It Bites. Stavolta i Saga decidono di “complicare” di nuovo un po’ le cose (entro i limiti del prog pop, ovviamente). Dopo uno spiritoso motivo di sintetizzatore ci sorprende un ottimo riffing, seguito da numerosi cambi ritmici e da una solida parte strumentale. Anche se per tutta la durata del disco Michael non canta apposta con tutta la sua estensione vocale, è proprio la sua voce possente e carismatica il pilastro principale che tiene in piedi l’album e lo salva dal rischio che la band suoni troppo commerciale. Lo si vede soprattutto nella solida power ballad “Angel”, che con un altro cantante al microfono suonerebbe probabilmente disastrosamente sdolcinata, mentre lui riesce a trasformarla in un pezzo capace di toccare le emozioni più profonde di chi ascolta. Oltre al ritornello delicatissimo possiamo ammirare anche ottime parti strumentali, con veli sottili di tastiere e passaggi di chitarra ben unti. In base al ritornello e al testo, il pezzo si sarebbe potuto chiamare anche “Fallen Angel”. La conclusiva “Don’t Look Down”, forse la più simile, tra tutti i pezzi del disco, ai Saga classici che ci entusiasmavano con i giochetti strumentali, ci sorprende con un’introduzione strumentale terrificante e spiritosa di tastiere e del basso di Jim (quella loro vecchia e riconoscibile “finta” in stile topolino che corre in preda al panico per un labirinto). Più avanti c’è una miscela estremamente interessante di raffinatezza ed energia. I riff arroventati di Ian e la voce possente poggiano su uno strato morbidissimo di tastiere e su un ritmo piuttosto minimalista. La parte strumentale è molto succosa e dimostra bene il talento di Ian e anche di Cress (combinazione eccezionale di batterie elettroniche e acustiche). Un’ottima chiusura per uno degli album prog-pop più interessanti degli anni ’80.

“Wildest Dreams” è un eccellente album pop rock con elementi progressive qua e là (senza che i fan della band debbano per questo dimenticare il loro passato prog rock), che si distingue nettamente dalla maggior parte degli album pop rock dell’epoca, fatti soprattutto per accumulare bigliettoni. La componente art rock è sempre ben presente e, allo stesso tempo, non si può ignorare che nessuna pop band di allora avesse un sound simile a quello dei Saga. Il risultato è un mucchio di pezzi pop più o meno eccellenti, che conquisteranno tutti quelli che apprezzano un pop rock intelligente. L’album potrebbe piacere sia ai fan di band come Yes sia a quelli dei Queen (nella loro fase anni ’80, ovviamente). I puristi che non sopportano art rock, prog pop e altre derivazioni al confine tra progressive rock e rock popolare farebbero meglio a girargli alla larga, anche se non farebbe male ogni tanto allargare gli orizzonti. Soprattutto quando si tratta di musica di qualità, fatta con anima e cuore. L’unica cosa che mi disturba un po’ dell’album è la sua brevità considerevole (meno di 40 minuti) – passa in un lampo (il che, in un certo senso, non è nemmeno male). “Wildest Dreams” è stato il culmine della frequentazione della band con il mondo del pop, perché già con il disco successivo i Saga sono tornati alle loro acque art rock/prog rock ben più riconoscibili e a motivi più complessi.

Formazione

Michael Sadler – voce, tastiere
Ian Crichton – chitarra, chitarra synth, chitarra analogica
Jim Crichton – basso, tastiere, chitarra synth
Curt Cress – batteria, percussioni

Produzione

Keith Olsen

Tracklist

1. Don’t Put Out the Fire (3:59)
2. Only Time Will Tell (4:23)
3. Wildest Dreams (4:59)
4. Chase the Wind (4:53)
5. We’ve Been Here Before (4:47)
6. The Way of the World (4:19)
7. Angel (4:21)
8. Don’t Look Down (4:38)

Durata dell’album: 36:19

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