Wishbone Four
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Wishbone Ash
Etichetta: MCA Records
Uscita: 11.05.1973
Durata: 43:37
Voto: 3.5/5
Nel 1973, poco prima di pubblicare il quarto album in studio, »Wishbone Four«, i Wishbone Ash si trovavano all’apice della carriera, sia artistico che commerciale. Il capolavoro »Argus« (1972) li aveva infatti sparati a sorpresa nella stratosfera delle band rock più eccitanti dell’epoca, il che voleva dire che ormai tutti si aspettavano che il disco successivo tenesse lo stesso livello di quell’impresa straordinaria. »Wishbone Four«, l’ultimo album prodotto dalla formazione originale dei Wishbone Ash, ha però deluso parecchi fan, e anche quella fetta di ascoltatori che con »Argus« aveva appena iniziato a scoprire la band, perché segna una bella deviazione stilistica rispetto al predecessore.
Le loro caratteristiche armonie di doppia chitarra in alcuni pezzi sono praticamente sparite, o sono diventate timidissime, come se all’improvviso ne fossero stati un po’ stufi. Di contro, gli arrangiamenti di chitarra acustica abbondano, più che mai prima, e questo è stato a suo modo un punto a favore. Certi elementi pastorali del disco ricordano un po’ alcuni momenti di »Argus«, ma quell’atmosfera mistica, rustica e misteriosa che aveva segnato così tanto il già citato magnum opus dei Wishbone Ash non sono più riusciti a ricrearla. Questo significa che »Wishbone Four« è tutt’altro che un brutto disco, solo che non ce l’ha fatta a rispondere alle aspettative altissime di un pubblico che si aspettava un altro capolavoro.
Al posto del capolavoro, i Wishbone Ash su »Wishbone Four« hanno servito una serie di pezzi hard/art rock di buona fattura, da divertirsi, e di ballate pastorali, ma a dirla tutta nessuno spicca davvero, tranne forse le ballate »Everybody Needs a Friend« e »Ballad of the Beacon«, che ancora oggi ogni tanto finiscono nella scaletta dei concerti. L’opener, il divertente hard rock »So Many Things To Say«, è segnato da un fraseggio di chitarra blues e da un bassista, Martin Turner, insolitamente nervoso alla voce solista. Un’apertura solida, ma a dirla tutta niente di speciale. Molto più interessante è la bellissima ballata pastorale »Ballad of the Beacon«, dove si sentono splendide armonie di chitarra acustica ed elettrica e dove per un attimo, anche grazie al cantato nostalgico del chitarrista Andy Powell, si respira un’atmosfera un po’ più mistica.
»No Easy Road«, un altro rocker di temperamento su base blues, uscito anche come singolo, è un brano mezzo autobiografico in cui si sente anche il pianoforte ospite di Graham Maitland, oltre a una sezione fiati, cosa piuttosto rara per i Wishbone Ash. Il ritornello principale, con le sue armonie vocali, ricorda un po’ la pratica canora cara ai loro coetanei Uriah Heep. In »Everybody Needs a Friend«, un’altra ballata deliziosa in cui i Wishbone Ash dimostrano uno straordinario senso per gli arrangiamenti acustici dal suono romantico, nel ruolo di tastierista ospite è comparso George Nash, che con il suo contributo sinfonico ha aiutato a creare un’atmosfera marcatamente nostalgica. Nel finale si possono sentire anche le tipiche armonie di doppia chitarra dei Wishbone Ash, che su »Wishbone Four« non è che abbondino proprio.
»Doctor« è un altro rocker energico con possenti passaggi di chitarra e selvaggi rullate di batteria firmate Steve Upton, pensato soprattutto per far festa dal vivo. Qui alla voce solista torna Martin Turner, con il suo approccio un po’ più ruvido rispetto a quello più sottile del compagno d’armi Andy Powell. Molto più entusiasmante è la ballata dal sapore pastorale »Sorrel«, che ricorda di nuovo un po’ di più i brani di »Argus« e dove, oltre alle splendide armonie di chitarra acustica e a qualche improvvisazione, colpiscono in particolare le linee di basso melodiche di Martin Turner e anche il cantato sottile di Powell, in cui si sente chiaramente che il chitarrista di culto ha messo nell’interpretazione il massimo della sua carica emotiva. Peccato che non ci siano più brani costruiti in uno stile simile su »Wishbone Four«.
La ballata successiva, »Sing Out the Song«, dove su un ritmo lento è Martin Turner a prendersi la scena vocale, con il suo melos blues non è così interessante, ma nelle parti strumentali offre qualche ornamento acustico di gran gusto. »Rock ‘n Roll Widow«, dove il testimone vocale passa di nuovo al signor Powell, con i suoi energici passaggi di chitarra e i ritmi da cavalcata è una chiusura di qualità e piena di temperamento, e anche l’atmosfera ‘da mandriani’ del Far West che per un attimo prende il sopravvento nel brano non è da buttare.
»Wishbone Four«, un lavoro solido ma un passo indietro sul piano artistico rispetto al predecessore, segnò la fine di un’era, quella dei primi Wishbone Ash, quando per un breve periodo sembrò che sarebbero diventati più grandi di certi nomi della musica che in seguito sarebbero diventati molto più celebri. Il chitarrista originale Ted Turner, dopo il primo disco dal vivo ufficiale dei Wishbone Ash, »Live Tapes«, uscito anch’esso nel 1973, decise infatti di lasciare la band. A sostituirlo arrivò Laurie Wisefield (ex-Home), che è rimasto nella band ben 11 anni e in questo periodo ha contribuito con parecchie idee di scrittura di altissima qualità e molto interessanti.
Formazione
Andy Powell – chitarra elettrica e acustica, voce
Martin Turner – basso, voce
Ted Turner – chitarra a 12 corde, acustica ed elettrica, cori
Steve Upton – batteria e percussioni
MUSICISTI OSPITI:
George Nash – tastiere in “Everybody Needs a Friend”
Graham Maitland – pianoforte in “No Easy Road”
Phil Kenzie, Dave Coxhill e Bud Parks – sezione fiati in “No Easy Road”
Produzione
Wishbone Ash
Tracklist
1. So Many Things to Say
2. Ballad of the Beacon
3. No Easy Road
4. Everybody Needs a Friend
5. Doctor
6. Sorrel
7. Sing Out the Song
8. Rock ‘n Roll Widow