XX

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Arena
Etichetta: Metal Mind Productions
Uscita: 2016
Durata: 110:13
Voto: 4/5

»XX« è un doppio album dal vivo registrato nella tappa polacca del tour per i vent’anni di carriera dei mitici neoprogster britannici Arena. Katowice non è stata scelta a caso: il progressive rock degli Arena è particolarmente amato dai fan polacchi, come del resto vale per la maggior parte degli eroi del neo-prog. Il tour è arrivato poco dopo l’uscita dell’ottimo ottavo disco in studio degli Arena, »The Unquiet Sky« (2015), quindi non stupisce che in scaletta ci siano quattro pezzi di quell’album. Ovviamente in setlist sono finiti anche tanti favoriti dei lavori precedenti dei mostri inglesi del neo-prog, ormai abituati a suonare in sale piccole, come quella di Katowice.

Quando Clive Nolan, storico tastierista dei Pendragon, e Mick Pointer, batterista fondatore dei Marillion, misero in piedi gli Arena nel 1995, non si sognavano nemmeno che il progetto sarebbe uscito dai confini del side project per diventare una delle band prog contemporanee più stimate: un gruppo che nel suo approccio prevalentemente sinfonico-progressive ama infilare anche elementi di rock pesante, e che per questo piace pure a qualche appassionato di prog metal. Purtroppo non sono stati immuni dai continui cambi di formazione, soprattutto al microfono e al basso, cosa su cui Nolan ironizza anche tra un pezzo e l’altro di »XX«. Del resto, stavolta il buon tastierista è molto più chiacchierone del solito e racconta pure qualcosa sul retroscena del pezzo più tosto della serata.

Dal punto di vista tecnico Paul Manzi è senza dubbio il miglior cantante che gli Arena abbiano avuto finora, con una voce che starebbe benissimo anche nel prog metal e nell’heavy metal. Ma la maggior parte dei fan dei campioni del neo-prog inglese rimpiange ancora l’enorme carisma del suo predecessore Rob Sowden, rimasto nella band per dodici anni. Paul canta alla grande gli standard di sempre, come aveva già dimostrato nel precedente album dal vivo degli Arena, »Arena:Live« (2013), ma nelle sue interpretazioni manca di solito un po’ di quel fuoco emotivo e di quella teatralità. Il suo predecessore faceva di ogni pezzo un dramma indimenticabile, praticamente teatro in musica, mentre a Manzi manca ancora un pezzetto per raggiungere quel carisma.

Il nuovo bassista, il relativamente sconosciuto Kylan Amos, che su »The Unquiet Sky« ha rimpiazzato il ben più celebre John Jowitt, ha giustificato la fiducia anche dal vivo e regge le linee di basso con la stessa convinzione sui brani nuovi e su quelli vecchi. Nolan, Pointer e il virtuoso della chitarra John Mitchell sono, come sempre, eccellenti. In generale la band quella sera ha dato tutto. Peccato che il mix audio di questa registrazione non sia dei migliori rispetto ai precedenti live degli Arena, e anche l’atmosfera avrebbe potuto essere più calda, perché il pubblico sembra troppo ‘morto’. Si sente che il concerto si è tenuto in una sala troppo piccola per una band del livello degli Arena, che si meriterebbe un palco migliore.

L’apertura di questo doppio live è affidata a un brano di »The Unquiet Sky«, »The Demon Strikes«. Dopo una breve sosta sullo standard »Rapture« da »The Seventh Degree of Separation« (2011), si torna per un attimo a »The Visitor« (1998). Subito dopo arriva il culmine dell’intero »XX«: l’indimenticabile superepic »Moviedrome« da »Immortal« (2000), il pezzo più lungo e, secondo alcuni, anche il migliore della storia della band. Nolan lo presenta come un brano estremamente complicato, costruito in modo così complesso perché non avevano mai pensato di suonarlo dal vivo, ma data la sua popolarità non hanno avuto altra scelta che imparare a suonarlo anche davanti al pubblico. Qui gli Arena brillano davvero al massimo e dimostrano ancora una volta perché dal vivo siano una delle attrazioni prog più emozionanti, anche se i loro concerti, fuori dalla Polonia, di solito sono frequentati pochissimo. Oltre ai pezzi di »The Visitor«, dove va segnalata in particolare la versione fenomenale di »The Hanging Tree«, che sembra fatta apposta per la voce di Manzi, è ben rappresentato anche il materiale dell’altro loro capolavoro concettuale, »Contagion« (2003), mentre »Pepper’s Ghost« (2005) è presente con un solo brano, decisamente troppo poco. Lo stesso vale per i primi due album degli Arena, rappresentati da »Solomon«, un altro superepic di culto e secondo grande picco di questa registrazione, e da »Crying For Help VII«, con cui il documento live si chiude in modo quasi perfetto. E, tra l’altro, è uno dei pochi momenti in cui il pubblico si scalda un po’ di più.

»XX« è un ottimo documento dal vivo del tour di »The Unquiet Sky«, che i fan degli Arena non si lasceranno certo scappare: è un omaggio più che azzeccato ai vent’anni di carriera dei navigati alfieri del neo-prog. Offre inoltre un riuscito spaccato della loro carriera fin qui, suonato e cantato a un livello davvero invidiabile. La scaletta è interessante e varia, ma non da sogno: mancano parecchi classici degli Arena, a partire da »Jericho«, »Midas Vision«, »Medusa«, »Sirens«, »Enemy Without« e »Chosen«, anche se l’assenza è stata ripagata con l’esecuzione di »Movidrome«. Se si lasciano da parte il mix audio mediocre, il pubblico piuttosto anemico e la brutta copertina (con il numero romano XX a rovinare la copertina di »The Unquiet Sky«), opera dei responsabili della Metal Mind Productions, resta un altro ottimo documento dal vivo, pensato però soprattutto per i fan di lunga data degli Arena e non per chi sta ancora scoprendo questa band scandalosamente ignorata.

Formazione

Paul Manzi – voce
John Mitchell – chitarra, cori
Clive Nolan – tastiere, cori
Kylan Amos – basso
Mick Pointer – batteria

Produzione

Karl Groom, Clive Nolan e John Mitchell

Tracklist

CD1:
1. The Demon Strikes
2. Rapture
3. Double Vision
4. Crack In The Ice
5. Moviedrome
6. How Did It Come to This?
7. Salamander
8. Bedlam Fayre

CD2:
1. Serenity
2. The Unquiet Sky
3. Traveller Beware
4. The City Of Lanterns
5. Riding The Tide
6. The Hanging Tree
7. The Tinder Box
8. Solomon
9. Don’t Forget To Breathe
10. Crying For Help 7

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