Abacab
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1981
Voto: 2/5
Con “Abacab” i Genesis si sono buttati definitivamente sulle acque del pop/new wave e il risultato è stato uno dei loro dischi di maggior successo commerciale, ma, per quanto riguarda la qualità musicale in sé, uno dei peggiori. Le tastiere di Banks poggiano ormai interamente sui sintetizzatori anni ’80, mentre organo e mellotron sono roba di un passato lontanissimo. Dimenticatevi quindi i suoi capolavori epici dei ’70: il genio delle tastiere negli ’80 ha deciso di diventare un tastierista new wave “normalissimo”. Le chitarre di Rutherford sull’album sono giusto un assaggio, soprattutto rispetto ai dischi precedenti. Il suono di “Abacab” è quasi totalmente new wave, con qualche elemento soul e funk sparso qua e là e con la batteria sparata in primo piano, compresa la drum machine di Collins, che sarebbe diventata una pratica tipica anche dei suoi dischi solisti. Senza dubbio una delusione per chi, come noi, sa di cosa è capace questo grande batterista, ma per l’epoca era una prassi del tutto consolidata tra i batteristi, specialmente nel pop rock. Tante band degli ’80 hanno cominciato a copiare questa trovata di Collins. Proprio in quel periodo Collins si era imposto definitivamente come leader della band e principale autore di testi e musica. Dopo l’inizio della carriera solista e lo straordinario successo del suo primo album “Face Value” (1981), i Genesis sono diventati sempre più un campo di prova per le sue idee più “sperimentali”, quelle che non aveva “osato” mettere nei suoi dischi. Se voglio essere un po’ cattivo, la band stava diventando il suo gruppo di accompagnamento. E questo ha contribuito anche alla popolarizzazione e alla commercializzazione della loro musica, oltre a un cambio radicale di stile musicale, che era già stato annunciato apertamente dall’album precedente “Duke” (1980). È del tutto comprensibile che la band, come tante altre formazioni dei ’70, abbia dovuto adattarsi ai tempi nuovi, che non erano certo teneri con il rock progressivo. Ma una svolta musicale così enorme è senza dubbio scioccante e uno sberleffo a tutto quello che il gruppo aveva creato in passato.
“Abacab” è un disco tremendamente discontinuo, che zoppica cronicamente sulla qualità dei singoli pezzi. Così la prima metà dell’album è nettamente migliore della seconda. La title track, “No Reply At All”, “Me And Sarah Jane”, “Keep It Dark” e “Dodo/Lurker” vanno dalla media al buono, mentre “Who Dunnit?”, “Man On the Corner”, “Like It or Not” e “Another Record” vanno dallo scadente al catastrofico. Visto che, a parte la title track, “Dodo/Lurker” e, con riserva, “Me And Sarah Jane”, “Abacab” non ha legami con il rock progressivo, lo considero un disco pop e solo come tale posso lodarlo. Ma anche come disco pop “Abacab” è lontanissimo da un capolavoro dell’epoca, e la band avrebbe fatto di meglio nello scrivere questo tipo di musica con gli album successivi. Sarebbe insensato dare la colpa solo alla band, o a Collins, per la voglia di più guadagni e più fama. Non è che puntassero a gloria e soldi, quelli li avevano già in abbondanza; volevano piuttosto scoprire nuovi confini per la loro musica negli anni ’80 “alla moda”, cosa che purtroppo non ha sempre dato i risultati migliori. Nonostante tutte le mie critiche, in qualche punto, su certi pezzi, i Genesis non hanno rinnegato del tutto le loro radici prog e lì si sente ancora. Per esempio sulla title track, su “Dodo/Lurker” e su “Me And Sarah Jane”. Come pezzi pop rock, cioè i grandi successi con cui allora scalavano le classifiche, sono molto solidi “Abacab”, “No Reply At All”, “Me And Sarah Jane” e “Keep It Dark”. Quanto alla maggior parte degli altri brani, la maggior parte dei fan dei Genesis se li dimenticherà presto, perché alla band non fanno di certo onore.
L’opener, la title track, con la batteria di Collins campionata, i synth di Banks ultra minimalisti e sintetici e un riff discreto di Rutherford, è uno dei pezzi migliori del disco, anche se con quel ritmo ripetitivo non è niente di speciale ed è vicinissima al new wave. È uno dei pochi segnali sull’album che i Genesis classici dei ’70 siano mai esistiti. “No Reply At All”, che si regge su un ritmo disco (ci suonano infatti gli Earth, Wind & Fire, allora attrazione della disco), se si dimentica il passato della band è comunque un pezzo pop rock gradevole. “Me And Sarah Jane” è uno dei pochi brani interessanti dell’album, con una struttura abbastanza articolata, un curioso motivo reggae centrale e un ritmo azzeccato, la voce di Collins insolitamente variabile e un Banks “risvegliato” alle tastiere, che verso la fine del pezzo risveglia un po’ di quella magia esoterica che dopo “Duke” (1980) era sparita chissà dove. Forse addirittura la cosa migliore del disco, nonostante il testo patetico. “Keep It Dark” ha di nuovo un ritmo sintetico e ripetitivo all’estremo, trame di tastiera indegne di un maestro come Banks e un testo infantile. Dal punto di vista della qualità dell’intero album, però, come pezzo pop rock è discreto, anche se la maggior parte della gente si stufa già dopo due ascolti. “Dodo/Lurker”, più di 7 minuti, che prova senza successo a essere progressivo, ha nell’intro delle belle parti di chitarra di Rutherford, ma poi il pezzo si annacqua e diventa l’ennesimo noioso esperimento new wave, con una linea ritmica ripetitiva e trame di tastiera dolorosamente elettroniche e prevedibili. Triste dirlo, ma in realtà è una delle composizioni migliori e più creative del disco. Qui c’è da lodare solo la voce di Collins, variabile per i suoi standard. Segue il disastro totale di “Who Dunnit?”, una vera catastrofe e di gran lunga il peggior pezzo che abbiano mai fatto, indegno di portare il nome della band. È un catastrofico tentativo di proto-rap di Collins che a ogni ascolto (se riesco a reggere fino alla fine) mi fa venire l’orticaria. Come se la band volesse negare tutto quello che aveva fatto fino a quel momento e prendersi in giro nel modo peggiore. I tre pezzi rimanenti, nonostante la loro straordinaria mediocrità e noia, sono un vero cerotto sulla ferita provocata dall’ascolto di quell’orrore appena citato. “Man On The Corner” suona come una ballad dimenticata di qualche disco solista di Collins. Se fosse finita lì sarebbe stata senza dubbio una delle sue cose migliori, così invece è una ballad estremamente mediocre che la maggior parte dei fan della band dimenticherà in fretta dopo qualche ascolto. “Like It Or Not” è una semi-ballad piuttosto scialba. Il titolo suona come un messaggio a tutti i vecchi fan della band: o vi rassegnate al nuovo suono o fareste meglio a smettere di seguirla. Un’altra canzone pop piuttosto noiosa, che starebbe meglio sugli album solisti di Collins. “Another Record” ha una bella parte iniziale al piano elettrico, finché non degenera nella ripetitività e diventa monotona. E con questo il disco è finito, e dopo l’ascolto degli ultimi tre pezzi noiosi uno quasi si addormenta e si dimentica di tutti i momenti migliori della prima metà dell’album.
“Abacab” come disco pop assolutamente solido dei Genesis “commerciali” vale l’acquisto soprattutto per chi ama la carriera solista di Collins e per i fan del pop rock anni ’80. D’altra parte è interessante solo per i seguaci più fanatici della band, quelli che capiscono e in parte perdonano pure la sua commercializzazione negli ’80. Tutti gli altri, e soprattutto i fan dei Genesis classici che su “Abacab” si aspettano per caso qualche composizione progressiva di proporzioni epiche, resteranno parecchio delusi. Come disco pop rock “Abacab” è un buon lavoro, come prog è un disastro totale e finisce tra le cose peggiori della band. Con il successivo album in studio la band si è ripresa visibilmente e ha dimostrato di saper fare un disco pop di qualità con l’interazione di alcuni elementi progressivi, a cui in fondo non ha mai rinunciato del tutto.
Formazione
Phil Collins – voce, batteria, percussioni
Mike Rutherford – chitarra, basso, cori
Tony Banks – tastiere, cori
Produzione
Genesis
Tracklist
1. Abacab (7:01)
2. No Reply At All (4:40)
3. Me And Sarah Jane (5:59)
4. Keep It Dark (4:31)
5. Dodo / Lurker (7:28)
6. Who Dunnit? (3:22)
7. Man On The Corner (4:26)
8. Like It Or Not (4:57)
9. Another Record (4:28)
Durata dell’album: 46:52