Conquest

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Uriah Heep
Etichetta: Bronze Records
Uscita: 1980
Voto: 1.5/5

L’ultimo album degli Uriah Heep con Ken Hensley è, purtroppo, uno dei punti più bassi della carriera della band. Dopo il tour di Fallen Angel (1979) se ne vanno Lee Kerslake (batteria) e John Lawton (voce). Al posto di Lawton arriva al microfono il gallese John Sloman, che veniva dai Lone Star e in precedenza aveva cantato anche nei meno noti Pulsar. John Sloman era un bel ragazzo, con un’immagine che ricordava Robert Plant (Led Zeppelin). Quindi camicia sbottonata e “tappeto d’amore” sul petto, fazzoletto al collo e, quanto a capelli, molti più di Lawton. Ma tutto questo alla band ha solo fatto male. Gli Heep stavano lentamente diventando uomini maturi, e un puledro scatenato non c’entrava granché. Sloman era un cantante di talento e dotato, ma purtroppo il suo stile improvvisativo e il timbro di voce lasciavano dei buchi nella musica. E non era solo colpa di Sloman. Le tensioni nella band crescevano di anno in anno e non c’era più voglia di risolverle. E la magia su “Conquest” semplicemente non c’è. Il nuovo batterista Chris Slade (Asia), che prima aveva suonato con la Manfred Mann’s Earth Band, è arrivato a dare una mano. Si è trattato di un’operazione d’emergenza per rimettere insieme i cocci e tenere artificialmente in vita un gigante che aveva i giorni contati.

Così “Conquest” ha più o meno metà dei pezzi con i veri tratti distintivi degli Heep. Cioè melodie ben fatte e fluide che ti entrano subito in testa, con la giusta dose di compattezza, ascoltabilità e intensità rock. Sono Feelings (uscita come singolo), Fools, Carry On (uscita come singolo) e la conclusiva It Ain’t Easy, tutte decorate con le celebri e gustose multi-armonie vocali, la specialità degli Heep. It Ain’t Easy ha perfino un po’ della nota atmosfera drammatica, grazie all’Hammond di Hensley! Gli organi, però, nel disco semplicemente non si sentono, e Hensley in pratica non si riconosce lungo tutto l’album, e quindi nemmeno il suono della band! Il resto del materiale zoppica o per motivi scelti male che si rincorrono da un pezzo all’altro (Won’t Have To Wait To Long, Out On The Street) e per cui i brani semplicemente non decollano, o per la scarsa compatibilità con la voce di Sloman, che è o troppo sottile, oppure con il suo stile improvvisativo e il modo di cantare le linee melodiche non c’entra nulla con gli Uriah Heep (No Return o Imagination, con una dose assolutamente eccessiva di sperimentazione per gli Uriah Heep).

“Conquest” l’avrebbe salvato, ipoteticamente, solo la voce di John Lawton. Il confronto tra la bonus track Been Hurt cantata da Lawton (versione nel remaster di “Fallen Angel”) e quella cantata da Sloman (bonus track nel remaster di “Conquest”) dice tutto in proposito. Ma evidentemente il destino aveva voluto che gli Heep affondassero del tutto. Così, a metà tour, li lascia il grande Ken Hensley, l’unico ad aver capito che danno avesse fatto l’ingresso di Sloman nella band: una bella botta per un gruppo che non ne prendeva una simile dai tempi di “High And Mighty”, quando se n’era andato il cantante iconoclasta David Byron. Nella storia degli Heep, Hensley ha firmato alcune melodie immortali e la maggior parte degli hit straordinari che ancora oggi finiscono volentieri nelle radio (Lady In Black, Easy Livin’), e agli occhi di molti fan era un tassello della band semplicemente insostituibile. Come bonus track è interessante Think It Over, dove alle tastiere c’è Greg Dechert. Aveva già collaborato con Sloman nei Pulsar ed era arrivato per un breve periodo a sostituire Ken Hensley. Think It Over porta infatti un riff e delle direzioni musicali che anticipano la rinascita della band due anni dopo, con il disco “Abominog” (1982).

“Conquest” ha qualche momento brillante, ma nel complesso non convince per mancanza di coesione. Si sente che i ragazzi non respiravano più per la stessa causa, perché la vera alchimia semplicemente non c’è. “Conquest” segna anche la fine di un’epopea per una band che non sarà mai più quello che intendiamo per Uriah Heep classici, cioè gli Uriah Heep con Ken Hensley.

Formazione

John Sloman – voce solista e cori, pianoforte, percussioni
Ken Hensley – obx, vocoder, organo, pianoforte, chitarre, cori
Mick Box – chitarre
Trevor Bolder – basso
Chris Slade – batteria Staccato, percussioni

Produzione

Gerry Bron

Tracklist

1. No Return (6:02)
2. Imgination (5:49)
3. Feelings (5:26)
4. Fools (5:03)
5. Carry On (3:57)
6. Won’t Have To Wait Too Long (4:54)
7. Out On The Street (5:57)
8. It Ain’t Easy (5:45)

Durata dell’album: 44:37

BONUS TRACK NELL’EDIZIONE REMASTERIZZATA DEL 1997:
1. Been Hurt (3:56) lato B del singolo
2. Love Stealer (3:28) lato A del singolo
3. Think It Over [vocals John Sloman] (3:33) lato A del singolo
4. My Joanna Needs Tuning (3:02) lato B del singolo
5. Lying (4:23) out-take, inedita

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