DNA D – `album nero`

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Dan D
Etichetta: ZKP RTV Slovenija
Uscita: 2015
Voto: 4/5

I Dan D non hanno bisogno di presentazioni particolarmente dettagliate: sono una di quelle poche band rock slovene diventate »popolarissime«, che praticamente ogni abitante della Slovenia conosce. Beh, quest’anno i Dan D hanno detto addio a tutto ciò che, nell’artismo mostrato finora, si aspetta da loro – anzi, peggio, pretende – quella stessa massa di ascoltatori abituata al conio regolare di evergreen facili da ascoltare da parte del gruppo.

Con Ura leta za ekstravagantne ptice i Dan D si sono costruiti davvero una specie di straordinario monumento da studio, in cui hanno fuso in simbiosi ideale musicalità e sperimentazione sonora. Allo stesso tempo, però, quella storia in qualche modo si era esaurita e negli anni successivi la band ha assaggiato nuovi orizzonti, che la spingevano verso la scoperta. Dopo l’esperimento più che riuscito chiamato Tiho, a metà aprile 2015 la band ha sorpreso con l’album »DNA D«, che, come primo capitolo –  il cosiddetto »album bianco« – ha servito  una sfrontatezza rock  sciolta e spavalda. Un approccio del tutto inatteso al nuovo materiale, che avevamo aspettato per ben sei lunghi anni, e che prima ancora della fine del 2015 il gruppo ha completato con la seconda parte di questo album, ovvero l’»album nero di DNA D«.

»L’album nero« continua a sorprendere. La band ha creato in pratica il polo opposto dell’»album bianco«. Gemelli. Solo che uno è nero e l’altro bianco. La maggior parte dei brani dell’»album bianco di DNA D« qui, nel nuovo album nero, è completamente riarrangiata, rovesciata come un calzino. La maggior parte, perché sull’album ci sono anche due pezzi del tutto nuovi, Matica e V tvojih očeh. Il brano Rekli so è in realtà il Kurbin sin dell’»album bianco di DNA D« con un titolo più elegante. Insomma. Qual è allora il »trucco« dell’»album nero«? L’immediatezza rock del predecessore è stata sostituita del tutto da una storia sottilmente seducente, basata interamente sulla sperimentazione con l’elettronica. In primo piano negli arrangiamenti ci sono adesso campioni programmati e loop, sintetizzatori e tastiere, mentre le chitarre restano lì giusto per la forma e fanno da semplice spezia occasionale, un po’ come il corno inglese e l’armonica. L’»album nero«, che quindi naviga interamente su un tappeto di sperimentazione sonora elettronica (sintetizzatori, loop programmati,…), conserva con efficacia tutta la riconoscibilità espressiva del gruppo, mentre l’interpretazione dei versi da parte di Tokac dipinge emozioni e passioni completamente diverse. L’»album nero« è molto più cupo del predecessore, ovvero del suo fratello più luminoso »DNA D«. Più di una volta ti lascia a bocca aperta scoprendo come lo stesso identico pezzo, con un arrangiamento diverso, possa funzionare in modo totalmente differente. Anche in modo diametralmente opposto.

 L’»album nero di DNA D« non lesina avventurismo sperimentale: ci ritroverai elementi dei primi suoni dell’esplorazione underground-alternativa dei primi sintetizzatori, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, dai primitivi Depeche Mode ai Bauhaus, persino soffi di krautrock; si avverte anche un flirt con elementi di industrial, che in un’altra storia potrebbero perfino assumere le sembianze dei Laibach.

L’»album nero di DNA D« è un nuovo documento di una sana evoluzione e maturazione artistica del gruppo. Con questo disco i Dan D hanno »scosso« se stessi e hanno »scosso« la vasta base di fan, che si aspettava tutt’altro. Il fatto che la band si »stacchi« dalle aspettative e dalle mosse stilistiche prevedibili è un gesto estremamente positivo, benvenuto e augurabile, perché in questo modo mette alla prova se stessa, per vedere fin dove può svilupparsi artisticamente e spiccare il volo espressivo in futuro. La cosa più facile, infatti, è restare per routine attaccati alla ricetta collaudata che ti garantisce il successo. Per fortuna il coraggio del gruppo va oltre. Quindi i Dan D, con l’»album bianco« e ancor più con l’»album nero di DNA D«, si muovono con grande abilità alla scoperta di nuovi orizzonti, con cui al tempo stesso tornano alle radici e in qualche modo le »fanno prendere aria«.

Di norma entrambi gli album, sia il »bianco« che il »nero«, si ascoltano uno dopo l’altro. Così ti avvicinerai il più possibile al volto e all’opera del gruppo, ovvero al punto di sviluppo raggiunto dalla band nel 2015. Una cosa è chiara: i Dan D non si fermano evolutivamente e anche con questo documento mantengono freschezza e spirito giovanile, desiderosi di scoprire dimensioni e orizzonti musicali sempre nuovi. L’»album nero«, che di proposito non va in cerca di hit evergreen, esattamente come non lo faceva già l’»album bianco«, ma affronta una nuova sfida artistica e un contatto con un orizzonte ancora inesplorato, dimostra dunque che i Dan D non conoscono i limiti artistici collaudati che garantirebbero loro il successo in anticipo, ma preferiscono lanciarsi con coraggio e audacia in avventure musicali sempre nuove e continuare così a respirare la libertà creativa a pieni polmoni.

Formazione

Tomislav Jovanović (Tokac) – chitarra, voce 
Marko Turk (Tučo) – chitarra 
Boštjan Grubar (Bošti) – tastiere 
Nikola Sekulović – basso 
Dušan Obradinović (Obra) – batteria 

MUSICISTI OSPITI:
Melina Todorovska  – corno inglese nel brano n. 13
Janez Podlesek – violino nel brano n. 13.
Matjaž Porovne –  violino nel brano n. 13.
Oliver Dizdarević Škrabar – viola nel brano n. 13.
Klemen Hvala – violoncello nel brano n. 13.
Rudi Javornik – sassofono nel brano n. 9.

Produzione

Žarko Pak

Tracklist

1. Klon
2. Solze iz neba
3. Matica
4. V tvojih očeh
5. Ni je
6. Zdaj gre zares
7. Brat moj (za Srđana)
8. Mama ne dovoli
9. Odrešitev
10. Ona sanja
11. Hlapec
12. Rekli so
13. Sonca 2
14. Pozitivne misli (traccia nascosta)

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