Dominator
Artista: U.D.O.
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2009
Durata: 49.12
Voto: 4.5/5
Gli U.D.O., incarnazione moderna dei vecchi Accept, portati avanti sotto la guida attenta del nostro buon vecchio amico Udo Dirkschneider, tornano di nuovo tra le band che si sono fatte sentire anche nel 2009 con un disco nuovo. Si tratta del solito ciclo rispettato con precisione, che significa un album ogni due anni. “MasterCutor” (2007) aveva riportato gli U.D.O. tra i nomi solidi e granitici, dopo il po’ annacquato “Mission No. X” (2005). “Dominator”, però, è qualcosa di più. È un altro grandissimo disco degli U.D.O.! Te lo dico senza giri di parole. Per qualità si avvicina più di ogni altro all’ottimo “Holy” del 1999 ed è il miglior album degli U.D.O. del nuovo millennio.
I pezzi hanno quello che pretendiamo dagli U.D.O. Una primordialità nuda e cruda, che vuol dire codificare frasi semplici fatte di riff monosillabici, ovvero la tradizione Accept nella sua luce migliore. La produzione è eccellente. Le fondamenta sono batterie da cannone con un riverbero splendido, ben distinto, che rimbomba per tutto l’ascolto e alimenta l’incandescenza metallica. I riff sono temprati nell’acciaio, taglienti come la lama più affilata che l’umanità abbia mai provato. Il rotolare di cannonate della batteria è rinforzato da una linea di basso voluminosa e spessa, che riempie con efficacia lo spazio tra il suono dei tamburi e i riff delle chitarre e getta benzina sul fuoco: ascoltandolo in macchina ti verrà voglia di schiacciare l’acceleratore fino a sfondare il pianale!
Sopra a tutto si stende l’approccio vocale carismatico e inconfondibile di Udo Dirkschneider, che non ha perso un briciolo di forza rispetto ai suoi tempi più rabbiosi e giovanili negli Accept. Per giunta gli U.D.O. aggiungono negli arrangiamenti anche il suono dei sintetizzatori che, soprattutto sui motivi guida impostati in minore, fanno salire trionfalmente la sensazione di atmosfera apocalittica. Una delle immagini più belle di tutto questo sull’album è catturata in Stillness in Time, che dura ben 6 minuti e mezzo, ma credimi, non c’è un secondo di troppo. Una combinazione fantastica tra il suono vampiresco e tiratissimo delle chitarre, le linee vocali di Udo messe in contrasto e il solido tappeto di tastiere che poggia su una base ritmica compatta a medio ritmo. I ritornelli vocali, con quei canti melodici armonizzati a mo’ di coro, non potevano essere sfruttati meglio stavolta (Stilness In Time, la più tosta Infected), e per un attimo danno anche l’impressione di un pizzico di Gamma Ray (Heavy Metal Heaven). Parlando di “Holy” non posso non citare Devil’s Rendezvous, che riprende il ritmo da cabaret di Cut Me Out, dall’album degli U.D.O. appena citato. Con una bella dose di sana presa in giro, che negli U.D.O. è una costante. Il penultimo pezzo, Speed Demon, il cui nome basta a far capire che è il brano più veloce del disco, forse delude un po’, perché riprende in modo diretto un riff dei Grave Digger di una qualsiasi era dei Grave Digger. Ma non toglie nulla in dinamite e sfrontatezza metallica, quella che sanno servire solo gli U.D.O. Solo un pizzico di credibilità in meno.
Un altro fattore che contribuisce a farne uno degli album più interessanti della carriera degli U.D.O. è l’ottimo dialogo tra le due chitarre. Kaufmann e Gianola stavolta si sono messi a lavorare di fino e hanno sostenuto la maggior parte dei brani con armonizzazioni melodiche in terze doppie, che non vuol dire sparare note a caso e a vanvera sopra i riff, ma costruire melodie di rifinitura ben fatte, che dialogano benissimo con lo schema semplice dei riff. Sono proprio queste armonie in terze doppie a portare sul disco, insieme ai cori nei ritornelli, la maggior parte della pomposità. Su “Dominator” questa pomposità è il fattore che rafforza l’effetto malinconico di molte delle atmosfere evocate. Stavolta spicca soprattutto la maggior cura delle parti melodiche, costruite spesso in modo che un passaggio armonizzato in modo melodico si sciolga piano piano in un assolo di chitarra. Insomma, questa piccola attenzione dei due chitarristi stavolta ha pagato alla grande.
La chiusura del disco con Whispers In The Dark riprende l’espediente usato sull’album “Man And Machine” (2002) con il brano Unknown Traveller, dove Udo usa una voce per lo più pulita, rilassata, di tonalità media, anch’essa riconoscibile a un chilometro. Alla vitalità metallizzata delle due chitarre in produzione stavolta si aggiunge un tocco di pianoforte classico. Una chiusura a medio tempo, sognante e atmosferica, che mantiene fino in fondo un’elevata varietà dinamica.
Anche se la band non sarà d’accordo, perché per lei ogni album è bello, “Dominator” è un nuovo momento di grande ispirazione per Udo Dirkschneider e la sua banda, e a tutti i paladini della vecchia scuola nell’arte di scolpire il metal sarà dura resistergli. A prescindere dal fatto che l’evoluzione si sia fermata, la figura unica degli U.D.O. è così forte da giustificare anche un’autocitazione così evidente. “Dominator” è un altro grandissimo album degli U.D.O.!
Formazione
Udo Dirkschenider – voce
Stefan Kaufmann – chitarra
Igor Gianola – chitarra
Fitty Weinhold – basso
Francesco Jovino – batteria
Produzione
Udo Dirkschenider & Stefan Kaufmann
Tracklist
01. The Bogeyman
02. Dominator
03. Black And White
04. Infected
05. Heavy Metal Heaven
06. Doom Ride
07. Stillness Of Time
08. Devil’s Rendezvous
09. Pleasure In The Darkroom*
10. Speed Demon
11. Whispers In The Dark
*… bonus track nell’edizione digipack