Drastic Measures
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Kansas
Etichetta: Epic Records
Uscita: 1983
Durata: 42:00
Voto: 3/5
“Drastic Measures” è il disco in cui i Kansas sono diventati definitivamente una band AOR, tagliando per un breve periodo i ponti con il loro magnifico passato prog rock. Era anche il loro primo album senza violino, e alla fine si è rivelata una delle mosse meno azzeccate di tutta la loro lunga carriera, perché così hanno perso una bella fetta del loro sound riconoscibile. Il violinista di lunga data Robby Steinhardt aveva infatti gettato la spugna, stufo del suo ruolo sempre più ridimensionato nella band e del fanatismo religioso del chitarrista Kerry Livgren e del bassista Dave Hope, e prima dell’inizio delle registrazioni di “Drastic Measures” se n’era andato. A spingerlo a questa decisione era stata la spiacevole scoperta che i nuovi fan ‘timorati di Dio’ della band si scambiavano litanie religiose con i loro testi prima dei concerti dei Kansas. Un sostituto non lo cercarono nemmeno: si appassionarono sempre di più ai sintetizzatori di nuova generazione, e sul disco si sente eccome.
Il cantante John Elefante ottenne da Livgren il diritto esclusivo a un controllo creativo praticamente totale durante la lavorazione dell’album. Livgren contribuì come autore solo a tre brani, cosa di cui in seguito si pentì amaramente. L’assenza della ‘vecchia guardia’ in fase di scrittura fece sì che su “Drastic Measures” i Kansas ricordassero più dei gruppi AOR tipo Foreigner e Loverboy che se stessi. Alcuni testi sono pieni di fervore religioso e riferimenti biblici, ma per fortuna sono state usate abbastanza metafore mimetiche da non rendere il tutto troppo evidente né eccessivamente fastidioso. La maggior parte dei testi a sfondo religioso, per ragioni tattiche, Livgren preferì tenerla da parte per il suo secondo album solista/esordio con gli AD. Nonostante il suo zelo religioso, è sempre stato un chitarrista eccezionale, un compositore versatile e un tipo intelligente che sapeva esattamente cosa voleva, ma a differenza del riuscito e ben accolto “Vinyl Confessions” stavolta, purtroppo, non è andato tutto secondo i suoi piani, e per molti versi l’album risulta una pallida ombra del predecessore.
Il disco si apre con l’inno AOR da arena “Fight Fire With Fire”, che è anche l’unico vero classico dei Kansas dell’album e l’unico brano che ancora oggi, ogni tanto, ripescano durante i tour. Un riff di chitarra assassino, condito di sintetizzatori, una linea di basso devastante e una performance vocale maestosa di Elefante erano la ricetta giusta per un meritato successo. Da lì in poi, certo, nessun brano è brutto, ma nemmeno particolarmente entusiasmante: insomma, tutto scivola in una grigia mediocrità.
“Everybody’s My Friend” è un classico pezzo rock da ‘party’ che, per ritornello e atmosfera, sta più dalle parti dei Van Halen che dei Kansas. “Mainstream”, con il suo mood e il testo di Livgren, mostra chiaramente a che punto fossero i Kansas in quel momento: erano diventati una tipica rock band mainstream dell’epoca, cosa che riempiva di frustrazione il chitarrista principale della band. Il breve intermezzo strumentale è una bella delusione e privo di ispirazione rispetto ai loro passati gioielli fusion, nonostante le trovate innovative con le percussioni di bambù.
“Andi” è una power ballad zuccherosa, di quelle che per fortuna nel catalogo dei Kansas non abbondano. A salvarla dall’affogare del tutto nello sciroppo di lampone restano solo il generale perfezionismo tecnico dei singoli strumentisti e la voce di Elefante, come sempre ottima. “Going Through the Motions” è poco più di un campo di prova per la tecnologia dei sintetizzatori anni Ottanta e, come dice il titolo, una passeggiata fugace attraverso emozioni vuote. “Get Rich” è un altro perfetto reperto d’epoca e un esperimento fallito. La power ballad “Don’t Take Your Love Away” è, un po’ a sorpresa, uno dei rari momenti più luminosi del disco. “End of the Age” è AOR solido, ma niente di più, mentre “Incident On A Bridge” è una chiusura dignitosa per l’album, però dalle composizioni di Livgren ci si aspetta parecchio di più.
Dopo l’uscita di “Drastic Measures” i Kansas si sono ritrovati in una situazione di stallo, con nessuno più contento della loro nuova direzione, il che era piuttosto ironico, visto che con quel disco volevano a tutti i costi accontentare il pubblico più vasto possibile. I fan di lunga data erano delusi dal nuovo sound AOR e dai testi religiosi, mentre il nuovo pubblico di riferimento, composto per lo più da fanatici cristiani, si è sentito un po’ tradito, perché i testi di Livgren non erano religiosi come su “Vinyl Confessions”. Lungo tutto l’album si avverte chiaramente che la band era già parecchio svuotata: mancavano idee fresche, a fronte di un’eccessiva accondiscendenza verso le mode sonore dell’epoca e di una svendita del proprio linguaggio musicale. Alla fine del tour, a fine 1983, un Livgren deluso decise insieme a Hope di sciogliere i Kansas e di fondare la band di rock cristiano AD. Per fortuna Phil Ehart e Rich Williams ebbero abbastanza lucidità da unire di nuovo le forze negli anni seguenti con il figliol prodigo Steve Walsh e da ricostruire i Kansas da zero.
Formazione
Phil Ehart – batteria
John Elefante – voce solista, tastiere
Dave Hope – basso
Kerry Livgren – chitarra, tastiere
Rich Williams – chitarra acustica ed elettrica
MUSICISTI OSPITI:
Tery Brock – cori
Kyle Henderson – cori
Terry Pack – cori
Produzione
Kansas, Neil Kernon
Tracklist
1. Fight fire with fire (3:40)
2. Everybody’s my friend (4:09)
3. Mainstream (6:36)
4. Andi (4:15)
5. Going through the motions (5:43)
6. Get rich (3:43)
7. Don’t take your love away (3:44)
8. End of the age (4:33)
9. Incident on a bridge (5:37)