Vinyl Confessions
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Kansas
Etichetta: Epic Records
Uscita: 1982
Durata: 43:20
Voto: 4/5
Con “Vinyl Confessions” per i leggendari progsters americani Kansas è iniziata una nuova era, breve, che pochi fan di lunga data ricordano con affetto, anche se i due album di questo periodo hanno regalato un paio di gemme sempreverdi di cui la band può ancora andare fiera. All’inizio degli anni Ottanta il gruppo era finito in guai belli grossi, che avevano, tanto per cambiare all’americana, soprattutto un’impronta ideologica. Il chitarrista Kerry Livgren e il bassista Dave Hope erano diventati dei born again christian ferventi e predicatori, e con il loro zelo religioso sfiancavano sempre di più gli altri tre membri della band.
Il cantante e tastierista Steve Walsh alla fine ne ebbe abbastanza della loro febbre religiosa e preferì lasciare (temporaneamente) la band e fondare un gruppo tutto suo, gli Streets, piuttosto che continuare ad ascoltare, e addirittura a cantare nei testi, le loro litanie religiose. Al suo posto arrivò John Elefante, che come Livgren e Hope era un fanatico della fede e quindi nessun problema per la loro visione dei nuovi Kansas “cristiani”. Alla fine la cosa più importante era che si trattava di un altro cantante eccezionale, con un timbro simile a quello del predecessore. Elefante, nel breve periodo passato come membro dei Kansas, ha fatto il suo lavoro con lode, anche se non aveva il carisma di Walsh.
Rispetto a quelle degli anni Settanta, le canzoni di “Vinyl Confessions” sono diventate molto più semplici, con ritornelli “immediati” da rock melodico, perfetti per la radio. Il violino di Robby Steinhardt è stato messo in secondo piano in fase di produzione, in modo voluto e ben percepibile, il che ha di sicuro contribuito al fatto che lasciasse la band poco dopo l’uscita del disco. Oggi più di un fan si vergogna del fatto che i Kansas, considerati negli anni Settanta una delle poche formazioni rock americane “col cervello”, all’inizio degli Ottanta avessero più in comune con le band AOR dell’epoca che con il prog rock. Nella loro mutazione in band AOR hanno avuto un successo sorprendente, anche se non hanno mai raggiunto il successo di massa dei loro connazionali dell’arena rock come Journey, Foreigner e Styx. La trasformazione in band AOR su “Vinyl Confessions” non era ancora (del tutto) compiuta, e così, in certi brani, le mosse sinfoniche da prog rock con cui un tempo facevano sfracelli spuntano ancora fuori, anche se molto meno sperimentali di prima. I testi sono questione di gusti, visto che ogni singolo pezzo contiene vari riferimenti biblici.
L’opener “Play the Game Tonight è la degna prosecuzione della lunga tradizione dei Kansas degli inni d’apertura vincenti, con un ritornello ipnotico. Il pezzo più riconoscibile dell’album è anche il migliore, e Elefante dimostra subito di essere un cantante di calibro superiore, nato per gli hit di rock melodico. Quanto i Kansas fossero ormai affondati nelle acque dell’AOR e avessero tagliato i ponti con il passato prog lo mostra bene “Right Away”, che per struttura e atmosfera è molto più vicina a dei Foreigner o dei Journey che a Genesis o Yes, le influenze degli esordi della band. Su “Fair Exchange”, hard rock puro il cui testo racconta di un mondo sotto il governo dell’anticristo, tornano a farsi sentire le loro inconfondibili armonie vocali che, mescolate a un riff blues rock e al ritmo, creano un’atmosfera scatenata, anche se il pezzo nel complesso non sfrutta mai fino in fondo la spinta iniziale.
L’ottima power ballad “Chasing Shadows” è una gemma nascosta e uno dei pochi pezzi dell’album che ricordano i Kansas classici, prog, del loro periodo d’oro. La caratterizzano arrangiamenti struggenti al pianoforte, una bella melodia di chitarra acustica e la voce profondamente emotiva di Elefante. Nel più sperimentale “Diamonds And Pearls” tirano fuori addirittura qualche capriccio ritmico jazz al pianoforte, seguito da uno splendido intermezzo strumentale guidato da un assolo di violino, che per un attimo risveglia il ricordo dei loro tempi d’oro. “Face It” contiene un riff di chitarra monumentale, di cui non si vergognerebbe la maggior parte delle band NWOBHM di allora, mentre con gli assoli di sassofono dimostrano che in fondo non hanno ancora rinnegato del tutto le loro radici prog rock.
“Windows” è AOR nel senso migliore del termine e rappresenta un altro catalizzatore di energia più che decente, pieno di armonie melodiche. La ballata d’impronta acustica “Borderline” è un’autentica classica dei Kansas, che avrebbe potuto nascere anche negli anni Settanta, perché è il tipico capolavoro malinconico di Livgren, di quelli che amava scrivere fin dal classico “Dust in the Wind”. “Play On” è un altro rocker melodico nella media, con una frase di chitarra affilata e una linea di sintetizzatore frusciante in primo piano. L’album si chiude con l’eccellente “Crossfire”, un classico dei Kansas sotto ogni punto di vista e uno dei migliori pezzi dell’era Elefante, caratterizzato da un ritornello possente con un passaggio sinfonico e passionale del violino.
“Vinyl Confessions” è un buon album, per lo più di rock melodico, e il migliore dei due dischi dell’era con John Elefante, perché lascia ancora un po’ di spazio di manovra prog per l’avventura e la sensibilità dei tempi d’oro di questa band americana spesso fraintesa. I testi religiosi hanno attirato l’attenzione dell’industria musicale CCM americana e hanno portato loro almeno tanti nuovi seguaci quanti ne hanno persi con la loro improvvisa svolta verso il cosiddetto rock cristiano. Per i Kansas è iniziato un periodo controverso e turbolento, che per fortuna è finito presto.
Formazione
Phil Ehart – batteria
John Elefante – voce, tastiere
Dave Hope – basso
Kerry Livgren – chitarra, tastiere, Synclavier
Robby Steinhardt – violino, cori
Rich Williams – chitarra
MUSICISTI OSPITI:
Bill Bergman – sax contralto, sax tenore
John Berry, Jr. – tromba
Jim Coile – sax tenore
Ben Dahlke – fagotto
Beverly Dahlke-Smith – sassofono
Warren Ham – armonica a bocca
David Pack – voce, cori
Greg Smith – sax baritono
Anne Steinhardt – violino, cori
Roger Taylor (Queen) – cori su “Right Away”, “Diamonds and Pearls” e “Play the Game Tonight”
Lee Thornburg – tromba, sassofono
Donna Williams – voce, cori
Produzione
Kansas, Ken Scott
Tracklist
1. Play the game tonight (3:24)
2. Right away (4:03)
3. Fair exchange (4:56)
4. Chasing shadows (3:17)
5. Diamonds and pearls (4:47)
6. Face it (4:15)
7. Windows (3:29)
8. Borderline (3:57)
9. Play on (3:30)
10. Crossfire (6:33)