Kai Hansen ci porta a spasso per Land of the Free (2007)

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Autore: Rok Klemše

Data dell’intervista: 21.12.2007

Gamma Ray è un nome che agli amanti dell’heavy/power metal non serve presentare. Il carismatico frontman Kai Hansen ha portato la band, in quasi vent’anni di carriera, tra i nomi più grossi del genere. Kai, che si era già costruito un nome di culto nella sua prima band, gli Helloween, quest’anno si è rimesso insieme ai vecchi compagni nel tour Hellish Rock, suonando con loro classici come Future World e I Want Out. Gamma Ray e Helloween avevano già messo in piedi a Belgrado, dove li avevamo visti la prima volta, un concerto così spettacolare che bisognava assolutamente riacchiapparli, stavolta nella cittadina tedesca di Kaufbeuren. E stavolta ce l’abbiamo fatta: abbiamo avuto l’intervista promessa con Kai, che a Belgrado ci era sfuggita tra le dita. Hansen ci ha portati nel tour bus e all’inizio dell’intervista sembrava piuttosto scazzato e annoiato, ma poi si è sciolto in fretta rivelandosi un interlocutore simpaticissimo.

RockLine: Allora cominciamo. Kai, siete verso la fine del tour storico Hellish Rock con gli Helloween, in cui avete suonato in posti nuovi: vi abbiamo visti a Belgrado, dove suonavate per la prima volta. Com’è andata finora?
Kai: Molto bene, alla grande. Abbiamo fatto dei concerti fantastici, con un supporto pazzesco dai fan, che sono stati incredibili sia con noi sia con gli Helloween. Ci stiamo divertendo un sacco!

RockLine: Con questo tour hai fatto una specie di “reunion” con i tuoi vecchi compagni degli Helloween. Come ti sei sentito?
Kai: (ride) Sì, in un certo senso è stata davvero una reunion. È tutto come una grande famiglia. Ci conosciamo da una vita e qualunque cosa sia successa in passato l’abbiamo superata da un pezzo. Sono semplicemente due ottime band e dei buoni amici che suonano insieme. Siamo davvero “one big happy family”.

RockLine: Secondo me anche tutta la scena metal tedesca è un po’ come una grande famiglia felice.
Kai: Sì, sembra proprio di sì. Quello che ci ha avvicinati è stato il “crollo” del metal dal ’92 in poi, quando la scena si è saturata di grunge e alternative. Così tutti i poveracci sono scesi più o meno allo stesso livello e quindi non c’era più concorrenza, tiravamo tutti dalla stessa parte. Adesso la scena è davvero forte.

RockLine: Hai in programma qualche collaborazione con due, tre o più band tedesche?
Kai: Sì, penso sia un’idea interessante – mettersi insieme a qualche band tedesca per un tour festivaliero sarebbe davvero figo.

RockLine: Avete appena pubblicato Land of the Free Part 2. Com’è stata finora la reazione di fan e critica?
Kai: Ottima. Mi capita raramente di incontrare qualcuno a cui non piaccia (ride)

RockLine: Come avete capito che era il momento giusto per il seguito di un album piuttosto di culto come Land of the Free?
Kai: Non ce ne siamo nemmeno resi conto bene, ci siamo arrivati per caso e in modo piuttosto spontaneo. Per noi è stato un bel modo di definire la direzione in cui volevamo andare.

RockLine: E in cosa si è differenziata la registrazione di Land of the Free 2 da quella del primo capitolo?
Kai: Decisamente tanto, perché la band in questa formazione è insieme da più di dieci anni e quindi, ovviamente, l’intesa tra noi è molto più forte. Ai tempi di Land of the Free, Thomas e Jan (il batterista Thomas Nack e il chitarrista Jan Rubach, oggi entrambi ex membri, n.d.r.) erano nuovi e abbiamo passato più tempo a conoscerci e a provare cose nuove. Con questa band adesso ci capiamo benissimo, sappiamo cosa vogliamo e arriviamo ai compromessi più facilmente. Per questo anche registrare Land of the Free Part 2 è stato molto più semplice.

RockLine: Quindi Land of the Free 2 è uno sforzo collettivo di tutti i membri?
Kai: In realtà anche il primo capitolo era frutto di un lavoro comune, abbiamo lavorato molto in studio e sui pezzi nel loro insieme. Non è cambiato il fatto che le idee e i brani li porto per lo più io, che non è pianificato, succede e basta. Adesso però ogni singolo pezzo lo portiamo in sala prove e lo suoniamo tutti insieme, quindi gli arrangiamenti finali sono opera di tutta la band.

RockLine: Secondo me Land of the Free è un concept album piuttosto sottovalutato. Come spiegheresti il legame tra il primo e il secondo capitolo?
Kai: Il concept è l’idea stessa di libertà, cosa significa in generale e cosa per il singolo. Land of the Free è una storia ispirata al fantasy, ogni volta che ci penso mi viene in mente Il Signore degli Anelli: qualcuno che cerca qualcosa, è in missione e si raccoglie intorno degli amici che lo aiutano. Ci porta in un mondo fantastico, in qualche abisso del nulla, oltre il muro e roba del genere (ride). Land of the Free 2 invece è più diretto, è una specie di raccolta di pezzi sul tema della libertà da diversi punti di vista. In questo è diverso dal primo capitolo, ma ha lo stesso approccio spirituale.

RockLine: Quindi potresti dire che Land of the Free 2 rispecchia la realtà del mondo moderno? Il mondo è cambiato…
Kai: Di sicuro cambia… Beh, da una parte sì, dall’altra no. Penso che l’umanità sia ancora la stessa, il concetto di libertà, nel senso di paese libero o individuo libero, è sempre lo stesso. Gli stati cercano la separazione o l’individualità, cercano la libertà, mentre altri invece si uniscono, come per esempio nell’Unione Europea, che cerca di fondere molti paesi in uno solo, sul modello degli USA. Ma la formula definitiva della libertà ancora non l’abbiamo trovata e la ricerca continua.

RockLine: Prima hai citato parecchi cambi di formazione nella storia della band. Come siete riusciti a restare forti e uniti per così tanto tempo?
Kai: Bella domanda… Non ne ho idea (ride). Però una spiegazione ce l’ho: credo sia questione di maturità, rispetto reciproco, accettazione delle differenze, individualità (ride). In questa band siamo in quattro persone diverse, ma funzioniamo come un tutt’uno. Certo che litighiamo pure, ma dopo le liti non resta nessun brutto sentimento né rancore.

RockLine: Quindi i vostri litigi sono costruttivi?
Kai: Sì. Beh, a volte no, sono solo stupidi (ride). Ma nei giorni e nelle settimane dopo non ci sono chiacchiere alle spalle tipo “ma guarda che deficiente”. Ci sosteniamo e conosciamo i problemi di ciascuno e quando serve ci aiutiamo. È una specie di intesa istantanea che non si può spiegare, ma a quanto pare funziona (ride)

RockLine: Quanto è stato difficile quando Ralf ha lasciato la band, e in generale com’è quando se ne va un membro importante?
Kai: Ci ha dato la possibilità di cambiare direzione. In un certo senso la sua uscita è stata un bene, perché ci ha dato una nuova spinta, di cui dopo un periodo di stagnazione avevamo maledettamente bisogno. Volevamo andare avanti e penso che fosse il momento giusto.

RockLine: Ti sei preso subito il posto di cantante o avete cercato un nuovo vocalist con delle audizioni?
Kai: Ne abbiamo parlato quando era chiaro che Ralf se ne stava andando. Io avevo sempre cantato, nei demo, alle prove quando Ralf non c’era, quindi eravamo tutti abituati. Abbiamo discusso le opzioni e una era cercare un nuovo cantante. Ci siamo chiesti, ovviamente, chi potesse prendere il posto, ma non volevamo organizzare una specie di concorso tipo “mandateci un demo”. Così abbiamo cercato un cantante adatto in giro per la scena, ma non abbiamo trovato nessuno che stesse bene nei Gamma Ray, perché Ralf era un vocalist incredibilmente potente. L’altra opzione era cantare io. Gli altri mi hanno chiesto se me la sentivo e io ho risposto di sì.

RockLine: Secondo me è stata la scelta giusta, perché hai una voce particolare, un “signature” sound.
Kai: Sì, io non mi considero il miglior cantante di tutti i tempi, ma penso di avere una voce riconoscibile. È una cosa che in generale mi piace nei cantanti: pensa a Bon Scott, a Ozzy Osbourne, che tecnicamente non sono grandi cantanti, ma hanno espressività e carisma.

RockLine: E adesso, dopo quasi vent’anni, come guardi ai tuoi tempi negli Helloween?
Kai: Se ci ripenso, mi sono divertito un sacco ed erano momenti importanti. Ma non sto lì a pensare a cosa sarebbe successo se fossi rimasto e bla, bla, bla. Allora dovevo semplicemente andarmene, non me ne pento e fine della storia.

RockLine: Cosa o chi ti ha ispirato a iniziare a suonare la chitarra e poi a cantare e suonare in una band?
Kai: Di sicuro è successo qualcosa quando ho sentito Born to be Wild degli Steppenwolf. Mi piaceva il ritmo e ho iniziato a picchiare su tutto quello che mi capitava sotto mano. Mi sono costruito una batteria con scatole di detersivo e roba simile e ci battevo sopra con le bacchette cinesi. Volevo una batteria vera, ma i miei non me l’hanno voluta comprare perché sarebbe stata troppo rumorosa e già li facevo impazzire a martellare su tutto il resto. Invece della batteria ho avuto una chitarra, ho imparato a suonarla e fin dall’inizio ci cantavo sopra. Ovvio che poi mi serviva anche una chitarra elettrica.

RockLine: Ascolti del metal nuovo?
Kai: Non proprio. Ascolto un po’ di Manson, mi piacciono un paio di pezzi dei Linkin Park. Ma gli Slipknot e roba simile non mi dicono proprio niente. I Korn mi sembrano completamente inutili. Mi mancano le vere canzoni con la melodia, mi piace l’aggressività nella musica, ma non in modo che resti solo quella. Della pura merda americana non me ne frega un cazzo!

RockLine: E cosa pensi del vostro tour manager Kosta?
Kai: È fantastico. È greco (ride).

RockLine: Se ripensi al concerto di Belgrado, come paragoneresti quello con i concerti in Germania?
Kai: C’è una grande differenza. Ieri siamo tornati in Germania dopo tanto tempo passato in Slovacchia e Repubblica Ceca. Lì la gente era davvero pazza, si vedeva che aveva fame di musica ed era grata che suonassimo. In Germania è diverso, la gente non è così entusiasta, a volte bisogna prenderla proprio a calci in culo. In un certo senso sono troppo sbronzi (ride).

RockLine: Quali sono i piani futuri dei Gamma Ray?
Kai: A gennaio proseguiamo con la seconda parte del tour, durante la quale registreremo anche. Useremo quelle registrazioni per il DVD che sarebbe dovuto uscire già da un pezzo, ma l’abbiamo dovuto rimandare per il cambio di etichetta. È già pronto, uscirà prima dell’estate 2008, ma sarà ancora più attuale, un cofanetto triplo di DVD. Poi vedremo cosa succede. Dobbiamo cominciare a preparare la partenza per il Giappone a febbraio e quella per il Sud America a marzo. In estate ci sono un po’ di festival, poi dovremo decidere se fare un tour da headliner oppure tornare in studio e registrare un nuovo disco.

RockLine: Quindi vi prendereste una pausa dai concerti per registrare altro materiale che vi è rimasto?
Kai: No, no, dobbiamo semplicemente registrare pezzi nuovi. Abbiamo registrato tutto quello che avevamo, certo, sono rimaste un po’ di idee, che a volte nemmeno hai voglia di finire. Preferiamo scrivere cose nuove e visto il successo di questo tour non mi sembra il caso di perdere tempo, perché è bello portare questa energia anche in studio.

RockLine: Hai mai pensato a un album solista?
Kai: No. Se mai mi decidessi per una cosa del genere, sarebbe diversa dai Gamma Ray. Registrerei qualcosa di grezzo, alla Sex Pistols, qualcosa di crudo e sporco. Oppure un miscuglio di tutte le idee strane che mi sono venute e che non ho mai registrato perché troppo diverse dai Gamma Ray.

RockLine: Nella vostra carriera avete registrato parecchie cover – Judas Priest, Pet Shop Boys, Uriah Heep. Pubblicherete mai un disco di cover?
Kai: No, probabilmente no, preferiamo restare sui nostri pezzi. Anzi, per questo album abbiamo registrato anche una cover come bonus track per il Giappone, ma non abbiamo avuto il tempo di finirla.

RockLine: Kai, grazie mille per questa intervista e goditi il concerto, anzi, godetevelo tutti.
Kai: Grazie a voi!

Foto: Aleš Podbrežnik
Domande di: Rok Klemše e Aleš Podbrežnik

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