Lipservice
Artista: Gotthard
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: year
Voto: 4/5
“Lipservice” è l’ottavo album in studio degli hard rocker svizzeri fondati dal cantante Steve Lee, la cui voce particolare e rauca è uno dei marchi di fabbrica più riconoscibili della band. La prima cosa che sorprende di questo disco è il passaggio a una label quasi puramente metal come la Nuclear Blast. Si sono forse “metallizzati”, i ragazzi? Qualcosa sì, di sicuro. Cambi di formazione, cambi di management, passaggio a una nuova etichetta – insomma, un vortice continuo di novità che di certo non ha lasciato indifferenti i Gotthard, e i ragazzi ci servono una pagnottella calda e fragrante, che però resta comunque nell’abc dei sacri standard dell'”hard rock”.
Quello che offre “Lipservice” dovrebbero farlo, per esempio, i Bon Jovi, se non avessero venduto l’anima per inseguire la smania di stare dietro alle mode. Steve Lee è il prototipo dell’europeo di cui gli americani possono essere davvero sfacciatamente gelosi. Il tipo al microfono suona infatti come un musicista madrelingua inglese purosangue, la vera personificazione dell’incrocio tra le voci di Tom Keifer (Cinderella) e Steven Tyler (Aerosmith). Una voce che, a sentirla, alle band americane di oggi non può che far venire il singhiozzo.
Con il nuovo album i Gotthard tornano alle loro radici hard rock, quelle che segnano i primi dischi della loro carriera, ma non si sono “metallizzati” in nulla. Insomma, il disco offre i Gotthard classici. Non so perché, ma mentre ascolto “Lipservice” mi girano in testa di continuo i Bon Jovi, fatto sta che ai Gotthard è riuscito di riprendere i tratti che hanno segnato i vecchi Bon Jovi, rifinirli e servirceli freschi con “Lipservice” in una veste aggiornata, a prima vista fatalmente attraente e seducente, mentre i Bon Jovi oggi lottano spasmodicamente per mantenere un qualsiasi contatto con le proprie radici, che risalgono al passaggio tra gli anni Ottanta e Novanta.
“Lipservice” si apre trionfale con il sound massimamente inneggiante di All We Are e l’album, in un attimo, scatta in piedi come un soldatino! Incredibile! Nemmeno dopo Dream On e Lift ‘U’ Up questa passionale intensità, costruita sul classico schema hard rock, cala di un millimetro. Dream On sorprende con una linea ritmica pulsante. Il basso letteralmente taglia il cemento e macina attraverso il suono della produzione, mentre il pezzo segue un riff di chitarra semplicissimo, che però brucia proprio grazie alla struttura semplice, chiara, breve e concisa che regge tutta la botta e ti afferra per le orecchie all’istante. E riff così semplici sono, guarda caso, i più difficili da scrivere. Lift ‘U’ Up, per dire, è l’esempio perfetto di inno ideale per l’atmosfera da palazzetto, dove il pubblico a braccia alzate porta la band in trionfo. Anche brani come Cupid’s Arrow, la mid-tempo dal taglio ballad I Wonder, poi un altro classico colpo da “golden era” dei Bon Jovi intitolato I’m Alive, o Anytime Anywhere condita con il pomposo tappeto sinfonico delle tastiere, funzionano tutti all’istante. Semplicemente, la formula del riff diretto, in perfetta sintonia con la voce di Lee, funziona alla grande. I pezzi hanno tutti quel “žmoht”, ovvero la chimica di lavoro dei ragazzi catturata in modo efficace: un’esecuzione che, pur senza portare nessuna novità, ti fa correre i brividi lungo la schiena. Semplice e prevedibile, ma suonato con vero furore rock e sensualità, infilato in una produzione che, grazie a un’esecuzione convincente e a un suono rifinito alla perfezione, ti travolge in modo irresistibile!
L’album ha un solo difetto: contiene troppe ballad. Su quattordici pezzi ce ne sono ben quattro. E quello che dà più fastidio è che penultima e ultima sono entrambe ballad, quindi il disco si chiude a ritmo lento e perde la dinamicità che per gran parte del resto della scaletta viaggia a livelli altissimi. La spiegazione? I Gotthard vogliono puntare a farsi accettare dalle orecchie americane. Soprattutto nelle ballad. Con questo obiettivo, soprattutto nei momenti più lenti, rimasticano di nuovo l’eredità dei Bon Jovi. Per il resto, però, è un album brillante, con una consistenza incredibile e una forza e un’espressività alla pari tra un brano e l’altro, e se il disco si fermasse al pezzo numero 12 potrei dire a cuor leggero che è il miglior album dei Gotthard finora. “Lipservice” è quindi un altro disco che dimostra come, per il secondo anno di fila, gli europei nelle nuove uscite “hard rock” si portino a casa lo scalpo degli USA come se niente fosse.
Formazione
Steve Lee – voce
Leo Leoni – chitarra
Freddy Scherer – chitarra
Marc Lynn – basso
Hena Habegger – batteria
Produzione
Leo Leoni & Ronald Prent
Tracklist
1. All We Are
2. Dream On
3. Lift U Up
4. Everything I Want
5. Cupid Arrow
6. I Wonder
7. I’m Alive
8. I’ve Seen An Angel Cry
9. Stay For The Night
10. Anytime Anywhere
11. Said And Done
12. The Other Side Of Me
13. Nothing Left At All
14. And Then Goodbye
Durata dell’album: 53.05