Res Nullius, grazie e addio! (2013)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Max Klub / Velenje / Slovenia
Data del concerto: 25.12.2013
Spettatori: 340
Prezzo del biglietto: 7€
Ogni cosa bella prima o poi finisce, anche quando parliamo di rock’n’roll, che di solito non si divide in aldiqua e aldilà ma abbraccia l’intero universo. Certo, il rock’n’roll (per ora) non è arrivato alla fine, ma a chiudere il proprio cammino sono stati alcuni dei suoi promotori più sinceri a sud delle Caravanche e a nord della Kolpa, i trovatori di Velenje Res Nullius.
In una carriera durata quasi un quarto di secolo non hanno mai nuotato nell’oro né puntato alle stelle, hanno seguito solo la loro concezione primordiale dell’espressione musicale, ed è per questo che la notizia di novembre, cioè che dopo una serie di concerti nei club in giro per il paese si congedano, ha colpito ancora più duro. Dove sta il motivo di questa decisione improvvisa lo sa solo la band, e le ragioni non le ha cercate nemmeno il giornalista del Dnevnik Gregor Bauman nel suo pezzo di due giorni fa sull’argomento, che ha spiegato la scelta con queste parole: »Ho preferito trattenermi, perché non volevo che il mito diventasse un fatto. Tutti, infatti, preferiamo le leggende di pistoleri solitari e perseguitati con un codice morale, convinti di ciò che fanno e stregati da un nome maledetto.« Dopo quattro odissee a Lubiana, a Dolenjske Toplice e a Capodistria, la stella dei Res Nullius ha brillato un’ultima volta la sera di Natale, e dove se non nella loro Velenje.
Quanto possa essere sottile il confine tra aldiqua e aldilà l’abbiamo scoperto sulla nostra pelle in quattro fan della band, partiti dalla Slovenia centrale alla volta della Šaleška dolina. All’ingresso del Klub Max, che sta dentro la ben più famosa Rdeča dvorana, a pochi minuti dalle otto di sera abbiamo comprato gli ultimi quattro biglietti. Letteralmente gli ultimi quattro. Le regole garantivano che non ci sarebbe stata prevendita, che nemmeno i media sarebbero stati accreditati e che i biglietti sarebbero andati in vendita alle otto di sera, ma nonostante le promesse non mantenute dagli organizzatori siamo riusciti comunque a infilarci per un soffio dentro il locale, dove era già tutto pronto per l’ultimo testamento dal vivo dei beniamini della scena locale.
Alle dieci e mezza di sera il club era già pieno di una folla di corpi sudati: la vecchia generazione che segue la band fin dai primi passi, e quelli di vent’anni più giovani che con la stratosfera rock avevano appena iniziato a fare conoscenza. Sul palco si sono sistemati il batterista Janez Marin, il bassista Boštjan Časl, il chitarrista Boštjan Senegačnik e, ultimo, il frontman Zoran Benčič, ed è con Zadnji ples che sono entrati nell’ultimo giro di una tappa lunga un quarto di secolo. La figura centrale della performance è stata, manco a dirlo, il carismatico Zoki, che con il suo approccio minimalista, da scuola tutta sua, ha dato ancora più forza ai testi della band, spremendone tutti i segreti di un messaggio che al primo ascolto sembra intricato. Una volta Zoki era noto per guardare troppo a fondo nel bicchiere e dare ai concerti una nota negativa con exploit primitivi. Visto che stavolta era l’ultimo giro della band, temevo che gli tornasse in mente la vecchia abitudine, ma per fortuna non è andata così! Il quartetto ha infilato un pezzo dopo l’altro e, in un viaggio espresso attraverso soprattutto gli ultimi quindici anni di attività della band, non ha concesso al pubblico nemmeno un secondo di pausa. Anche se la band, con i due protagonisti in testa, è rimasta fedele al suo motto »less is more« e ha macinato sugli strumenti con un ritmo apparentemente rilassato e senza occhiate d’intesa infiammate, il club stracolmo gli mangiava allegramente in mano. Anche nel suo ultimo giorno, insomma, la band ha tenuto la schiena dritta!
Negli anni il loro linguaggio musicale è rimasto sempre ruvido e, con ogni nuovo album, ha plasmato sempre meglio l’identità che i Res Nullius avevano definito con il debutto, nel lontano 1993. La parte centrale del concerto l’hanno dedicata ai brani del loro ultimo album »Prekletih bazar«. V vagonu raztrganih duš , Plešem s krvavimi podplati e Prekletih bazar, con il loro mix intelligente di sensibilità, depressione e amore all’apparenza inconciliabili, hanno colpito in modo diretto quanto gli inni, ormai consolidati da anni, del pubblico operaio di Velenje: Rojen leta ’72, Revolver ljubezni e Nekje v Sloveniji. Uno dei picchi di atmosfera del concerto è stato, ovviamente, il ballabilissimo Dečko v belem, in cui è catturato il carattere centrale del quartetto: rock’n’roll a tavoletta e un salto di adrenalina nella parte finale del pezzo. L’addio, un’ora e mezza abbondante, è stato condito da un bis d’ordinanza, prima che i Res Nullius sparissero per sempre dai palchi. Niente ovazioni da incassare, niente sguardi indietro oltre la spalla, niente pompa. Insomma, nel loro stile.
Zoran Benčič, Boštjan Senegačnik, Boštjan Časl e Janez Marin (e tutti gli altri ex membri), grazie per una storia senza la quale lo spazio musicale sloveno sarebbe senza dubbio più povero.
Siccome per il concerto non eravamo accreditati, il reportage è corredato dalle foto della loro esibizione all’Orto bar di Lubiana di inizio mese (il reportage lo trovi QUI).
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