Seven Stories Into 98
Artista: IQ
Etichetta: Giant Electric Pea
Uscita: 1998
Voto: 4.4/5
Prima ancora che gli IQ pubblicassero il loro primo vero album in studio, avevano registrato un demo su cassetta intitolato Seven Stories Into Eight. È una registrazione storica, che mostra una band in piena evoluzione, ancora in cerca del proprio stile. Più di quindici anni dopo, i ragazzi degli IQ hanno deciso di rimetterci le mani e di sistemare quello che gli sembrava troppo grezzo. In quel periodo gli IQ erano al massimo dell’attività della loro carriera. Dal 1997 al 2001 hanno sfornato roba nuova a ripetizione (Subterranea, Seven Stories Into 98, The Lost Attic, Subterranea – The Concert, The Seventh House) e hanno anche scritto la loro musica migliore.
Gli IQ hanno deciso di registrare l’album in pochi giorni. Volevano mantenere l’autenticità, visto che anche le registrazioni originali erano state fatte in pochissimo tempo. Quello che si è lamentato di più è stato John Jowitt, che negli anni Ottanta non faceva ancora parte della band. Ha detto che alcuni passaggi di Seven Stories sono tra i più ostici di tutta la loro discografia. Ha dovuto sudare parecchio, ma alla fine ce l’ha fatta.
L’album parte con una fusion atipica, che salta di continuo da un tema all’altro, da una battuta all’altra. È l’omaggio di Holmes ai Brand X, visto che è sempre stato un fan del jazz-rock. Con questo pezzo ha faticato soprattutto Jowitt, che in poco tempo ha dovuto imparare una linea di basso a dir poco tosta. Tutti gli altri erano già in formazione negli anni Ottanta e questo strumentale lo conoscevano già bene, solo lui ha dovuto impararlo da zero. Segue un altro strumentale, con parecchie somiglianze con la musica dei The Lens. È la classica sfida a colpi di melodie tra sintetizzatore e chitarra. Verso la fine del brano si sente persino una parte che ricorda i primi Camel. Insomma, di nuovo un po’ di jazz, cosa piuttosto atipica per questa band. Poi arriva Intelligence Qutient, con una lunga introduzione che prima con le tastiere e poi con i tapping di chitarra crea quella tipica atmosfera IQ. Il pezzo ha più sezioni ed è in questo senso piuttosto tipico, con ottimi assoli di chitarra e tastiera. I testi di questo brano e di Capital Letters li ha scritti Mike Holmes, perché Peter Nicholls all’epoca non era ancora in formazione. I contenuti sono un po’ più diretti e scherzosi rispetto a quelli di Nicholls. Poi un altro strumentale, dove gli IQ suonano un medley di brani folk. Anche qui roba parecchio melodica e suonata con grande finezza. Barbel Is In, con i suoi ritmi africani, ricorda Biko di Peter Gabriel ed è un’altra creatura atipica per gli IQ. Il testo l’ha scritto Tim Essau. In Fascination si nota già la mano di Nicholls nei testi – la solita enigmaticità che ho tanto amato. Qualche ottima parte vocale e vari intermezzi strumentali danno movimento a questo pezzo stratificato. Segue un brano scritto interamente da Nicholls. È una ballata delicata e bellissima, con il tipico motivo cupo. Insieme alla voce si sentono solo la chitarra acustica, un assolo di elettrica e, alla fine, le tastiere. It All Stops Here è un pezzo dal doppio tema, scritto da Orford. Nella prima parte Orford sfoga il suo malcontento per le varie azioni politiche degli studenti (all’epoca era ancora studente anche lui), nella seconda si confessa su un amore non corrisposto. Ehi Martin, non sapevo fossi un’animuccia così tenera. Per chiudere, un altro ottimo strumentale (Nicholls si limita a recitare), che chiude in modo mistico un album eccellente.
Nel secondo disco troviamo il demo Seven Stories Into Eight. La differenza tra le nuove registrazioni e questo demo è più che evidente. Già il suono del demo è molto peggiore e ovattato, cosa niente affatto strana, trattandosi di un demo. Si notano anche i tipici problemi della band di quel periodo. Le tastiere di Orford sono, come sempre negli anni Ottanta, parecchio fastidiose, la chitarra di Holmes non è nemmeno lontanamente fluida come da Ever in poi, Cookie è Cookie, piuttosto limitato nelle sue capacità, per cui con lui un progresso nemmeno si sente, il basso di Jowitt è molte spanne sopra quello di Esau. Il passo avanti più grande l’ha fatto di sicuro Peter Nicholls, che sul secondo CD suona come se non avesse ancora fatto la muta (parlo della voce), mentre sul primo si supera come non mai e mi ricorda perché, da uno dei peggiori, è diventato per me uno dei migliori cantanti del rock. Si sente parecchio che nelle nuove registrazioni Nicholls ha cantato tutti i pezzi che nei vecchi nastri cantava Orford. Alcuni brani delle vecchie registrazioni, infatti, risalgono a quando Nicholls non era ancora nella band, e le parti vocali le aveva cantate Orford con la sua voce un po’ fastidiosa. Il miglioramento si nota anche in Barbel Is In, che nell’originale è suonata come un reggae, mentre nel 1998 è stata registrata in versione world music e ricorda vagamente Biko di Peter Gabriel. Nella riedizione c’è anche la bonus track Eloko Bella Neechi. Negli anni Ottanta era uscita come singolo, ma anche a lei questo rifacimento ha fatto un gran bene.
Secondo me con questo album gli IQ hanno creato il loro lavoro più ambizioso. Nella musica infilano un’infinità di influenze, dal reggae alla world music, dal jazz-rock al folk, fino al sinfonico. A livello di composizione Ever, Subterranea e The Seventh House sono sì superiori (forse anche The Wake e Tales From The Lush Attic), ma per innovazione e qualità degli arrangiamenti questo disco sta ben in alto.
Oltre ai due dischi ti ritrovi anche un libretto interessante, che racconta la storia di questa band piuttosto sconosciuta. Come da tradizione con gli IQ, non mancano aneddoti succosi e spiritosi, di cui non garantisco che siano tutti veri. Ci sono anche parecchie foto d’archivio, che arrivano fino al 1978, quando la band si chiamava ancora The Lens.
Seven Stories (almeno il primo CD) è un album che dovrebbe sentire proprio ogni fan di questa band. È incredibile come, a livello di suono, non sfiguri per niente rispetto a Subterranea. Le composizioni sono solide e di qualità, a dimostrazione che gli IQ sono sempre stati dei compositori eccezionali: i problemi c’erano solo nell’esecuzione e negli arrangiamenti. Con l’età, però, è evidente che è arrivata anche la saggezza e in sostanza hanno eliminato tutti i difetti, tanto che questo album si piazza tra i loro migliori, accanto a The Seventh House, Subterranea ed Ever. Se anche Tales from The Lush Attic e The Wake avessero ricevuto un restyling simile, il salto in avanti si sentirebbe di sicuro.
Formazione
– Martin Orford: tastiere, voce
– Mike Holmes: chitarre
– Pete Nicholls: voce
– Paul Cook: batteria
– John Jowitt: basso (cd 1)
– Tim Esau: basso (cd 2)
Produzione
Mike Holmes
Tracklist
CD 1 (52:31):
1. Capital Letters (In Surgical Spirit Land) (3:49)
2. About Lake Five (5:27)
3. Intelligence Quotient (8:18)
4. For Christ’s Sake (5:17)
5. Barbell Is In (4:54)
6. Fascination (7:03)
7. For The Taking (4:34)
8. It All Stops Here (7:53)
9. Eloko Bella Neechi (5:16)
CD 2 (43:31):
1. Capital Letters (In Surgical Spirit Land) (3:46)
2. About Lake Five (5:02)
3. Intelligence Quotient (6:55)
4. For Christ’s Sake (5:05)
5. Barbell Is In (5:32)
6. Fascination (5:56)
7. For The Taking (4:17)
8. It All Stops Here (6:58)
Durata dell’album: 96:02