The Best Of Sell Out 2001 – 2011
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Sell Out
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2011
Durata: 79:51
Voto: 3.5/5
I rocker ska reggae punk Sell Out di Kočevje, dopo dieci anni di attività, sono finalmente riusciti a partorire il loro album di debutto in studio. Che offre un paio di curiosità non proprio all’ordine del giorno nel mondo delle uscite di nuovi dischi in studio. La prima: riunisce materiale di due periodi diversi della carriera della band. La seconda: si intitola »The Best Of Sell Out 2001-2011«, cioè un titolo che di solito si usa per le raccolte, quando alle spalle hai cinque o sei album in studio e per un’uscita del genere ti becchi una panoramica dei traguardi più riconoscibili di tutti i dischi. Comunque giri le pedine e per quanto analizzi con spirito critico le opzioni delle mosse a disposizione, dall’altra parte la mossa ha pieno senso. Soprattutto considerando che la band, dopo tanti mini suicidi e nuove nascite, ha avuto bisogno di un’intera decade per mettere insieme abbastanza stabilità e fiducia in sé da sganciare finalmente un debutto in studio. Insomma, è un debutto in studio con una componente speciale, una componente storico-retrospettiva, che porta l’ascoltatore il più vicino possibile al cuore pulsante dei Sell Out, dal loro »pra-essenza« fino allo stato evolutivo di fine 2011.
Nel 2005 la formazione aveva già pronto del materiale registrato in studio, ma i cambi di line-up hanno rimescolato i legami chimici, e questi a loro volta hanno scosso e cambiato l’essenza stessa del gruppo. Nello stato di »rinascita« la band ha sentito che la cosa più sensata fosse registrare tutto il materiale con la formazione con cui aveva finalmente trovato stabilità e un fuoco chiaro. Di nuovo il vecchio materiale, che nel 2005 era già destinato all’uscita, insieme a pezzi freschissimi nati nel periodo tra il 2005 e il 2011.
Nonostante i Sell Out vengano dalla zona di Kočevje, per i più nota soprattutto per le impenetrabili foreste illiriche di faggio e abete e per le storie da brivido sugli orsi sfortunati, che i media fabbricano ad arte perché la verde fratellanza della classe (dominante) abbiente abbia una scusa legittima »per l’abbattimento necessario della specie« (cosa che nelle »teste sballate« della plebe lubianese può risvegliare una sottile sensazione di angoscia), il motto dei Sell Out è chiaro! Essere in tutto e per tutto positivi, pieni di vita, sfrenati. Insomma! Il nonetto non riconosce altro che un’assenza di tempo dedicata al far festa senza pensieri. Dai Sell Out non c’è posto per il proverbiale brontolare sloveno!
I due dischetti si legano a vicenda in un’ottima sintonia. Il fatto che siano stati registrati insieme, materiale nuovo e vecchio, riduce lo »strappo« espressivo tra i due, che all’ascolto è quasi impercettibile. La produzione dell’album è ottima. Suona pulita, chiara, e allo stesso tempo i mattoncini sono messi insieme con furbizia in una simbiosi vivace. La chitarra suona onestamente rock, il basso ha una zampa bella grossa, il »rullante« di un picchiare nudo e monodimensionale risuona forte e chiaro (esce proprio »a cannonate« nel brano Kaj naj naredim?), i fiati rilanciano la sfrontatezza della sbarazzina vena burlona della band. Quanto agli arrangiamenti, non c’è altro da dire se non che i Sell Out sono pignoli e si approcciano al lavoro con la cura di chi lima le idee fino alla lucentezza finale dei prodotti. Fra le due cover (Hazard, Janko Ropret), nella »versione Sell Out« si accende soprattutto Ljubljančanke! La voce è chiara, autorevole, decisa il giusto e con la dose richiesta di melodia.
I Sell Out sono davvero una band ska-reggae punk. Né più né meno. In Slovenia è difficile trovare paralleli, ma una simile evoluzione del gruppo dal suo purismo punk originario oggi è piuttosto logica, visto che lo ska punk reggae gode di grande popolarità in tutto il pianeta. Di band così ce ne sono a vagonate nei più grandi festival europei, dal FreQuency festival al Nova Rock festival, e i Sell Out sono di certo adatti a esibirsi nei festival di casa con questo orientamento di genere, che mette insieme per lo più formazioni alt rock più e meno popolari, come il Punk Rock Holiday di Tolmin. Quindi in Slovenia, se cerchi un gruppo che ti suonerà subito vicino alle vibrazioni dei Sell Out, pensa a Elvis Jackson, pur con la sua chiara originalità tutta propria. Tra le band straniere assetate di festa ci sono invece Ska-P, The Toasters, The Slackers, ecc… semplice. Chi ama questi gruppi trova nei Sell Out un nuovo candidato da infilare nella sua collezione di CD. Ovviamente segue una schiera di allegroni skate punk, come pure di fan di melodie alla Green Day.
I testi sono spesso cantati in totale »ingenuità«. Non vale la pena cercarci chissà quale profondità: ci si accenderanno solo le ragazzine al loro primo ciclo mestruale e tutti gli yuppie timorati di Dio che hanno venduto l’anima (la carta d’identità della propria missione) al Grande Fratello. Questi ultimi sono un mare, quindi i Sell Out possono arrivare ancora lontano in Slovenia, il che suona paradossale, ma nella realtà le cose vanno così. Lo stile dei Sell Out, facile da raggiungere e »incredibilmente invasivo« per l’orecchio, è più che perfetto anche per girare su tante frequenze delle onde radio slovene!
Anche i pezzi sono impostati in modo del tutto primordiale. Viene dalla missione reggae e punk. In linea di principio elimini i riff in tonalità minore, tieni una combinazione di tre accordi maggiori D,G,A oppure C,F,G e scrivi canzoncine »per i giochi dei bambini nella sabbiera«. Quindi ai »veri rocker« questo »galleggiare della band per aria« (nel senso che va tutto okay, che siamo tutti molto felici ed eterni, che non ci sono problemi, che ci vogliamo un bene senza limiti, che »lei mi vuole bene« e che »adesso la invito a prendere un gelato, perché anch’io sono »pazzo di lei«,…) risulterà troppo, troppo »molle«, nei tempi neri della demoralizzazione generale della società slovena, del tutto irreale, se non addirittura infantile in modo isterico.
I brani sono simili tra loro, il che deriva ovviamente dal rigido inquadramento di genere in cui si muovono i Sell Out. Un po’ più di durezza punk »penetrante« sul primo dischetto spunta proprio verso la fine, con i brani Bolana si v glavo e subito dopo BrBrBr! Più roba così, per favore! Per il resto la band fa un’ottima parodia della »giamaicanata« (Revolutionary, Secret Life,…) quando si dà ai versi in inglese. Anche se lo sloveno è la sua lingua madre, i pezzi in inglese suonano ancora più concisi e convincenti. Sull’album va sottolineato soprattutto il brano reggae in minore We Will See, con un’ottima combinazione di intreccio organico, basato sui colori della chitarra (il pestare sul wah che rinforza il ritmo, qui c’è la »presa strapiena di riverbero«, e poi un bellissimo assolo di chitarra) e il condimento di gusto della sezione fiati. I Sell Out sanno quello che fanno! Il secondo dischetto indica uno spostamento della band verso un uso abbondante dell’inglese, che riduce con successo la sensazione di »ingenuità« dell’espressione. Il dischetto »n. 2« negli arrangiamenti suona ancora più maturo, lo sfruttamento dei singoli ingredienti della musica dei Sell Out è capitalizzato in modo ancora più efficace. Mi riferisco soprattutto ai brani ska-reggae punk più rappresentativi, tipo Cheater, Sunny Day o Wake Up.
Il nonetto è una figura scenica affascinante e l’ha dimostrato un sacco di volte con la sua presenza sul palco e una performance affiatatissima e sfrenatamente eruttiva. »The Best Of Sell Out 2001-2011« è un prodotto di grande qualità, che consolida la posizione del movimento ska-punk reggae in Slovenia. Un album importantissimo per la Slovenia e un documento importantissimo per l’affermazione della band stessa. Certo, la vera forza espressiva di gruppi come i Sell Out si misura sui palchi. Lì sono i più forti! Musica di giovani per giovani! Frizzantemente positiva! Qualcosa che nella quotidianità in generale ci manca e che troppo spesso ci dimentichiamo.
Formazione
Rok Černe – voce
Dorian Granda – batteria
Kristjan Kožuh – chitarra
Uroš Obranovič – chitarra
Igor Rančigaj – basso
Marko Stijepič – sax tenore
Miha Krkovič – tromba
Miha Gorše – tastiere
Dejan Štrukelj – percussioni
Produzione
Miha Gorše
Tracklist
CD1.:
1. Tvoje besede
2. ITAS
3. Kopalnico ima
4. Včasih
5. Spring
6. Ona bi
7. Ljubljančanke
8. Park je naš
9. Stop Playing
10. B.V.G.
11. BrBrBr
12. Revolutionary
CD2.:
1. Samota
2. Secret Life
3. Huanita
4. You Know
5. We Will See
6. Wake Up
7. Cheater
8. Kaj naj naredim?
9. Sunny Day
10. Čas je
11. ITAS (revamped)
12. B-Pop