Chicago: Chicago V
Durata dell’album: 45:16
Produzione: James William Guercio
Data di uscita: 1972
Etichetta: Columbia Records
»Chicago V« è il primo album nella storia dei Chicago, i campioni americani del jazzrock fusion, a non uscire come doppio LP: al contrario dei lavori precedenti, pieni di suite epiche, qui ci sono composizioni un po’ più compatte, che hanno ridotto sensibilmente la durata del nuovo progetto in studio. Una delle particolarità del disco è che la maggior parte dei pezzi l’ha scritta il cantante e tastierista Robert Lamm, mentre il cantante e bassista Peter Cetra non ha firmato nemmeno una composizione, cosa che nella storia dei Chicago non sarebbe più successa fino alla sua uscita dalla band a metà anni Ottanta. Cetera si è comunque fatto valere, tra voce e basso, su un bel po’ di brani, mentre il pezzo conclusivo, di taglio acustico, »Alma Mater«, lo canta il chitarrista Terry Kath. »Chicago V« fu un successo commerciale clamoroso: soprattutto grazie a »Saturday Park«, per la prima volta i Chicago si sono presi la vetta delle classifiche dell’epoca.
Con questo lavoro i Chicago sono diventati commercialmente ancora più appetibili, e si sente già dall’opener funky jazzrock »A Hit By Varese«, dedicato al mitico compositore d’avanguardia francese Edgar Varese. A parte l’intreccio strumentale tra i fiati nella parte centrale, però, di avanguardistico qui non c’è proprio niente. Resta comunque uno dei momenti migliori di »Chicago V«, che ancora oggi piacerà sia a chi venera il primo periodo, più sperimentale, sia a chi giura sulla successiva fase AOR, tutta radio-friendly. »All Is Well« è la prova più che evidente che nel 1972 i Chicago devono aver ascoltato qualcosa degli Yes: le armonie vocali ‘angeliche’ nel ritornello ricordano in modo incredibile quella leggendaria band prog rock inglese.
In »Now That You’ve Gone« tornano le influenze ritmiche funk, e non c’è da stupirsi, perché proprio allora il funk era diventato ‘roba bollente’ anche per tantissimi rocker (e jazz-rocker). Le due parti di »Dialogue«, che portano un messaggio sociale tagliente e una critica alle tensioni della Guerra Fredda di allora, hanno armonie vocali eccellenti e ‘dialoghi’ cantati tra Lamm e Cetera, che per molto tempo sono stati i motori principali di questa band leggendaria. In »While the City Sleeps« si sente che Cetera ha usato un wah-wah al basso, mentre Kath ha sfoderato un assolo di chitarra straordinariamente succoso. Il già citato »Saturday in the Park« è stato un singolo di enorme successo ed è probabilmente il pezzo più riconoscibile del disco. »State of the Union«, dinamico e, per gli standard dei Chicago, sorprendentemente impegnato sul piano sociale, è un altro dei punti alti di »Chicago V«, con passaggi ritmici, fiati, parti di chitarra e acrobazie vocali in armonia perfetta. »Goodbye«, un altro pezzo con Cetera alla voce principale, è un mix di generi gustoso e drammatico, prima del finale malinconico dell’album con il già citato »Alma Mater«.
Nel 1972, grazie a »Chicago V«, i Chicago erano in cima alla scena jazz rock americana. Senza dubbio uno dei loro lavori migliori, con la giusta dose di ricchi arrangiamenti di fiati, melodiche parti di chitarra, scatti ritmici dinamici e potenti armonie vocali. Negli anni Settanta, e anche dopo, i Chicago hanno inseguito di volta in volta le tendenze musicali del momento, e in questa fase era chiaramente il funk a esaltarli, ma non è durato granché: già »Chicago VI« era di nuovo tutta un’altra storia.
Voto: 9/10