“Heaven And Hell” è l’album che ha regalato una nuova resurrezione ai Black Sabbath, leggendaria band di Birmingham e pioniera del genere. Con questo disco il gruppo ha modernizzato e rinfrescato la propria immagine musicale. Un album per cui la band ha dovuto accettare una serie di compromessi rischiosi pur di sopravvivere, e che alla fine ha garantito ai Black Sabbath un ingresso sereno e tranquillo nella nuova era degli anni Ottanta, l’era dell’esplosione inarrestabile dell’heavy metal. Il primo album con Ronnie James Dio alla voce, quindi, bello almeno quanto i migliori dischi dei Black Sabbath con Ozzy. Un album che ha portato alla band una nuova truppa di giovani fan, entusiasti delle band del movimento N.W.O.B.H.M., che ha dato una bella mano a questo rinascimento dei Black Sabbath. Anche i vecchi fan dei «Sabbath dell’era Ozzy», che aspettavano al varco il disastro, una volta ascoltata la sostanza del nuovo «Heaven And Hell» non hanno potuto far altro che alzare le spalle: «Ozzy, chi?» Certo, non tutti. Questo è un album che i vecchi fan della band li ha semplicemente spaccati in due. Secondo Tony Iommi, Ronnie James Dio è stato un arcobaleno che, nel momento in cui la band si era infilata in un vicolo cieco e buio, ha brillato al momento giusto e nel posto giusto, in tutto il suo splendore, e ha tirato i Black Sabbath fuori dai guai. Di sicuro la scelta del titolo «Heaven And Hell» è più che azzeccata. La sua sostanza porta con sé entrambi i mondi. Durante la lavorazione la band ha camminato praticamente sempre a piedi nudi sul filo di una lama affilata, ha messo in fila una serie di mosse e decisioni estremamente rischiose che, alla resa dei conti, le hanno portato successo e rinascita artistica.
Siamo di nuovo in quel lontano 1980. Se metti in fila gli eventi di quell’anno nel rock’n’roll, non è difficile arrivare alla conclusione che sia con ogni probabilità proprio l’anno che si è rivelato spartiacque e fondamentale per il metal. Sono sbocciate le band del movimento N.W.O.B.H.M.: Iron Maiden, Girlschool, Diamond Head, Def Leppard e Angel Witch con i loro esordi; i Saxon, tra i primi capifila del movimento, quell’anno hanno pubblicato addirittura due nuovi album in studio; sono usciti i Judas Priest (British Steel), a metà anno li hanno seguiti gli AC/DC (Back In Black) e verso la fine dell’anno anche i Motorhead (Ace Of Spades). «Heaven And Hell», uscito proprio quell’anno, è stato importantissimo per cementare il genere heavy metal. Non ha solo aiutato i Black Sabbath a restare a galla: con la sua comparsa e la sua natura musicale, come si è visto in seguito, da 40 anni ispira senza sosta nuove ondate di appassionati di metal, per non parlare della sua influenza.
La recensione di RockLine dell’album “Heaven And Hell”, scritta da Rok Klemše il 29.01.2007, la puoi leggere QUI!

Prima dell’uscita di questo album, però, la situazione per la leggendaria formazione di Birmingham era tutt’altro che rosea. La seconda metà degli anni Settanta non era andata proprio come la band sperava. Alla fine del 1977, proprio mentre avrebbe dovuto iniziare la registrazione del materiale destinato a finire su «Never Say Die!» (recensione di RockLine), Ozzy Osbourne lasciò la band per la prima volta. Per «Never Say Die!» il gruppo aveva già provato con il nuovo cantante Dave Walker (arrivato dai Mistress, con alle spalle anche collaborazioni con Fleetwood Mac e Savoy Brown), ma all’inizio del 1978 Ozzy cambiò idea, tornò nella band e nello stesso anno registrò e pubblicò con lei l’album «Never Say Die!». I Black Sabbath resistettero poi con Ozzy per un altro tour, in cui aprivano per dei giovanotti allora molto motivati e carichi, i Van Halen, per i quali era il primo tour in assoluto, mentre i media scrivevano volentieri che durante il tour la band dava sul palco un’impressione spesso pallida e poco coinvolta. A dicembre 1978 la band rimase negli USA e iniziò a scrivere il materiale per il nuovo album. In quel periodo Ozzy era sprofondato fino all’estremo in ogni tipo di dipendenza, tanto che lavorare con lui non era più semplicemente possibile. A prescindere dal fatto che in realtà tutti nella band erano «fusi», il problema di Ozzy era soprattutto l’ubriachezza costante ed estrema. Le pressioni dell’etichetta si facevano sempre più dure, e la band soffriva anche per la posizione perlopiù di rifiuto di Ozzy a mettersi in gioco vocalmente sul materiale che Tony Iommi stava creando per il nuovo album. Così Iommi, col cuore pesante, decise infine di far fuori Ozzy dalla band, e il compito di comunicargli la notizia dell’espulsione dai Black Sabbath, diventata ufficiale il 27.04.1979, lo passò al batterista Bill Ward, che nella band era sempre stato quello che andava meglio d’accordo con Ozzy.
E chi ha portato Ronnie nei Black Sabbath? Ironia della sorte, proprio la figlia dell’allora manager della band Don Arden, Sharon Arden, nota appassionata di lanci di uova di gallina e futura moglie di Ozzy. Ronnie si unì alla band nel giugno 1979, ma per tutto quel tempo Arden continuò a insistere con Ozzy perché tornasse ai Black Sabbath. Arden, ovviamente, nei Black Sabbath con Ozzy in formazione vedeva un potenziale commerciale smisurato. Ozzy raccontò poi di essersi semplicemente stufato di tutte le manovre sperimentali in cui la band si era lanciata già con l’album «Technical Ecstasy» (recensione di RockLine). In questa storia, di lì a poco, i Black Sabbath non ci sarebbero più stati. Ronnie e Tony all’inizio parlarono di mettere in piedi un progetto musicale completamente nuovo. Poco dopo si incrociarono del tutto per caso al Rainbow (Sunset Strip, Los Angeles). Entrambi cercavano nuove sfide musicali. Dio proprio questo, Iommi ovviamente prima di tutto un nuovo cantante. «Era destino», ricorda Dio, e aggiunge: «Ci siamo intesi subito». I due musicisti restarono poi in contatto telefonico. Così un bel giorno Dio andò a trovare Iommi a casa sua a Los Angeles. Lì fecero una jam di conoscenza e finirono insieme anche il brano Children Of The Sea, che Iommi aveva già archiviato rassegnato, ma che ha ripescato. L’aveva scritto parecchio tempo prima e Ozzy lo cantava con una melodia vocale e un testo completamente diversi.
Dio ricorda: «I Black Sabbath, in quel periodo, erano in imbarazzo. Con il mio ingresso ci siamo rimessi in sesto insieme. Ci siamo dedicati molta attenzione a vicenda, sapevamo che potevamo farcela di nuovo, soprattutto considerando che eravamo in una band che aveva avuto un enorme successo!»
In realtà, però, la formazione si trovava allora sull’orlo del caos. Non solo i Black Sabbath avevano dovuto sostituire un cantante carismatico e simpaticissimo con uno nuovo: in quel periodo anche il batterista Bill Ward era finito nei guai per ragioni personali (alcolismo, la morte di entrambi i genitori), con il risultato che qualche mese dopo lasciò la band. Non è tutto. Tutti i demo la band li registrò a Los Angeles prima di partire per la Florida, con Geoff Nicholls al basso, tra l’altro membro dei Quartz, dove Nicholls suonava chitarra e tastiere, perché Geezer Butler era in mezzo a un divorzio e il futuro con lui per la band era del tutto incerto. Allo stesso tempo, Geezer non vedeva un vero futuro per i Black Sabbath senza Ozzy in formazione. Per questo Iommi per un po’ pensò seriamente di «spegnere» del tutto la band e di partire con un progetto completamente nuovo. L’idea era, tra l’altro, di tenere solo il nome Sabbath. Quando Ronnie James Dio comparve per la prima volta nei Black Sabbath, per un po’ (mentre cantava) fu costretto a suonare anche il basso, come faceva ai tempi della sua band Elf. Un Iommi disperato arrivò al punto di telefonare perfino al suo buon amico Frank Zappa per chiedergli se potesse consigliargli qualche bassista. Frank gli offrì il suo bassista per le esigenze di studio, ma Iommi insisteva per una persona che diventasse subito membro a pieno titolo della band. Alla fine Butler tornò nella band dopo aver sentito la prestazione vocale di Ronnie James Dio, mentre Nicholls dal basso passò al ruolo di tastierista non ufficiale del gruppo. Butler suonò e registrò di nuovo tutte le linee di basso. Quindi, sì. Quel «mito» di cui sopra sull’assenza iniziale di Butler e sulla sua sostituzione ha in effetti una conferma. Il secondo mito, quello dei demo con Ozzy alla voce, resta inventato, così come è inventato il terzo mito, secondo cui i Black Sabbath avrebbero già provato con Dio prima di buttare Ozzy fuori dalla band. E poi c’è una quarta storia. Quella della collaborazione con l’ex membro di Elf e Rainbow, il bassista Craig Gruber, che poggia anch’essa su fondamenta marce.

Anche se Children Of The Sea è stato il primo brano che la band aveva scritto per intero, per prima cosa registrarono il demo della title track dell’album. La base di questo pezzo è una linea di basso marcata, come l’universo del rock’n’roll non ne aveva mai sentite fino ad allora. Si dice che questa linea di basso derivi dai tempi in cui Geoff Nicholls creava con i Quartz il brano Mainline Riders. In effetti Geezer Butler ammise in seguito che una linea di basso come quella della title track dell’album non se la sarebbe mai sognata da solo.
Il batterista Bill Ward, oltre a tutti i problemi personali, non era nemmeno del tutto soddisfatto della direzione musicale dei nuovi Black Sabbath. Semplicemente, non gli andavano giù i testi fantasy di cui all’improvviso era piena la nuova musica dei Black Sabbath, nel senso che questo non era mai rientrato nel contesto originario della direzione musicale della band, fin dai tempi dei Polka Tulk di Ward. Lo disturbava, insomma, il messaggio irreale della poesia. Dio, di fatto, aveva dato alla band un tocco gotico. Non sorprende quindi che il brano preferito di Ward su «Heaven And Hell» sia proprio Lonely Is The World, con i suoi messaggi di natura personale.
L’album »Heaven And Hell« è stato registrato al Criteria Studio, nel cuore di Miami, in Florida, dove quattro anni prima i Black Sabbath avevano inciso »Technical Ecstasy«, e allo studio Ferber, nel centro di Parigi. Come produttore Ronnie James Dio ha proposto Martin Birch, che conosceva benissimo dai tempi della collaborazione con i Rainbow. Così Martin Birch è diventato appena il secondo produttore della band dal 1971. Quell’anno era uscito infatti »Master Of Reality« (RockLine recenzija), prodotto da Rodger Bain, mentre tutti i dischi successivi, fino ovviamente a »Heaven And Hell«, li aveva prodotti Tony Iommi in persona.
Nella sua autobiografia Iommi racconta che in quel periodo la band stava davvero creando qualcosa di speciale, e tra le altre cose scrive: «Ozzy cantava seguendo la frase di chitarra, come faceva per esempio in Iron Man. Le sue linee vocali ricalcavano quelle dei miei riff, cioè la melodia guida del pezzo. Non c’era niente di male, ovviamente, ma a differenza di Ozzy, Ronnie amava un sacco cantare sopra le frasi di chitarra, invece di seguirle, e attaccava ogni brano con una melodia vocale diversa da quella che definiva il pezzo stesso. Dal punto di vista musicale questo ci apriva molte più porte di prima. Non vorrei che sembrasse una critica al contributo di Ozzy ai Black Sabbath, ma l’approccio di Ronnie per me ha significato l’apertura di nuove dimensioni creative, che mi spingevano a ragionare in un modo nuovo e a vedere la musica con occhi diversi.»
I Black Sabbath hanno una lunga storia di scherzi e prese in giro ai danni di Bill Ward, e le cose non sono cambiate nemmeno durante la registrazione di »Heaven And Hell«. Un giorno Iommi ha infradiciato Ward con il liquido che i tecnici usavano di solito per pulire le testine dei registratori. Quando ha acceso l’accendino, la soluzione si è rivelata molto più infiammabile del previsto, e Iommi non se l’aspettava di certo. Ward, secondo le leggi della fisica note finora, ha preso fuoco e ha riportato ustioni di terzo grado: le cicatrici su entrambe le gambe ci sono ancora oggi. Bill aggiunge di non ricordare praticamente niente del periodo di registrazione, a causa dei suoi eccessi con l’alcol. Anche durante il tour successivo il suo comportamento è diventato sempre più pesante e problematico. A peggiorare le cose è arrivata la morte di entrambi i genitori, e così ha lasciato la band poco dopo. Dio la ricorda più o meno così: «Bill mi ha chiamato al telefono e mi ha detto: “Sono fuori.”» Dio ha risposto: «Ah, bene Bill, e dove stai andando?» Ward gli ha risposto: «Mi hai capito male, amico. Sono fuori, all’aeroporto», facendogli intendere che non era in grado di proseguire il tour. Era metà agosto, dopo un concerto della band ad Albuquerque (Nuovo Messico, USA). Per il resto del tour la band ha chiamato Vinny Appice (consigliato da Ronnie, che prima suonava nei Derringer), con cui ha portato a termine le date. Appice è poi entrato nei Black Sabbath come membro a tutti gli effetti, e con loro ha registrato il successore di »Heaven And Hell«, il celeberrimo »Mob Rules«.
Quando Bill Ward ha lasciato la band, c’erano alcuni giorni liberi prima del concerto successivo, previsto alle Hawaii. All’arrivo di Vinny Appice, in quei pochi giorni la band ha avuto tutto il tempo di far provare al nuovo batterista la scaletta dal vivo. Iommi ricorda un episodio curioso capitato in quel periodo proprio per colpa del nuovo batterista: «Quando ci siamo trovati per fare il provino ad Appice, la batteria di Vinny era piccolissima. Pensavo fosse semplicemente il set che usava per esercitarsi. Invece, arrivati alle Hawaii, all’Aloha Stadium, dove ha suonato con noi per la prima volta, sono rimasto scioccato: lo stesso identico set era piazzato sull’enorme pedana di Bill. Lì sopra sembrava una batteria da nano, e mi ha mandato in paranoia. Era la prima volta che suonavo con un batterista che non fosse Bill, quindi prima del concerto ero già agitatissimo. Ogni volta che guardavo la batteria di Vinny mi saliva il terrore che durante il concerto succedesse qualcosa di brutto e che andasse tutto storto.»
Per fortuna Appice si è inserito bene nel nuovo stile e nel nuovo sound dei Black Sabbath, anche se al suo arrivo, per aiutare a portare a termine il tour, la band ha deciso di ritoccare un po’ la scaletta. Così Lonely Is The World è stata tolta dalla setlist (ve la ricordate? È il pezzo che a Bill Ward piaceva più di tutti tra i nuovi) e sostituita da Lady Evil. Iommi in realtà non ricorda il vero motivo di quel cambio, e questo significa che Wishing Well e Walk Away sono diventate le uniche due canzoni di »Heaven And Hell« mai suonate dal vivo in questo tour (che si è chiuso il 02.02.1981 a Cornwall).
La copertina di »Heaven And Hell« è opera di Lynn Curlee e mostra degli angeli che fumano sigarette e giocano a poker. La band ha apprezzato la scelta, perché secondo Iommi il soggetto ha un che di “eroico”. L’immagine si ispira a una fotografia del 1928 in cui delle ragazze vestite da angeli, durante una pausa di uno spettacolo al college, si concedevano qualche boccata di sigaretta. Il retro dell’album, con i membri della band, è stato ritratto da Harry Carmean.
»Heaven And Hell« è uscito il 25.04.1980 e ha portato alla band il successo: dopo »Sabotage« (1975, RockLine recenzija) è di nuovo un disco con cui i Black Sabbath sono volati in alto nelle classifiche. Nel Regno Unito è arrivato al 9° posto, negli USA al 28°. È anche il terzo album più venduto della carriera dei Black Sabbath, subito dopo »Paranoid«(1970, RockLine recenzija) e »Master Of Reality« (1971, RockLine recenzija). Nel 1986 ha ottenuto il disco di platino negli USA, superando il milione di copie vendute. Nel Regno Unito, con 60.000 copie, è diventato il terzo album dei Black Sabbath a ricevere, nel novembre 1980, il disco d’argento. Entro l’aprile 1982 ha venduto 100.000 copie, conquistando il disco d’oro sul suolo britannico.
Dall’album sono stati estratti due singoli. Il primo è stato il brano d’apertura Neon Knights, uscito nel luglio 1980 (sul lato B c’è la versione dal vivo di Children Of the Sea). È un pezzo nato proprio alla fine delle registrazioni di »Heaven And Hell«, quando la band era già in Francia e stava chiudendo la produzione a Parigi. Semplice: mancava il tempo, quindi bisognava comporre in fretta qualcosa in più. In pratica è anche l’unico brano che porta la firma di Geezer Butler come coautore. All’uscita il singolo ha raggiunto il 22° posto nella classifica britannica dei singoli più venduti (negli USA non è entrato in classifica). Le prime 25.000 copie erano dotate di copertina illustrata. Il secondo singolo è uscito nel dicembre 1980 e la band ha scelto Die Young. Nella classifica britannica dei singoli più venduti è arrivato al 41° posto. Negli USA, ancora una volta, niente classifica. Sul lato B c’è la versione dal vivo di Heaven And Hell.

Bene. Adesso la band doveva convincere, se non addirittura rieducare, i suoi fan anche sul nuovo tour, dove si è ritrovata in una situazione scomoda: mettere insieme una scaletta fatta dei grandi classici dell’era Ozzy e del materiale del nuovo album. Due cose difficili da far convivere. Chi mai l’avrebbe accettato, e come? Come se la sarebbe cavata il “nanetto che con un urlo ti fa schizzare via le mutande” nel ruolo di Ozzy? Neanche lontanamente, era chiaro. Eppure, con il suo carisma gigantesco, la concentrazione assoluta e una sicurezza fuori dal comune, a poco a poco è riuscito a portare i fan dalla sua parte. Il tour è iniziato il 17.04.1980 in Germania. Ed è stato un successo: locali pieni ovunque. Nella tappa britannica i Black Sabbath hanno suonato venti concerti, di cui ben quattro sere di fila al celebre Hammersmith Odeon. Solo nella parte americana, il 09.10.1980 (quando dietro le pelli c’era già Vinny Appice), il tour ha subìto una macchia nera: la band suonava davanti a 7.000 persone nel mezzo di Milwaukee e, dopo appena due pezzi (War Pigs e Neon Knights), dal pubblico è partita una bottiglia verso il palco, finita dritta in testa a Geezer, che non si aspettava niente, tanto che dopo si è beccato qualche punto di sutura. La band, ovviamente, ha interrotto subito l’esibizione.
E cosa dice oggi di »Heaven And Hell«, a 40 anni dall’uscita, Tony Iommi? “Credo che l’album abbia superato la prova del tempo alla grande e ci abbia aiutato ad affrontare molto bene la trasformazione. Per quanto riguarda i brani, è tra i più musicali della nostra carriera. So bene che qualcuno sosterrà sempre che i Black Sabbath sono solo ciò che ha a che fare con Ozzy. Ma dall’altra parte ci sono anche tanti altri appassionati di musica che ci hanno scoperto proprio con questo album, come per esempio Dave Grohl dei Foo Fighters e la sua generazione musicale. Da lì in poi hanno continuato a scoprire il nostro passato. Per questo »Heaven And Hell« ha avuto un ruolo importante e ha allungato di molto la carriera musicale della band.»
È un album che ancora oggi divide spesso i gusti di appassionati e critica. Dal punto di vista musicale, con questo disco i Black Sabbath si sono lanciati verso nuovi orizzonti artistici. Dai pezzi è sparito quel suono «doom», e sono stati ripuliti a fondo anche gli elementi blues che avevano accompagnato la band per tutti gli anni Settanta. Al loro posto il gruppo ha messo insieme una serie di brani dal rendimento musicale eccezionale, che regala all’album una teatralità bombastica, mentre i riff di Iommi sviluppavano una grana distruttiva e dentellata molto più marcata, in linea con la tendenza di allora, a caccia della combinazione massima di rumore, velocità e, ovviamente, impatto, nella cultura e nell’«estetica» del fraseggio metal. La voce di Dio ha aperto alla band nuove dimensioni di composizione, che Iommi senza di lui non si sarebbe mai sognato nemmeno nei suoi sogni più sfrenati. Il gruppo ha cambiato in modo sostanziale la propria natura sonora e compositiva, e i pezzi funzionano in tutt’altro modo rispetto a come avrebbero funzionato con Ozzy. Con Ozzy sarebbe stato impossibile registrare un album come «Heaven And Hell». Proprio per questo in tanti pensano che i Black Sabbath, allora, avrebbero dovuto cambiare nome, o comunque darsi un altro nome. Uno di questi critici è, per esempio, il fedele compare e chitarrista di Ozzy, Zakk Wylde, che sostiene che nell’era Dio la band abbia perso tutti gli elementi essenziali della propria autenticità.
Di sicuro Dio è un cantante senza paragoni quando lo metti accanto a Ozzy (e viceversa). Nonostante l’immagine musicale cambiata in modo deciso, i marchi di fabbrica del gruppo sono rimasti comunque al loro posto. Il suono della chitarra di Iommi ha mantenuto la sua essenzialità, anche se Birch gli ha dato una bella appesantita in chiave moderna, tanto che il tutto suona decisamente teutonico. Sia negli assoli sia nei riff superlativi che Iommi ha creato per questo disco. In più c’è il basso tonante di Geezer, che nella nuova veste sviluppa ancora più dinamica musicale e, con questa, porta un contrasto incredibile alle frasi di chitarra, bilanciandole in un certo senso nel nuovo suono della band. «Heaven And Hell» è quindi, in tutto e per tutto, un album dei Black Sabbath. Ma per tempi nuovi. La rinascita del gruppo, in contemporanea con la nascita del fenomeno chiamato N.W.O.B.H.M., con un cantante nuovo, brillante e unico e un rinfrescamento da Rinascimento, sotto la bacchetta del produttore Martin Birch, che ha soffiato in questa metamorfosi una nuova tendenza sonora e stilistica. «Heaven And Hell» ha così lasciato un segno indelebile sulla mappa globale della scena rock di allora, ritrovandosi sul piedistallo dei più grandi album heavy metal, non solo di quell’epoca ma dell’era del metal e del rock in generale, e negli anni successivi si è piano piano coperto di un lucido splendore sempreverde.
autore: Aleš Podbrežnik